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travaglio-marco-web15di Marco Travaglio - 10 gennaio 2013
Se c’era ancora bisogno di prove sull’inutilità delle commissioni parlamentari d’inchiesta, il presidente dell’Antimafia Beppe Pisanu ne ha fornita una definitiva con la relazione finale sulla trattativa Stato-mafia. Diversamente dai giudici, che decidono solo in base alle prove sul piano penale, i parlamentari possono allargarsi, dovendo valutare le colpe politico-istituzionali.

Invece la verità politica uscita dall’Antimafia è un topolino, al confronto delle carte processuali. Un topolino, per giunta, lubrificato dalla vaselina democristiana di Pisanu: “Sembra logico parlare, più che di una trattativa sul 41-bis, di una tacita e parziale intesa tra parti in conflitto”. Logico? Tacita? La mafia parlava a suon di bombe e di papelli. Lo Stato fingeva di combatterla a favore di telecamera e intanto, sottobanco, mandava il Ros a trattare col mafioso Ciancimino, in forma tutt’altro che tacita, visto che Mori&C. parlavano eccome. Pisanu spiega che gli alti ufficiali erano “privi di mandato politico... cercarono coperture politiche e non le ottennero”. Non le ottennero? Non perquisirono il covo di Riina, non arrestarono Provenzano pur sapendo dov’era e non furono puniti né rimossi, anzi promossi (e beatificati nelle fiction tv, come quella indecente che va in onda su Canale 5). E quale migliore copertura politica dei maneggi del Quirinale che ancora un anno fa trafficava per deviare il corso naturale delle indagini di Palermo? Del resto, perché mai mafiosi scafati come Ciancimino e Riina avrebbero dovuto trattare con interlocutori che agivano a titolo personale, nell’ambito di una “ardita operazione investigativa”? Cos’è, uno scherzo? “Lo Stato nei suoi organi decisionali non ha interloquito e ha risposto energicamente all’offensiva terroristico-criminale”. Par di vederlo Riina, quando nel '93 Giovanni Conso, ministro della Giustizia del governo Ciampi, toglie il 41-bis a 334 mafiosi, sussultare: “Minchia, che Stato energico!”. E chi era Conso? Un organo decisionale o un passante? E le note della Dia e dello Sco che nel '93 avvertivano il governo che le stragi miravano proprio a indurre lo Stato a cedere sulle misure antimafia, 41-bis in primis, e furono bellamente ignorate, anzi contraddette dal governo, che cos’erano: chiacchiere da bar? Con l’aria svagata del marito che scopre la moglie a letto con un altro e domanda “cara, chi è quel signore sotto le coperte e che state facendo?”, Pisanu si fa marzullianamente una domanda e si dà una risposta: “Fino a qual punto la mafia voleva piegare lo Stato? All’accettazione del papello o di qualche sua parte? A rigor di logica e a giudicare dai fatti, non si direbbe”. E certo: Riina scrisse il papello per lo Stato con spirito decoubertiniano: ecco le nostre richieste, casomai potessero servire, ma senza impegno, l’importante è partecipare. Poi, per pura combinazione, quasi tutti i punti del papello diventarono leggi (contro 41-bis, pentiti, ergastolo, supercarceri di Pianosa e Asinara) o proposte di legge (dissociazione), sempre nell’ambito dell’“energica risposta dello Stato”. Lo stesso Stato che mandava qualcuno ad avvertire i mafiosi che Borsellino si opponeva alla trattativa, a rubare la sua agenda rossa da via D’Amelio (cui i mafiosi, almeno quelli propriamente detti, non avevano accesso), a depistare le indagini sul quacquaracquà Scarantino anziché sui Graviano. Naturalmente, per Pisanu, Massimo Ciancimino è un “mentitore abituale”. Purtroppo, senza la sua testimonianza (in gran parte riscontrata), Pisanu non avrebbe potuto scrivere nemmeno il nulla che ha scritto. Se Ciancimino jr. è un bugiardo, che dire dei politici che han ritrovato la memoria solo dopo le sue rivelazioni? Nulla: di loro Pisanu non dice nulla, a parte un accenno a Mancino “esitante e perfino contraddittorio” (ah, il dolce stilnovo diccì!). Bene, bravo, bis: dopo la Prima e la Seconda Repubblica, s’è guadagnato un posto in prima fila anche nella Terza.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

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