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di Giorgio Bongiovanni

Si è ritirato il pregiudicato Silvio Berlusconi. Ha perso dopo aver inseguito il sogno di divenire Capo dello Stato che avrebbe umiliato il nostro Paese, mettendolo in ginocchio e alla berlina di fronte al Mondo intero.
Ha issato bandiera bianca dopo una lunga campagna mediatica, in cui i libellisti hanno sciorinato i suoi "pregi", omettendo sistematicamente di citare le inchieste, i processi a cui è stato sottoposto, o la condanna definitiva a quattro anni (di cui 3 condonati per l'indulto) per frode fiscale.
I servi del padrone hanno tentato di nascondere all'opinione pubblica che Silvio Berlusconi è stato protagonista di 36 processi con svariate accuse di reato: frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita, corruzione giudiziaria, corruzione generica e istigazione alla corruzione, finanziamento illecito ai partiti, rivelazione di segreto istruttorio d'ufficio, falsa testimonianza, prostituzione minorile, concussione aggravata, evasione fiscale e altri reati tributari, diffamazione aggravata, abuso d’ufficio.
E hanno ugualmente omesso che in diverse occasioni Berlusconi è riuscito a farla franca solo grazie a prescrizioni, amnistie o depenalizzazioni del reato.
Pochi giornali come il nostro o Il Fatto Quotidiano, seguito da qualche politico o membro della società civile, hanno ricordato che ci sono sentenze che dimostrano come Silvio Berlusconi ha pagato la mafia.
Parliamo della sentenza che ha definitivamente condannato Marcello Dell'Utri, a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa (pena estinta).
Quello stesso uomo della mafia con cui ha fondato un partito, Forza Italia, che ha di fatto governato per vent'anni.
In quella sentenza viene scritto nero su bianco che l’ex senatore Dell'Utri, dal 1974 al 1992, fu il garante di un accordo tra i clan e l'ex Cavaliere durato quasi vent’anni.
In quelle pagine si legge che “in cambio della protezione assicurata Silvio Berlusconi aveva iniziato a corrispondere, a partire dal 1974, agli esponenti di Cosa nostra palermitana, per il tramite di Dell’Utri, cospicue somme di denaro che venivano materialmente riscosse da Gaetano Cinà”.
Bastava già questo per dire con fermezza "No a Berlusconi Presidente!".
Ma va ricordato anche che Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri sono indagati a Firenze con la gravissima accusa di essere i possibili mandanti delle stragi del 1993, dove hanno perso la vita i nostri martiri.
Eppure la proposta di Berlusconi al Quirinale era così seria che per un mese intero non si è parlato di altro in Italia.
Silvio Berlusconi ci ha creduto. Ed ha mosso le sue pedine migliori, così come ha ricordato il nostro editorialista, Saverio Lodato, durante la presentazione del libro “I nemici della Giustizia” (ed. Rizzoli).
"Dell’Utri in questi giorni - aveva detto - è a casa sua assieme al pregiudicato Verdini e mandano i pizzini ai loro addetti, ai loro attaché politici per dire come bisogna votare Silvio Berlusconi, per evitare che ci siano i franchi tiratori e i giornali italiani dedicano foto a Verdini e a Dell’Utri insieme, come se fosse un gruppo misto al senato costituito da pregiudicati, ex delinquenti e delinquenti in carriera che fanno le loro proposte per il Quirinale".
Alla fine, però, Berlusconi, da intenditore sportivo che con il suo Milan ha vinto campionati e Coppe Campioni, ha compreso che la sua squadra, nella partita per il Colle, era scarsa e mediocre. Non sarebbe mai stato all'altezza della competizione ed ha voluto evitare figuracce al momento dello spoglio. Ha capito che l'opinione pubblica non lo avrebbe sopportato.
Altro che "responsabile servitore del Paese" che si fa da parte per dare un senso di unità.
Si badi, noi siamo contenti del suo ritiro, ma siamo perfettamente consapevoli che non si tratta né di un atto cristiano né di misericordia.
Oggi possiamo festeggiare per questa vittoria dell'Italia che crede nella giustizia e nella verità, ma non possiamo essere ancora completamente soddisfatti.
Lo diciamo sin da ora. Non ci piacciono i nomi che stanno circolando in queste ultime 48 ore. Già in altre occasioni abbiamo ribadito che di fronte all'assenza di un nome che possa davvero essere garante della nostra Costituzione sarebbe stato meglio rieleggere come Capo dello Stato, Sergio Mattarella, la cui storia è comunque nota.
Non possiamo che prendere atto della sua indisponibilità a restare in carica. Per questo ci piacerebbe che la Politica trovasse il coraggio di scegliere un nome retto e dall'alto valore etico, magari guardando tra quei rappresentanti delle istituzioni che nelle loro azioni dimostrano che non tutto lo Stato è marcio: funzionari di Stato integerrimi, magistrati antimafia, politici onesti, membri della società civile impegnati nell'aiuto al prossimo. Non spetta a noi fare un nome, ma ci sono figure simbolo che possono essere scelte e che posseggono queste qualità.
Perché le sfide che il Paese dovrà affrontare nel prossimo futuro vanno ben oltre la pandemia e la crisi economica.
Ricordiamo ancora una volta come in Italia il problema numero uno, di cui nessuno parla nonostante i continui allarmi di addetti ai lavori (magistrati, forze dell'ordine, realtà associative) è la lotta alla mafia e alla corruzione. Fenomeni ormai endemici che vengono totalmente abbandonati e inseriti (quando va bene) agli ultimissimi posti dell'agenda politica dei governi.
Parliamo di organizzazioni criminali che raggiungono profitti pari a circa 150 miliardi di euro l'anno, che sono in grado di investire in borsa e di ottenere ingenti capitali grazie al traffico internazionale di stupefacenti.
E' un fatto noto che la 'Ndrangheta gestisce ormai da anni, quasi un regime di monopolio, proprio il traffico della cocaina nell'emisfero occidentale. Ed è altrettanto noto che negli ultimi tempi anche Cosa nostra è tornata ad investire ingenti capitali nel settore della droga.
Dunque come si fa a non tenere conto di queste emergenze?
Perché non si sono ancora messe le manette ai polsi di Matteo Messina Denaro, superlatitante trapanese, depositario dei segreti di Torò Riina ed ultimo degli stragisti in libertà?
Le mancate verità su stragi e delitti che hanno segnato la storia della nostra Repubblica sono uno scandalo a livello internazionale.
Per questo servirebbe un Capo dello Stato che abbia ben chiara l'importanza della lotta alla mafia.
E sarebbe necessario che avesse la stessa fermezza anche contro le guerre, nel pieno rispetto della nostra amata Costituzione.
I venti che soffiano forte dall'Est Europa non presagiscono nulla di buono. Gli Stati Uniti (accompagnati dalla Nato) e la Russia, da tempo hanno iniziato a giocare una partita ben più grande di quella che si giocherà domani in Parlamento.
Il rischio di una nuova guerra non è una favola, così come il rischio che si utilizzino anche armi atomiche. Ma questa è un'altra storia.
Per il momento possiamo goderci la sconfitta di Berlusconi e dei suoi lacchè.
Ma domani sarà già ora di elzioni, con il primo spoglio dei voti del Presidente della Repubblica.
Oltre ai problemi della mafia, della corruzione, della crisi economica e finanziaria, dell'avanzamento della povertà e della pandemia c'è un altro grande problema: la degenerazione della clase politica dirigente.
Perché il nostro Paese, tra i più importanti della storia dell'umanità per cultura, arte e bellezza, quinta potenza mondiale nel calcolo del Pil, merita questa classe dirigente fatta di buffoni, incompetenti, mediocri e materialisti che non salvaguardano in alcun modo gli interessi del popolo italiano?
Come ha detto Saverio Lodato è ovvio che ci sono anche politici onesti, ma sono quelli che contano meno. Dunque cosa faranno domani i 1009 grandi elettori, chiamati a scegliere il nome del Capo dello Stato? Saranno espressione dei loro partiti, che hanno come leader figure, mediocri, meschine, indagate, sotto processo e fallimentari?
Cosa sapranno offrire i Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Matteo Renzi, e gli Enrico Letta di turno? Cosa hanno da offrire quei falliti e traditori del Movimento Cinque Stelle, che con il loro agire hanno disatteso migliaia e migliaia di italiani? Chi sarà il loro candidato migliore?
Lo abbiamo già detto. Nel nostro Paese ci sono altissimi personaggi di valore etico e morale. Ed è in quella categoria di donne e uomini che si deve scegliere anziché condurre i propri giochini di partito alla ricerca di una nuova poltrona per le prossime elezioni del 2023.
Agli occhi dell'Europa, ma anche del Mondo, sapremo mostrare il nostro orgoglio o, come diceva Agnelli, dimostreremo di essere la Repubblica delle banane?
E' ora che il popolo si svegli, così come i politici, rinnovandosi, mandando a casa quei segretari di partito serventi del potere. E' il tempo di facce nuove.
Purtroppo il grande fallimento del Movimento cinque Stelle non genera fiducia tra il popolo itlaiano.
L'elezione a Presidente della Repubblica di una donna o di un uomo che abbia come forza trainante i valori della nostra Carta Costituzionale, e non quelli del partito che li rappresenta, potrebbe essere un primo segno. Altrimenti, ancora una volta, l'Italia sarà italietta. La Repubblica una “Repubblica delle banane”. Ed i politici i soliti buffoni e giullari di corte.
Si può avere una speranza estrema di fronte a questa drammatica situazione? Una.
Che l'attuale Capo dello Stato, Sergio Mattarella, possa fare uno sforzo, rimanendo ancora per qualche anno come massima carica del nostro Paese. Sarebbe importante per l'Italia e gli Itlaiani onesti. Forza e coraggio Presidente Mattarella.

Rielaborazione grafica by Paolo Bassani

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