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tranfaglia-nicola-web14di Nicola Tranfaglia - 12 maggio 2015
Mercoledì prossimo, domani insomma, sarà un giorno importante per migliaia di profughi e di emigranti costretti a lasciare il proprio paese in Asia o in Africa e raggiungere -per sopravvivere - i porti dell'Italia e di lì andare nel resto del vecchio continente o nelle Americhe. E' una vicenda questa che caratterizza la storia degli ultimi secoli e non accenna a concludersi, visto che le differenze di sviluppo tra i continenti non sono diminuite, anzi possiamo dire che, negli ultimi secoli, sono addirittura cresciute e la tendenza non va sicuramente nella direzione di una sempre maggiore eguaglianza tra il Nord e il Sud del pianeta. In questo senso possiamo dire che il  problema, centrale per il futuro, è quasi uscito dall'agenda politica mondiale, con tutte le conseguenze che ne derivano. 

Da questo punto di vista il piano annunciato da Federica Mogherini, alto rappresentante della politica estera dell'Unione Europea, presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite  nella riunione di ieri merita l'attenzione di tutti gli osservatori convinti, e sarebbe difficile  non esserne resi conto finora, che occorre arrivare a una svolta politica sul traffico di esseri umani che si svolge nelle acque libiche per combattere contro i trafficanti per impedir loro che il traffico continui e porti sul vecchio continente un numero sempre più alto di disperati che, pagando con tutto quello che riescono a trovare, cercano di raggiungere le spiagge italiane o per sfuggire alla guerra feroce in corso in Siria come in Iraq grazie alla presenza del secondo califfato dello stato islamico a Mosul, o per trovare un lavoro intorno  a cui sopravvivere e sfamare una famiglia. I pilastri su cui poggia la strategia preparata dalla commissione europea poggia su quattro pilastri: aiuto economico e politico ai Paesi di origine e di transito dei migranti, controllo delle frontiere  a sud della Libia e nei paesi che confinano con essa, missioni di sicurezza  e di difesa contro trafficanti e scafisti e, infine, ed è il problema di più difficile risoluzione, una suddivisione obbligatoria dei profughi in base a un meccanismo di quote fissate secondo criteri il più possibile oggettivi. Il problema in questo senso non è di risorse perché l'Europa è il primo donatore mondiale per le Nazioni Unite e può attingere a un budget annuale di 20 miliardi di euro per cooperazione e sviluppo. Il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni Silveri, ritiene che ci vorranno dieci giorni per capire se oltre all'appoggio già ottenuto di Francia, Gran Bretagna, Spagna e Lituania, si possa contare anche su quello degli altri undici membri del Consiglio. La Russia non ha legato il suo sì alla questione delle sanzioni di cui è oggetto e questo ha lasciato la strada aperta all'ottimismo. La speranza è che il piano si possa varare in tempo per il Consiglio europeo di giugno ma qualcuno spera che si possa approvare addirittura nel Consiglio esteri del 18 maggio prossimo. Naturalmente il punto più controverso resta la redistribuzione dei migranti con quote obbligatorie che tengano conto della ricchezza del Paese, del tasso di disoccupazione, del numero degli asili già concessi. La Commissione europea ha deciso di invocare l'articolo 78.3 del Trattato di Lisbona che fino ad oggi non è stato mai applicato: "Qualora uno o più Stati membri debbano affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un improvviso afflusso di cittadini di Paesi terzi, il Consiglio, su proposta della Commissione, può adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro o degli Stati membri interessati" dice quell'articolo. Il presidente Jean Claude Junker è deciso a farlo approvare. E non c'è dubbio sul fatto che centinaia di migliaia di richieste(130mila sbarchi in Italia nell'ultimo anno 2014 e oltre 200mila richieste di asilo previste quest'anno in Europa) sono senza dubbio un'emergenza come dice esplicitamente l'articolo 78.3 del Trattato.

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