La voce più bella della storia della musica mondiale appartiene a Dimash Kudaibergen. Chi è? Un giovane cantautore e polistrumentista kazako, per molti un “signor nessuno”, un nome che in occidente, e in particolare in Italia, potrebbe risuonare sconosciuto, probabilmente perché le case discografiche vedono nelle sue origini e nel suo talento - non “made in occidente” - un competitor pericoloso e “fuori sistema”, così come le sue idee. Sì, perché senza ombra di dubbio, come affermano alcuni dei critici musicali più esperti del mondo, quella di Dimash è la voce più completa probabilmente mai esistita nella storia della musica mondiale. Questo giovane nato a Aqtöbe (Kazakistan) il 24 Maggio 1994 ha un’immensa estensione vocale, che comprende 6 ottave e una nota. La sua gamma raggiunge le note di basso e a salire i vari registri baritono, tenore, controtenore e i più alti tipici femminili di soprano e registro di fischio. Seppur cresciuto professionalmente nel canto classico, Dimash è stato anche influenzato dall'ascolto giovanile di vari "Dei dell’Olimpo" musicale come Michael Jackson, The Queen, Ermek Serkebaev, Celine Dion, Lara Fabian, Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli. Proprio quest’ultimo lo chiamò personalmente a casa sua per poter ascoltare il talento del giovane kazako. Nel tempo Dimash decise di ritagliarsi una carriera nella musica contemporanea incorporando elementi classici di musica tradizionale kazaka con musica pop moderna. A tutto ciò si aggiungono le sue incredibili doti da polistrumentista: suona perfettamente pianoforte, tastiere, batteria, dombra, chitarra acustica ed elettrica, basso, violoncello e marimba. Insomma, un’artista con la maiuscola che nel tempo ha saputo anche schierarsi impegnandosi socialmente, trasmettendo - a suo modo - messaggi di pace, di fratellanza, contro le guerre, contro le ingiustizie e il potere che le alimenta. Ecco perché pubblichiamo la sua storia e testimoniamo il suo impegno. Lo scorso 23 settembre ad Almaty Dimash Kudaibergen si è esibito cantando un suo inedito intitolato “The Story of One Sky” ("La storia di un cielo”). Una complicata composizione con una varietà di temi musicali e trucchi che il cantautore ha costruito in tre anni di lavoro compositivo. Il videoclip, diviso in più parti, “racconta la storia di 3 amici legati da storie d'infanzia e simboli di eterna amicizia - si legge nella bio -. Un giorno l'amico salva il protagonista che annega. Tuttavia, c'è già competizione in questa storia per bambini, poiché i ragazzi sono innamorati di una ragazza e lei sceglie uno solo di loro. Il secondo sperimenta una sorta di crollo psicologico e trasferisce i problemi dei bambini nel mondo adulto del totalitarismo e della lotta”. Ma questo videoclip non si limita a parlare di guerra, ma anche di pace. La guerra qui è un mezzo per esprimere il contrasto di ciò che accade quando perdiamo l'amore reciproco. “Si tratta della chiamata ad unirsi, a smettere di dividersi lungo linee nazionali, sociali, religiose per preservare la vita, l'amore, l'amicizia e la terra per i nostri figli”, si legge. Valori che latitano dentro le stanze del potere e sono sempre più relegati agli artisti e agli attivisti: uniche salvezze di questo mondo sempre più malato.

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