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travaglio-marco-web7di Marco Travaglio - 24 gennaio 2013
Quando il Tribunale de L’Aquila condannò i sette “scienziati” della Grandi Rischi per omicidio colposo nel terremoto del 2009, politici, stampa e tv all’unisono insorsero sdegnati contro la pretesa di processare la Scienza per non aver previsto un evento notoriamente imprevedibile.

Ora che le 946 pagine di motivazioni fanno a pezzi la bufala, spiegando che la condanna era semmai per aver previsto che il terremoto non ci sarebbe stato, rassicurando decine di aquilani che la notte della scossa mortale restarono a casa propria finendone sepolti, tutti tacciono. Incluso il cosiddetto ministro dell’Ambiente Clini, che paragonò i condannati a Galileo Galilei. L’unico che ancora parla, anzi scrive, e insiste, è Pigi Battista. Naturalmente le 946 pagine non le ha lette o, se le ha lette, non le ha capite. Però qualcuno gli ha segnalato un paio di righe da cui, con la sua acuta arte deduttiva, crede di cogliere il Tribunale “in contraddizione linguistica”: i giudici scrivono che “ciò che si rimprovera agli imputati non è, a posteriori, la mancata previsione del terremoto o la mancata evacuazione de L’Aquila”; poi però parlano di “violazione di specifici obblighi in tema di valutazione, previsione, prevenzione del rischio sismico”. Ecco, annuncia trionfante Sherlock Battista, la “clamorosa contraddizione logica” in base al “semplice buon senso”. Sono gli stessi giudici a parlare di “previsione”: dunque aveva ragione lui: i sette Galilei sono stati condannati “per non aver previsto il terremoto”. “Cose che succedono. Solo in Italia, però”. Gli sarebbe bastato leggere qualche pagina, a campione, della sentenza, per scoprire un fatto davvero sconvolgente: il nome esatto della Grandi Rischi è, in base alla legge 225/92 che la istituì, “Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi”. La legge pretende dunque che la commissione preveda i terremoti? No, solo che preveda e dunque prevenga i rischi derivanti da un’eventuale catastrofe naturale: è un “organo consultivo e propositivo della Protezione civile su tutte le attività volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio... La previsione consiste nelle attività dirette allo studio e alla determinazione delle cause dei fenomeni calamitosi, alla identificazione dei rischi e alla individuazione delle zone del territorio soggette ai rischi stessi. La prevenzione consiste nelle attività volte a evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi anche sulla base delle conoscenze acquisite per effetto delle attività di previsione”. Proprio per questo il 31 marzo '99 si tenne a L’Aquila la famigerata riunione della Grandi Rischi, dopo quattro mesi di sciame sismico: ma Bertolaso, come disse in una telefonata intercettata, voleva un’“operazione mediatica” per rassicurare la gente. E i Magnifici Sette obbedirono. L’acuto Battista sfida i giudici a dire “cosa avrebbero dovuto dire gli scienziati per non cadere nei reati contestati”. Naturalmente i giudici lo scrivono per 20 pagine (paragrafo “Comportamento alternativo lecito”): “Sarebbe bastato non dire: ‘escluderei che lo sciame sismico sia preliminare di eventi’ (prof. Boschi); ...‘è molto improbabile che    nello sciame la magnitudo cresca’ (prof. Barberi); ...‘non c’è un pericolo, la comunità scientifica continua a confermarmi che anzi è una situazione favorevole, uno scarico d’energia continuo’ (prof. De Berardinis); per evitare gli effetti rassicuranti prodotti. Al contrario, sarebbe stato sufficiente che ciascuno degli imputati avesse esposto ciò che sapeva in tema di rischio sismico, storia sismica di L’Aquila, sciame sismico, previsioni probabilistiche, vulnerabilità degli edifici ed esposizione... per evitare che le vittime, appresi i contenuti rassicuranti della riunione, abbandonassero le misure di cautela tradizionalmente seguite”. Ma tutto questo Battista non l’ha letto. Cose che succedono. Solo in Italia, però.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

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