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tranfaglia-nicola-webdi Nicola Tranfaglia - 31 maggio 2015
E' abbastanza noto ormai a chi segue la politica italiana (sia pure con crescente difficoltà in questo periodo per il leaderismo esasperato che la caratterizza e per la scarsità di notizie che ne segue) che nel nostro Paese si ha spesso a che fare con questioni che sembrerebbero risolte e invece si ripropongono con esasperante monotonia. E' del 2014 la direttiva del presidente del Consiglio Renzi sulla declassificazione dei documenti custoditi dai nostri archivi sulle stragi intervenite in Italia nel quindicennio 1969-1985 ed ora il Copasir (cioè il Comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti) ha deciso di affrontare il brutto affare dei dossier accumulati dal SISMI (il Servizio informazione per la sicurezza militare).
E cerca di individuare la via migliore per ottenere i chiarimenti dalla presidenza del Consiglio dei ministri sulle ragioni che hanno spinto il governo a riproporre il segreto di Stato sulla vicenda che riguarda l'ex direttore del Sismi Niccolò Pollari e la sede romana del servizio di via Nazionale 230 gestita dall'agente Pio Pompa.

In particolare sull'attività di raccolta di informazioni e dossier a carico di una lunga serie di magistrati, politici e giornalisti: tra gli altri Ilda Boccassini, Edmondo Bruti Liberati, Antonio Ingroia e Gherardo Colombo; Elio Veltri e Antonio Di Pietro; Furio Colombo, Marco Travaglio, Giulietto Chiesa, Andrea Cinque grani e Peter Gomez. Pollari si era appellato al segreto di Stato esibendo una lettera del direttore del Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza di Palazzo Chigi, Giampiero Massolo. Lettera nella quale lo stesso Massolo informava l'ex direttore del Sismi dell'intenzione della presidenza del Consiglio di apporre di nuovo il segreto di Stato sull'intera vicenda. Di fronte alle polemiche che ne sono seguite, soprattutto per le proteste di alcune persone vittime delle operazioni di dossieraggio, un deputato di SEL, Francesco Ferrara, aveva manifestato l'intenzione di portare sul tavolo del Copasir di cui è membro, la questione ancora aperta. Con l'obbiettivo di riproporre quel segreto di Stato che sicuramente impedirebbe alla magistratura di Perugia di individuare le ragioni delle operazioni illecite portate avanti dal servizio e, soprattutto di scoprire, tutte le persone coinvolte e coloro che avevano impartito gli ordini. Nell'ultima riunione del Copasir si è fatta strada la convinzione di acquisire per cominciare le varie sentenze che tra processi e conflitti di attribuzione sono state prodotte sul tema da vari tribunali, Cassazione e Corte Costituzionale. Alla prossima riunione è stata rinviata la decisione di avviare una serie di audizioni interne ai servizi per capire se ci sono ancora davvero le esigenze di mantenimento del segreto di Stato. C'è anche l'intenzione di scrivere al presidente del Consiglio Renzi per acquisire le motivazioni che hanno indotto Palazzo Chigi ad apporre il segreto di Stato e a sollevare, di fronte alle iniziative della magistratura di Perugia che ha interrogato Pollari e Pompa, conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. Ma come si concilia un simile atteggiamento dopo aver proclamato al mondo ed emanato la direttiva per declassificare i documenti sulle stragi di Stato? E' questo quello che il capo del governo dovrebbe spiegare al più presto non al Copasir ma al parlamento.

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