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travaglio-marco-web18di Marco Travaglio - 1° febbraio 2013
Due giorni dopo il battibecco Boccassini-Ingroia sulla memoria di Falcone, tutti hanno già dimenticato chi ha cominciato: la Boccassini, col suo “vergognati” a Ingroia per un paragone mai fatto fra se stesso a Falcone. Non è la prima volta che la valorosa pm perde la trebisonda appena sente nominare l’amico ucciso. Il 25 maggio '92, commemorandolo al Palagiustizia di Milano subito dopo Capaci, puntò il dito su un esterrefatto Gherardo Colombo: “Anche tu diffidavi di Giovanni, perché sei andato al suo funerale?”.

E ricordò che, a lei, Falcone telefonava ogni giorno e le aveva confidato “l’ultima ingiustizia subita proprio dai pm milanesi, che gli avevano mandato una rogatoria senza allegati. Giovanni mi telefonò: ‘Che amarezza, non si fidano del direttore degli Affari penali’”. In realtà il pool Mani Pulite di Falcone si fidava: non si fidava di altri dirigenti del ministero, tipo Filippo Verde, poi coinvolto nell’inchiesta Toghe Sporche della stessa Boccassini per rapporti finanziari con Previti & C. Oggi tutti criticano Ingroia per avere ricordato ciò che pensava Borsellino di lui e della Boccassini, perché il giudice non può smentire né confermare. Ma nel '92 la Boccassini fece la stessa cosa, svelando confidenze di Falcone senz’altro vere, che però Falcone non poteva smentire né confermare. Ma in fondo è una fortuna che quel “vergognati” sia toccato a Ingroia. Immaginiamo se un qualunque pm, a tre settimane dalle elezioni, avesse urlato “vergognati” a Berlusconi, Bersani, o Monti. Sarebbe finito sotto ispezione e processo disciplinare, tv e giornali sarebbero pieni di politici, editorialisti, Csm e Anm strepitanti contro i pm che fanno politica e interferiscono nel voto. Invece niente, silenzio di tomba. Anzi, la prova della politicizzazione dei pm è proprio Ingroia, pm in aspettativa, e non il pm che l’ha insultato con la toga addosso. La macchina del fango è, come sempre, trasversale. Severgnini Casco d’Argento va dalla Bignardi e di chi parla? Di Ingroia, che “chiama la sua lista Rivoluzione civile come se le altre fossero incivili” (potrebbe aggiungere che il Pd si chiama Democratico come se gli altri fossero tirannici, ma non l’aggiunge: “Renzi e Letta mi han chiesto di candidarmi”, povera stella). Panorama accusa Ingroia di avere “sprecato milioni di risorse dello Stato” per indagare sulla trattativa Stato-mafia (avrebbe dovuto pagare di tasca sua). Il mèchato di Libero lo accusa di “minacciare la Boccassini” e svela – intimo com’era di Borsellino – che l’amico Paolo lo chiamava “gobbetto comunista”. Repubblica intervista Grasso che, essendo candidato del Pd, gli insegna a “non usare il ruolo di pm a fini politici”. Poi fa attaccare Ingroia da un noto eroe dell’antimafia: Micciché, quello che voleva togliere i nomi di Falcone e Borsellino dall’aeroporto Punta Raisi perché allontanano i turisti. Il Corriere ricorda che “Falcone non partecipava a convegni di folle osannanti” (è una balla, Falcone andava persino alle Feste dell’Unità e al Costanzo Show, ma fa lo stesso). La Pravdina del Pd, la fu Unità, con tutto quel che succede nel mondo e a Siena, apre la prima pagina col titolo “Ingroia, scontro su Falcone”, lo accusa di “antimafia elettorale” e di essere “un magistrato in prima linea” (si ri-vergogni). Staino fa dire a Berlusconi: “Ma cosa vuole questo Ingroia da noi? Tratta la Boccassini peggio di come la tratto io... si candida in Lombardia per aiutarci a vincere... che si è messo in testa?”. Ma sì, dai, Ingroia è pagato da B. (e pazienza se in Lombardia Ingroia appoggia Ambrosoli mentre l’alleato Monti candida Albertini). Poi finalmente, a pag. 11, un luminoso esempio da seguire: Ottaviano Del Turco. Per chi non l’avesse ancora capito: nel paese governato da ladri, affaristi e mignotte, il problema è Ingroia. Invece di nominare Falcone invano, vada a rubare come tutti gli altri.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

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