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L'onda femminista che ha travolto Montevideo l’8 marzo e il flash-mob di Our Voice

Un ruggito. Non c’è altra parola per descrivere la rabbia, la grinta e la potenza delle migliaia di donne scese in strada a Montevideo lo scorso 8 marzo. Attiviste, studentesse, avvocatesse, operaie, impiegate, madri, figlie, sorelle. Tutte unite sotto un unico vessillo: quello del femminismo. Un’onda viola che ha letteralmente paralizzato e travolto la capitale dell’Uruguay, e all’unisono le capitali degli altri paesi del mondo. “Tocan a una, tocan a todas!”, gridano ("toccano una toccano tutte"); segno della sorellanza che caratterizza il movimento femminista, unico nel suo genere. 
Parità, uguaglianza, diritti, libertà sono le richieste delle donne riunitesi nella capitale. Fine del patriarcato, dell’oppressione di Stato, della negligenza mediatica, delle reticenze delle istituzioni, troppe volte complici di morte, sono invece le denunce sbattute in faccia alla società e alla politica. Numerosissimi sono stati i collettivi femministi che si sono ritrovati a Montevideo in occasione della giornata internazionale della donna. Tra questi anche il movimento artistico internazionale Our Voice, diretto dalla giovane attrice Sonia Bongiovanni. Le ragazze del movimento hanno partecipato ai cori della folla. Hanno gridato, cantato, danzato in simbiosi con le sorelle attiviste giunte da ogni parte dell’Uruguay. Le giovani si sono poi riunite davanti all’Explanada municipal di Montevideo in un flash-mob emozionante che ha catturato l’attenzione di molti curiosi, accompagnato da cori e dal sordo battere di un tamburo. L’esibizione lascia attoniti, inermi. Alla fine le giovani, scalze e vestite di viola, sollevano il pugno al cielo, in segno di resistenza, lasciandosi a un grido profondo, quasi un ruggito. E’ lo sfogo di quelle donne troppe volte strozzate dal tallone patriarcale di mariti, fidanzati e familiari. E’ la voce di tutte le donne costrette al silenzio, vittime della paura, dei ricatti e delle botte spesso fatali. Il femminismo non è solo un movimento, “è una ragione di vita”, dicono alcune componenti di Our Voice. E ultimamente sta diventando anche una seria minaccia per tutti quei governi conservatori fautori di politiche classiste e oppressive in Sudamerica (dove ogni giorno vengono uccise in media 12 donne), come nel resto del mondo. In questo senso, il femminismo si fa portavoce di una rivoluzione che tocca ogni classe sociale e di genere. Una rivoluzione che, come dicono le giovani dimostranti, “serà feminista o no serà”.


Foto © Leandro Gomez e Romina Torres

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