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Apparsi in città nuovi manifesti satirici contro Lagalla, Dell’Utri e Cuffaro: “La famiglia di Casa Nostra”

Palermo si è svegliata ancora una volta con manifesti satirici piazzati qua e là nelle zone più battute della città. Via Maqueda, via Cavour, via Roma, piazza Giulio Cesare, corso Vittorio Emanuele e poi via Bandiera, piazza Indipendenza, corso Tukory e tante altre. Nel mirino sono sempre gli stessi: gli uomini di Forza Italia. Anche il messaggio è lo stesso: non votate per il partito fondato da uomini della mafia. In questi nuovi manifesti che in città mani ignote e coraggiose hanno affisso a centinaia, sono nuovamente rappresentati i protagonisti della discesa di centro-destra alle ormai prossime elezioni di Palermo che si terranno questa domenica 12 giugno. Nella grafica stampata dimensione 70x100 sotto alla scritta “La famiglia di casa nostra”, c’è un sorridente Marcello Dell’Utri, il fondatore, insieme a Silvio Berlusconi, di Forza Italia, uomo cerniera, secondo i giudici che lo hanno condannato in via definitiva per concorso esterno in mafia, tra i boss di Cosa nostra e Berlusconi quando il cavaliere si occupava ancora solo di televisioni e li finanziava a suon di milioni. Accanto a Dell’Utri, indagato sempre con Berlusconi quale mandante esterno delle stragi del ’93, sorride anche Totò Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia. Cuffaro, come noto, è il “facta factotum” della politica isolana dei primi anni duemila, il “vasa vasa” (“bacia bacia”) finito nei guai per aver fatto arrivare una soffiata al medico-boss Giuseppe Guttadauro circa le intercettazioni avviate dalla procura contro di lui e perciò condannato a sette anni per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale aggravato dall’aver agevolato la mafia. Sia Dell’Utri che Cuffaro hanno scontato la loro pena in cella, ora sono uomini liberi ma non possono ricandidarsi in quanto interdetti dai pubblici uffici. Eppure entrambi - sia Dell’Utri con Forza Italia, che Cuffaro con La Nuova DC (di cui ha presentato la lista un mese fa) - non si sono dati per vinti e hanno comunque dettato la linea del centro-Destra in Sicilia puntando pubblicamente sul candidato Roberto Lagalla, che nei manifesti comparsi stamattina, viene raffigurato come un lattante in braccio ai due impresentabili di cui è creatura. Lui, l’ex magnifico rettore Roberto Lagalla, occhi sgranati e ciuccio in bocca, ha più volte cercato di non farsi travolgere dall’ondata di attacchi da parte di chi lo ha accusato di essere sostenuto da “uomini condannati per mafia”. Ha detto “che non ha mai avuto condizionamenti”, e presentandosi al Foro Italico per i trent’anni della strage di Capaci ha detto di “non aver nessun imbarazzo”, che “l’antimafia non può dare patenti di assoluzione o di condanna”. Il tono è poi cambiato nel momento in cui gli attacchi si sono fatti più intensi, complice anche l’avvicinarsi delle urne. Lagalla si è smarcato da quelli che sono i suoi “padrini”, come suggerisce il nuovo manifesto comparso in città: “Non ho ispiratori. Quello di Dell’Utri è stato un intervento non richiesto”, aveva detto meno di una settimana fa, aggiungendo che “i voti dei mafiosi non li vogliamo”.


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Eppure i voti, o il sostegno, alla mafia qualcuno che era candidato - il passato è d’obbligo visto il ritiro alla corsa alle elezioni annunciata ieri dopo l’arresto - nella coalizione di Centro-destra pare li abbia voluti. E’ il caso di Pietro Polizzi, il candidato di Forza Italia al Consiglio Comunale di Palermo, finito in manette solo due giorni fa, insieme al costruttore mafioso Agostino Sansone, con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso. “Se sono potente io, siete potenti anche voi”, aveva detto sussurrando al boss la cui famiglia fu storicamente vicina a Totò Riina. Un’intercettazione di “rara capacità” dimostrativa, l’hanno descritta i magistrati di Palermo, in cui “Polizzi intendeva formulare espressamente una proposta la cui gravità è indubbia”.
Una doccia fredda per Lagalla. Sul candidato finito agli arresti, stamani è apparso un manifesto a lui dedicato: “Polizzi arrestato per mafia? Noi di Offline Corporation conosciamo i nostri polli”. Il gruppo, che nelle scorse settimane si era fatto conoscere in tutta Italia per le affissioni su Riina e Forza Italia, ha allegato anche un altro ultimo poster, apparso sempre stamani, raffigurante, in basso, Dell’Utri e Cuffaro e sopra Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Domenica 12 giugno, noi contro di voi”, si legge. “Da che parte stai?”. Ormai restano solo due giorni al voto. La tensione si respira nell’aria. Domenica Palermo resterà per due volte con il fiato sospeso e i pugni chiusi: la prima per l’attesissimo match di Playoff del Palermo Calcio che lotta per salire in B; la seconda per queste elezioni che saranno un chiaro laboratorio delle elezioni nazionali del 2023. La partita, in entrambi i casi, è ancora tutta da giocare e il risultato non pronosticabile. Ma il messaggio che questi cittadini hanno lanciato tramite le loro affissioni al resto della cittadinanza è chiaro e vuole far riflettere gli oltre 500mila residenti che potranno votare: non sostenete i partiti fondati o vicini a uomini della mafia che a Palermo continua a trafficare droga, corrompere, chiedere il pizzo e minacciare di morte magistrati. Tra questi, non dimentichiamo, c'è lo stragista Matteo Messina Denaro, il boss latitante che detiene il trono di Cosa nostra, depositario dei segreti indicibili sulle stragi, che risulta introvabile da quasi trent’anni. La mafia, proprio per tutte queste ragioni, “c’è ancora” e “sta tornando a ringhiare”, come ha scritto ieri in questo giornale Saverio Lodato. E proprio perché la mafia è ancora viva, le votazioni di domenica rappresentano una scelta di campo. Una decisione inevitabile per i palermitani, come indicano i manifesti sparsi per le piazze. E’ sui palermitani le sorti di Palermo, sta a loro decidere, in cabina elettorale, se dire si o no alla mafia.

Foto di copertina © Deb Photo

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