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di Giorgio Bongiovanni

Ieri, 29 settembre, era il giorno del compleanno di una persona speciale: lui, Silvio Berlusconi, l'imprenditore, il Presidente di Forza Italia, l'ex premier, l'ex Cavaliere, il “Padrone d'Italia” per venti lunghissimi anni.
Auguri, solo per carità cristiana, a Silvio Berlusconi, un pregiudicato per frode fiscale ed “amico” dei mafiosi.
Auguri a colui che non trova il tempo per presenziare ai processi che lo vedono imputato ma, stando alle notizie di agenzia, è stato ospite al Manzoni di Milano dove andrà in scena lo spettacolo di Edoardo Sylos Labini, 'Il Sistema', tratto dal libro di Alessandro Sallusti e l'ex magistrato Luca Palamara.
Dice l'Adnkronos che saranno presenti lui e il suo “caro amico”, cofondatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri.
Da giorni, giornali e tv non hanno fatto altro che incensare entrambi (c'è anche chi propone Berlusconi come nuovo Capo dello Stato) dimenticando la loro storia comune e omettendo fatti che restano scritti nelle sentenze.
Proprio per questo faccio gli auguri a Silvio Berlusconi, ma anche alla mafia.
E' lei l'organizzazione criminale che da Berlusconi ha ricevuto una serie di pagamenti. Ed è sempre lei che, a detta di alcuni collaboratori di giustizia, avrebbe investito nelle società di Berlusconi.
Ma se quest'ultimo punto è stato fin qui escluso in sede giudiziaria, in sentenze definitive come quella per concorso esterno in associazione mafiosa contro l'ex senatore Dell'Utri, si dice che quest'ultimo ha rivestito il ruolo di “mediatore” tra Cosa Nostra e l’ex presidente del Consiglio. Nella sentenza d'appello, accolta dalla Cassazione, è scritto che: “In virtù di tale patto i contraenti (Cosa nostra da una parte e Silvio Berlusconi dall’altra) e il mediatore contrattuale (Marcello Dell’Utri), legati tra loro da rapporti personali, hanno conseguito un risultato concreto e tangibile, costituito dalla garanzia della protezione personale dell’imprenditore mediante l’esborso di somme di denaro che quest’ultimo ha versato a Cosa nostra tramite Marcello Dell’Utri che, mediando i termini dell’accordo, ha consentito che l’associazione mafiosa rafforzasse e consolidasse il proprio potere sul territorio mediante l’ingresso nelle proprie casse di ingenti somme di denaro”.
Auguri a Silvio che con Marcello Dell'Utri è indagato a Firenze come mandante esterno delle stragi del 1993.
Auguri a Silvio che tra sfaceli politici, gaffe clamorose e leggi ad personam ha rovinato l'Italia per un ventennio.
Auguri a Silvio che fa festa con il suo “amico di sempre”, assolto per “non aver commesso il fatto”, nella sentenza d'appello sulla trattativa Stato-mafia, dopo un primo grado che si era concluso con una condanna a dodici anni.
Auguri a Silvio che insieme a Dell'Utri potrà ricordare i giorni passati anche con “l'amico” Vittorio Mangano, compianto "stalliere" di Arcore, boss di Porta Nuova, che fu definito "eroe" per non aver detto nulla ai magistrati rispetto i rapporti avuti con entrambi.
Auguri a Silvio che, grazie ad una stampa serva e mercenaria, sta facendo credere a tutti che grazie a lui, o meglio ai suoi governi, la mafia è stata sconfitta.
Meno male ci sono i fatti a smentirlo tanto che, anno dopo anno, grazie alla politica (sia di destra che di sinistra), i punti più rilevanti del papello di Riina vengono via via spuntati.
Auguri a Silvio e al suo orologio da 500 milioni che, come riferito da Giovanni Brusca, avrebbe sfoggiato in un incontro con Giuseppe Graviano. Così gli disse Matteo Messina Denaro. "Si parlava di orologi - ha raccontato Brusca ai magistrati - e a un certo punto lui (Matteo Messina Denaro, ndr) mi fa che Giuseppe Graviano in uno di questi incontri - non so quanti ne abbia avuti se uno, due, tre, non lo so - aveva visto un orologio di lusso del valore di 500 milioni di lire dell’epoca e io allora gli risposi: ‘e che è? Avrà avuto diamanti, tutti brillanti?’. Allora lui mi rispose: ‘è glielo ha visto’. E finì”.
Ecco in vista un'altra “relazione pericolosa” per l'ex premier: quella con il boss di Brancaccio.
Se Berlusconi si trova indagato, proprio con Dell'Utri, a Firenze è perché un boss stragista come Graviano, intercettato in carcere, faceva riferimenti a "cortesie" richieste al tempo delle stragi ricoprendo di insulti lo stesso ex Premier.
"Al Signor Crasto gli faccio fare la mala vecchiaia", diceva il capomafia stragista in un altro passaggio del colloquio del 2016 con la dama di compagnia Adinolfi in cui, secondo gli inquirenti, si fa riferimento a Berlusconi.
"Trenta anni fa mi sono seduto con te, 25 anni fa mi sono seduto con te, giusto? Ti ho portato benessere, 24 anni fa mi arrestano e tu cominci a pugnalarmi". E ancora: "Tu lo sai che mi sono fatto 24 anni, ho la famiglia distrutta ... alle buttane glieli dà i soldi ogni mese. Io ti ho aspettato fino adesso ... e tu mi stai facendo morire in galera senza che io abbia fatto niente". "Ma pezzo di crasto - continuava ancora lo sfogo di Graviano - ma vagli a dire come sei al governo. Che hai fatto cose vergognose, ingiuste...".
Al processo 'Ndrangheta stragista Graviano, rispondendo alle domande del Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, tra il dire ed il non dire ha fatto riferimento addirittura ad incontri avuti con Berlusconi durante la latitanza. Ed ha anche parlato di rapporti economici che la sua famiglia avrebbe avuto con l'allora imprenditore.
Ovviamente i legali di Berlusconi sul punto hanno sempre parlato di “dichiarazioni destituite di ogni fondamento” e “diffamatorie”, annunciando anche che "saranno esperite tutte le azioni del caso davanti l'autorità giudiziaria".
Ciò significa che Berlusconi ha querelato Giuseppe Graviano? Ad oggi, non è dato sapere.
Auguri a Silvio Berlusconi che rivedrà negli occhi Dell'Utri dopo essersi “avvalso della facoltà di non rispondere” quando fu chiamato a difendere l'amico nel processo Stato-mafia.
Quello stesso Dell'Utri di cui parlava il capo dei capi, Totò Riina, intercettato in carcere, mentre era a passeggio con il boss pugliese Alberto Lorusso.
Erano gli stessi tempi in cui il Capo dei capi ordinava nuovi attentati, affermando che al pm di punta del processo trattativa Nino Di Matteo avrebbe fatto fare “la fine del tonno”, ed insultava uno dei suoi figliocci, il superlatitante Matteo Messina Denaro.
In quei dialoghi Riina spendeva parole buone per Berlusconi e soprattutto l'ex senatore Dell'Utri. Quasi di stima. L’intercettazione è quella del 22 agosto 2013.“Però in qualche modo mi cercava - diceva il boss - poi mi ha mandato a questo per incontrarmi e mi cercava… perché l’ho messo sotto per il fatto di Palermo… fatto cadere le antenne…”. E poi ancora continuava: “Ci siamo arrangiati gli abbiamo fatto questo ammonimento e non l’ho cercato più (…). Poi scimuniti di mio cognato e Brusca ci sono andati a parlare… non lo ha capito Bagarella che era inaffidabile?”. E poi ancora: “Mio cognato cercava Dell’Utri, ma che ci dovevano dire a Dell’Utri? Ma noi altri abbiamo bisogno di Giovanni Brusca per cercare Dell’Utri? Questo Dell’Utri è una persona seria… Che c’è bisogno di Dell’Utri per farsi presentare lo stalliere?”.
Auguri dunque.
E queste sono solo alcune delle prove emerse in questi anni a carico di questi soggetti.
Ogni italiano onesto, leggendo queste conversazioni che si aggiungono alle dichiarazioni di pentiti ed altre indagini, dovrebbe chiedere a gran voce che sia fatta luce su fatti che non sono "vecchie storie" ma punti oscuri che hanno segnato la storia della nostra Repubblica.
E allora auguri a Silvio Berlusconi. Nella speranza, che prima o poi anche le centinaia di migliaia di elettori che ancora votano Forza Italia, possano aprire gli occhi di fronte alla certezza che uno dei suoi fondatori pagava la mafia e l'altro era un soggetto filo mafioso.
Ma viviamo tempi bui. E semmai Berlusconi dovesse essere eletto Presidente della Repubblica dovremmo preparare i passaporti, pronti a scrollare davvero la polvere dai calzari per lasciare definitivamente questa patria. Un Paese che non sentiremmo più nostro.

Artwork by Paolo Bassani

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