Il consigliere togato intervistato dallo sceneggiatore e regista, Alberto Castiglione

Sono ancora molte le verità che devono essere scoperte in merito al biennio stragista del 1992-1994.
Le inchieste e i processi che si sono celebrati "a Caltanissetta ma anche a Firenze non sono stati inutili. Hanno consentito di acclarare alcune verità parziali. E da quei processi però è emerso un dato che oggi dovrebbe essere approfondito: il dato è quello che indica come non è soltanto possibile, ma direi molto probabile, la partecipazione a livello ideativo, organizzativo e perfino esecutivo di soggetti estrani all'ala militare di Cosa Nostra". Sono state queste le parole del consigliere togato al Csm Nino Di Matteo nella seconda parte di una intervista curata dal regista, sceneggiatore e documentarista Alberto Castiglione. Ricordiamo che ha realizzato in passato film come 'Al cuore dello Stato', 'Una voce nel vento', 'Danilo Dolci, memoria e utopia', 'La memoria y la historia', 'Divina' e 'Mario soffia sulla cenere'.
Oltre a questo è anche docente del corso di Cinema e Giustizia presso la cattedra di storia degli ordinamenti e dei diritti d'autore dell'Università di Cassino e docente nel Master in Scritture per il Cinema presso il Dams di Udine.
Oltre a lui hanno partecipato alla realizzazione dell’intervista anche Piero Ceraulo Segr. Gen. Fillea Cgil Palermo e Giovanni Pistorio Segr. Gen. Fillea Cgil Sicilia.
"La verità parziale", ha continuato il magistrato, "è pur sempre una mancata verità. E noi non la possiamo accettare". "Oggi ho paura che siamo rimasti in pochi ad avere la consapevolezza di non poterci accontentare di quella verità parziale". "Lo Stato tutto, le istituzioni tutte a tutti i livelli, anche politico, dovrebbero spingere per l'approfondimento. Invece - ha aggiunto - non lo stanno facendo".
Anzi, la stagione stragista di Cosa Nostra, per quanto sia stata terribile, non trova nessuno spazio istituzionale al di fuori delle commemorazioni ufficiali. Quasi come se si volesse archiviare definitivamente quella stagione e sigillarla fra i volumi della storia.


dimatteo castiglione


Ma è certo che Cosa Nostra non tornerà più a fare stragi?
"La storia di Cosa nostra ci dovrebbe insegnare che le strategie dell'organizzazione mafiosa ciclicamente cambiano. Nel senso che ci sono stati periodi in cui Cosa nostra ha privilegiato gli affari" ma "ci sono stati dei periodi in cui Cosa nostra ha abbandonato quella strategia per rialzare il tiro anche nei confronti di bersagli eccellenti".
“Il secondo motivo per cui non considero definitivamente archiviata quella stagione stragista”
e che "Matteo Messina Denaro, sicuramente a conoscenza di segreti che riguardano anche rapporti esterni in quel periodo per le organizzazione delle stragi, è ancora libero”.
"Potenzialmente potrà - ha aggiunto Di Matteo - se quei segreti riguardassero anche profili istituzionali, esercitare un potere di ricatto nei confronti dello Stato e questo in un Paese democratico non può essere accettato".
Rispondendo alle domande il consigliere togato ha anche parlato della sentenza di appello del processo Trattativa Stato - Mafia. Ricordiamo che gli ufficiali dei carabinieri, Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, sono stati assolti perché, contattando il sindaco mafioso Vito Ciancimino, "non vollero rafforzare la minaccia mafiosa allo Stato per strappare al Governo concessioni favorevoli agli interessi mafiosi, ma, semmai avrebbero voluto tali concessioni come male e come mezzo necessario per sventare una minaccia in atto". Ovvero fermare le stragi.
Tuttavia in quel documento vengono indicate alcune condotte gravi poste in essere dai carabinieri. Una di queste riguarda la latitanza di Provenzano: nella sentenza di assoluzione c'è scritto "che in qualche modo, quei soggetti, in un determinato periodo favorirono, la sentenza dice in maniera soft, la latitanza di Provenzano. Questo per dirle che non è nuova nella storia del nostro Paese la circostanza e la possibilità che ad un certo punto, magari per problemi di mantenere un equilibrio mafioso particolare e precario, parti dello Stato abbiano cercato di favorire un'ala, tra virgolette, in quel momento ritenuta 'moderata', rispetto ad un'altra ala di Cosa Nostra. Per me, ma questa credo che sia l'opinione di chi ha a cuore la nostra Costituzione, è un modo di procedere assolutamente al di fuori di ogni legge e assolutamente contrario alla lettera e allo spirito della nostra Costituzione".

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