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La protesta internazionale dei giovani artisti di Our Voice insieme alla moglie, Stella Moris Assange

Eccoli lì, di fronte al mondo. Sono i giovani artisti di Our Voice e tanti altri intellettuali, cantanti, musicisti, giunti a Bruxelles da più parti del Mondo che gridano per liberare Assange con un determinato "No all'Estradizione!". 
Nei giorni scorsi la Westminster Magistrates' Court di Londra ha emesso formalmente l'ordine di estradizione negli Usa per il giornalista Julian Assange, fondatore di Wikileaks
Ma la partita non è ancora chiusa con la palla che è passata nelle mani della ministra degli Interni Priti Patel. 
Senza il suo via libera non può esserci alcun trasferimento dell'attivista australiano negli Stati Uniti.
Ed ecco che arriviamo ad oggi. A questo 23 aprile 2022.
Julian Assange è ancora in carcere nel silenzio delle grandi istituzioni. Prendiamo atto che il Parlamento italiano sembra essersi svegliato con 19 membri che hanno scritto una lettera ufficiale per bloccare l’estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti. Meglio tardi che mai, ci vien da dire. 


assange buxelles pietro call


Nel frattempo i giovani sono scesi in piazza per far sentire la propria voce accanto a Stella Moris, avvocata e moglie del giornalista australiano, al portavoce di Wikileaks Joseph Farrell e tanti altri artisti e intellettuali che sono intervenuti all'evento "EU Free Assange Rally". 
Ha gridato l'attivista e giornalista Jamil El Sadi ricordandoci che "se diventerà realtà la punizione per Assange fisserà un nuovo 'gold standard', per il quale si può andare a perseguire qualunque giornalista in giro per il mondo invocando il caso di Assange". Un grido per evidenziare le colpe degli Stati Uniti d'America "che con politiche imperialiste, criminali, razziste e colonizzatrici hanno distrutto interi Paesi, hanno violato decine di trattati internazionali a tutela dei diritti umani, hanno scavato fosse comuni, hanno bruciato centinaia di corpi con l’acido nitrico e hanno torturato centinaia di persone in modo orrendo". O ancora le colpe delle "forze britanniche e le forze alleate della Nato che hanno partecipato alla guerra in Afghanistan, alle stragi di civili innocenti, di cui non si è mai saputo l’esistenza". 
Ha gridato la fondatrice di Our Voice Sonia Bongiovanni affinché i Paesi Europei "non siano più dipendenti dalla politica guerrafondaia ed imperialista statunitense" per poi "farsi portavoce di un vero messaggio di unione, pace e di democrazia in tutto il mondo". 
Perché Julian Assange rappresenta "un padre, un amico, un portatore di verità". 


bongiovanni dormino morris pietro call

Da sinistra: Jamil El Sadi, Sonia Bongiovanni, Davide Dormino, Stella Moris


"Ministra Priti Patel, non rimanga seduta sulla sedia del dissenso della sottomissione ai poteri forti, criminali assassini - ha infine detto con forza - Ascolti queste grida, queste lacrime, grida che non appartengono solo ai componenti di questa piazza, ma a popolazioni intere, a giovani di tutto il pianeta, non si giri dall’altra parte! Non firmi per l'estradizione di Julian Assange, vogliamo la sua liberazione". 
Grida Stella Moris, moglie di Assange, intervenuta dopo la danza dei giovani artisti di Our Voice ed il Flash mob ispirato alle opere di Davide Dormino. "Quando Julian Assange ha pubblicato il video Collateral Murder ha onorato la memoria delle persone che furono uccise - ha detto con fermezza - Quando ha pubblicato i video sulla guerra in Afghanistan ha onorato le 10mila vittime che non erano nemmeno state riconosciute. Quelle pubblicazioni non sono una questione del passato perché quei crimini rimangono impuniti e perché i criminali di guerra non sono mai stati processati". E poi ancora: "Nelson Mandela è stato in prigione per 27 anni, e posso dirvi che 15 anni dopo il suo imprigionamento le persone credevano che forse non sarebbe mai stato rilasciato, ma, è stato liberato perché in questo caso persone perbene sono uscite allo scoperto e hanno gridato per la sua libertà e dicevano che avrebbero continuato a gridare anche se fossero state le uniche a urlare nelle piazze".


assange buxelles pietro call 2


Anche noi ci uniamo al grido per la liberazione di un collega giornalista che oggi non è neanche più tale. E' un martire, forse addirittura un giusto che viene perseguitato da quei poteri del mainstream che, come li chiamava il compianto Giulietto Chiesa, possono essere definiti "I Padroni Universali". 
Perché è alle loro sporche figure che Assange dà fastidio. Perché con coraggio ha attaccato il potere smascherandolo e rivelandone porcherie e metodologie nefaste, in modo da far aprire gli occhi all'intera popolazione mondiale. 
Ecco il "suo peccato".
Noi siamo con lui. E continueremo ad essere con lui. Perché questa non è più la battaglia per la liberazione di Assange, ma per la liberazione dell'uomo e del pensiero libero. Affinché prevalga la verità e la giustizia contro i tiranni, i corrotti e gli assassini della vita di questo tempo. 

Foto originali © Pietro Calligaris



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