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tranfaglia-nicola-web11di Nicola Tranfaglia - 2 maggio 2015
Oltre il 71 per cento dei ragazzi tra i 16 e i 18 anni ritiene che lo Stato non faccia abbastanza per sconfiggere le nostre mafie autoctone e solo il 30,13 per cento ritiene che il fenomeno criminale potrà essere un giorno definitivamente sconfitto mentre il 43,47 per cento si mostra ancora più pessimista e non intravvede neppure in futuro una lotta vittoriosa contro le mafie. Inoltre alla domanda su chi sia più forte tra lo Stato e la mafia, il 52,69 per cento risponde la mafia, il 27,89 per cento dice che siano ugualmente forti e appena il 10,46 attribuisce il primato allo Stato.

Questi sono alcuni dei risultati emersi dall'indagine sulla percezione mafiosa promossa per il nono anno consecutivo dal centro studi Pio la Torre di Palermo presentata il 28 aprile scorso al presidente della Repubblica. Hanno partecipato al questionario  oltre mille studenti di tutta l'Italia  ma nella redazione del rapporto hanno contribuiscono anche alcune scuole che scrivono per la sezione "Junior" della rivista che pubblica il centro.
lI 93 per centro degli studenti interpellati considera forte il collegamento tra mafia e politica e quasi il 70 per cento del campione ritiene che la corruzione della classe politica locale sia la causa principale della diffusione delle mafie nelle regioni centrali e settentrionali. Per quasi  l'84 per cento degli studenti le mafie si infiltrano nello Stato e nel 41,46 per cento dei casi ritiene addirittura che Stato e mafia coincidano. Prevale comunque la convinzione che la mafia sia un fenomeno da combattere per il 31 per cento dei ragazzi ,da evitare con attenzione(l'8,5 %) e da disprezzare (il 4,5%). Tra le misure da mettere in pratica per sconfiggere la mafia lo Stato dovrebbe, per il 24 % degli studenti, "colpire la mafia nei suoi interessi economici"," combattere  la corruzione e il clientelismo"(21,79 per cento),"educare i giovani alla legalità"(17,79 %),"potenziare il controllo del territorio"(15,16%). I risultati, diffusi dall'Ansa nei giorni scorsi, accrescono piuttosto che diminuire, l'allarme sociale prodotto dall'azione delle associazioni mafiose nella penisola e mostrano con chiarezza che i nostri figli ci guardano ed hanno un'idea, magari pessimistica ma non lontana dalla realtà su due aspetti importanti della realtà nell'anno di grazia 2015: che la lotta condotta, esclusivamente sul piano repressivo indispensabile ma non sufficiente e trascurata da oltre vent'anni sul piano dell'esempio della classe politica e della contrapposizione tra la Costituzione repubblicana e le leggi fatte di minacce e di intimazioni dalle associazioni mafiose.

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