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tranfaglia-nicola-web13di Nicola Tranfaglia - 16 maggio 2015
La misura non è ancora precisa perché ci vuole il consenso delle Nazioni Unite e dovremo aspettare giorni e forse settimane per essere sicuri dell'approvazione definitiva ma il provvedimento approvato, su proposta dell'Unione Europea, e, per la precisione, dall'italiana Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera della Commissione. Ora la folla dei migranti andrà divisa in quote disuguali tra 25 Paesi tenendo conto delle loro popolazioni del Pil, del tasso disoccupazione.

Ci lasciamo finalmente alle spalle il regolamento di Dublino che scarica i flussi migratori sugli Stati in cui avvengono gli sbarchi. Una misura secondaria sembra. Senza un'assunzione di responsabilità davanti all'emergenza più drammatica del terzo millennio. Senza un calcolo realistico sulle sue concrete resistenze e infine senza rispetto per la dignità degli individui. Intanto perché il provvedimento si applica senza un'assunzione di responsabilità davanti all'emergenza più drammatica del terzo millennio, senza un calcolo realistico delle sue conseguenze. E infine senza rispetto per la dignità degli individui. In realtà il provvedimento si applica ai richiedenti asilo, non ad altre categorie di immigrati che sono il maggior numero che continueranno ad essere il maggior numero e loro continueranno ad essere un rompicapo nazionale. L'anno scorso in Italia ne sbarcarono 170 mila, un record; nei primi quattro mesi di quest'anno il pallottoliere segna già 85mila  assistiti dalle nostre strutture, un ultrarecord. Per identificarli attraverso il foto-segnalamento dobbiamo acquistare macchinari, reclutare personale. Per ospitarli servono alloggi quando ci mancano persino le caserme. Sicché nel 2014 abbiamo speso 650 milioni nella gestione degli immigrati e quest'anno la stima si impenna a 800 milioni. Tuttavia l'Unione europea ha stanziato la miseria di 60 milioni per tutti e 25 Stati coinvolti da questa nuova Agenda sulla migrazione. Nemmeno Arpagone, l'avaro di Moliere, avrebbe fatto peggio.

Quale è la via di uscita per risolvere i problemi? Costruire campi di identificazione in Africa nei cinque Paesi della fascia subsahariana. E respingere  o accettare le richieste di asilo, dirottando da subito i migranti  nei vari Stati europei. L'Italia aveva proposto così già l'anno scorso ma l'Unione non ha risposto. Quanti migranti vorranno separarsi dai luoghi, dagli affetti, dal lavoro che hanno trovato nel frattempo? E quanta forza militare servirà per addomesticare i più recalcitranti? Vedremo nei prossimi mesi che cosa succederà. Sta di fatto che il Testo Unico sull'immigrazione  è stato già denunziato 264 volte dinanzi alla Corte Costituzionale e ciò nonostante le nostre leggi hanno più buchi di un formaggio di gruviera. Manca una disciplina organica sulla gestione degli stranieri che reclamano asilo o in generale protezione umanitaria; eppure le soluzioni sono già nero su bianco come quella elaborata dall'ISLE nel 2014. Manca una differenziazione  chiara tra i migranti economici e le altre categorie di sfollati. Manca la legge sul diritto di asilo. Manca altresì sui rifugiati per estendere la tutela a chi venga perseguitato per ragioni etniche o sessuali, oltre che politiche. Manca un supporto normativo che garantisca ai migranti informazioni e procedure certe. Manca persino il diritto di avvalersi della propria lingua o di una conosciuta. Insomma siamo all'alba di fronte a una situazione sempre più difficile e pesante per le vittime ma anche per i Paesi che devono trovare soluzioni accettabili con i tempi e con la civiltà che dovremmo aver raggiunto.

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