di Giorgio Bongiovanni

“Un dialogo, anche solo esplorativo, è essenziale in questa atmosfera nucleare. Non è rilevante se Putin ci piaccia o no. Non dobbiamo legare l’azione diplomatica alla personalità di chi ci sta di fronte. La Russia ha perso ma dobbiamo evitare l’escalation nucleare”. “Il sistema mondiale subirebbe uno stravolgimento di portata storica”. “Sta a noi concepire un dialogo che preservi la nostra sicurezza ma ci riporti allo spirito della coesistenza. Il rovesciamento del leader avversario non deve apparire come una pre-condizione”.
Se anche un guerrafondaio ed organizzatore di veri e propri colpi di Stato come il 99enne Henry Kissinger, diplomatico e storico consigliere di Stato dei presidenti Nixon e Carter, arriva ad una conclusione del genere è chiaro che siamo ormai prossimi al punto di non ritorno, ovvero all'apertura di un conflitto nucleare.
E' dai tempi della crisi dei missili a Cuba del 1962 che le tensioni tra Stati Uniti d'America (oggi allargata alla Nato) e Russia (un tempo Unione Sovietica) non sono così alte.
Oggi ad alzare il livello dello scontro è l’annessione di quattro regioni ucraine decisa da Mosca dopo il referendum, e che aumenta in linea teorica il rischio di uso di armi nucleari. In quanto territori considerati russi dal Cremlino un attacco in queste aree giustificherebbe, in base alle dottrine strategiche di Mosca, l’impiego anche di ordigni atomici per difenderle.
E da più analisti viene ritenuto verosimile un impiego di armi tattiche, ossia con capacità distruttive su piccola scala.





Da osservatori esterni la preoccupazione per questa folle escalation non può che salire. Ancor di più se si pensa che in questi anni nulla si è fatto per evitare questa sporca guerra.
Lo diciamo subito. Non siamo né con la Nato, né con Putin, che ha compiuto per primo un atto di guerra invadendo l'Ucraina.
Tuttavia è necessario analizzare le motivazioni che hanno portato il Presidente russo a giungere a questa folle conclusione.
E per comprendere bene bisogna riavvolgere il nastro di qualche anno.
Purtroppo chi lanciava l'allarme per tempo è stato spesso considerato come un complottista.
Pensiamo all'amico e giornalista Giulietto Chiesa, il quale con le sue analisi del quadro politico internazionale, aveva di fatto previsto uno scenario di questo tipo.
Già nel 2014 paventava il rischio di una guerra mondiale che si sarebbe mossa dalla crisi tra Russia e Ucraina manifestatasi con il colpo di Stato che si sviluppò in più fasi (la rivoluzione di Maidan, la fuga del presidente eletto Viktor Janukovyč e la caduta del governo di Mykola Azarov; il ripristino della costituzione del 2004; l'installazione di un nuovo governo provvisorio presieduto da Arsenij Jacenjuk, l'abolizione di una legge che riconosceva il russo come lingua regionale ufficiale; lo svolgimento di elezioni presidenziali anticipate con l'elezione di Porošenko il 25 maggio 2014; la Russia che prese il controllo della Crimea).
Quella crisi, spiegava Giulietto, veniva raccontata in simultanea dalle tv e dai giornali occidentali con sporche menzogne. Perché quel "colpo di Stato" venne organizzato con investimenti di cinque miliardi di dollari e da nessuno veniva messo in evidenza che i due partiti vittoriosi, Svoboda e Settore destro, erano dichiaratamente di estrema destra.





E da quel momento nel Donbass furono compiuti sistematici crimini di guerra.
In ogni intervista a noi rilasciata esprimeva le proprie preoccupazioni. Preoccupazioni che abbiamo ampiamente condiviso.
Perché è evidente come nel corso degli anni la Nato ha portato avanti le basi missilistiche e le basi militari, nelle immediate vicinanze della Russia diventando di fatto "padrona" di tutti i Paesi confinanti (Bielorussia esclusa).
Sulla cartina mancava anche l'Ucraina, ed è chiaro che "conquistare" quel territorio significa portare i missili "Nato" a 500 Km di distanza da Mosca.
Un'operazione che ha avuto il suo inizio con l'uscita degli Usa dal trattato antimissile balistico del 1982.
Diceva Giulietto che nel momento in cui costruire un sistema antimissile è molto costoso, richiede tempo ed una certa tecnologia, gli americani si sono voluti portare avanti avvicinando i propri missili alla Russia "in modo tale che se l’America decidesse di fare un attacco e la Russia rispondesse, i suoi missili (della Russia, ndr) sarebbero colpiti nel momento in cui si alzano in volo. Non solo in alto, quando sono in orbita: ma prima. Nel momento in cui si alzano in volo. Uno, due, tre, cento missili, saranno fermati, e non arriveranno mai in America". Ma non saranno tutti.
E' questa la posta in gioco con questo conflitto. Ed è qui che si concentra il vero casus belli di questa guerra. Perché la Russia, che è una superpotenza nucleare, è stata progressivamente accerchiata ed ha deciso militarmente di colpire per prima, dopo aver riconosciuto la Repubblica separatista.
Ciò che è avvenuto dopo è noto.





Ci sono stati massacri. Bombe lanciate. Atti criminali compiuti da entrambi i lati della "barricata". Uomini, donne e bambini uccisi.
Lo abbiamo detto anche in altre occasioni. Putin è un autoritario che, a torto o ragione, vuole ripristinare vecchi regimi.
Ma è altrettanto ovvio che, secondo la sua logica, non può accettare sulla parola che la Nato non invaderà mai la Russia. E' ovvio che il Presidente russo, così come fece Kennedy, quando l'Unione Sovietica iniziò l'installazione di missili a Cuba, si trovi forzato a "mostrare i muscoli".
E rispetto all'inizio della guerra la posta in gioco si è fatta sempre più alta. Con minacce sempre meno velate e concrete per l'utilizzo di armi nucleari.
C'è un intero apparato militare, a cui si aggiunge quell'oligarchia assolutista ed estremista capitanata da Medvedev che ha letteralmente terrorizzato il mondo.
Più volte è stato detto dai russi che "non stanno bluffando" sul possibile utilizzo dell'arma atomica.
Ed il motivo è semplice e lo insegna la loro storia.
Non retrocederanno di un passo sulle loro posizioni. E non hanno mai permesso a nessuno di invadere o minacciare in maniera effettiva i propri territori.
Ci siamo scordati ciò che è avvenuto con Napoleone ed Hitler, seppur in due epoche diverse?
Entrambi hanno deciso di invadere la Russia, con risultati parimenti tragici. Quindi parliamo di un popolo, quello russo, che non può essere sconfitto sul piano militare.
Anche usando le armi nucleari per un attacco a sorpresa, non si può evitare di essere, a propria volta, distrutti dalla reazione. Quindi non ci saranno vincitori.
Giulietto Chiesa ricordava spesso le parole di Putin quando diceva: "Se ci attaccherete, noi moriremo tutti come dei martiri, ma voi schiatterete come dei cani".
Oggi gli Usa in particolare, ma lo stesso vale per tutti gli alleati Nato, vorrebbero che Putin fosse il primo ad usare il nucleare, in modo da poter giustificare non solo l'attuale invio di armi all'Ucraina, ma anche rilanciare scendendo attivamente in campo in un conflitto che a quel punto avrebbe conseguenze irreversibili.


chiesa giulietto 2014 video


Il "dramma" che i nostri governanti non vogliono vedere che a soccombere per prima sarebbe proprio l'Europa, che per prima, come già avviene oggi anche sul piano economico con la chiusura delle distribuzioni del gas, subirebbe le conseguenze della guerra.
Ecco la follia ulteriore.
Oggi siamo sempre più vicini al punto di non ritorno quando sarebbe il momento di intervenire scegliendo quella politica di distensione che in passato altri grandi Presidenti hanno applicato.
Possibile che nulla hanno insegnato le opere di Kennedy e Krusciov, abili a cercare un punto di incontro mentre si alzava la tensione tra i loro due Paesi?
E' questo il futuro che vogliamo per i nostri figli?
Pur essendo d'accordo che i recenti referendum nelle terre occupate siano stati fortemente condizionati, con questa Russia è necessario aprire un dialogo reale e concreto.
E va fatto con buon senso. Buon senso può anche essere quello di convincere Zelensky a cedere certi territori, dove la maggioranza era già da tempo russofona, a Putin. Buon senso è firmare nero su bianco la neutralità dell'Ucraina nel panorama geopolitico internazionale, anziché spingere affinché entri il prima possibile tra le file della Nato. Perché se si vuole davvero una Pace non ci sono altre vie.
Se ciò non accadrà a soccombere non sarà uno dei "duellanti", ma l'umanità intera.

Immagine di copertina: rielaborazione grafica by Paolo Bassani

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