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Di Matteo: “In Italia sistemi criminali. I magistrati italiani siano preparati a questa realtà”

Così come previsto il Plenum del Csm ha approvato a maggioranza, con l'astensione del laico Alessio Lanzi, la delibera di VII Commissione sulla nuova Circolare sull'attività delle Procure italiane con nuove regole per l'organizzazione degli uffici e la conduzione delle indagini.
Così come ha spiegato la presidente della VII Commissione, Ilaria Pepe, con le modifiche apportate alla circolare del 2017, "si punta con interventi di normazione secondaria ad interpretare la norma primaria e le attribuzioni del ruolo del procuratore, improntandoli al principio di responsabilità e valorizzando la centralità del progetto organizzativo".
L'obiettivo di questa nuova circolare è quello di garantire alle Procure "l'esercizio imparziale dell'azione penale, la speditezza del procedimento e del processo, l'effettività dell'azione penale, l'esplicazione piena dei diritti di difesa dell'indagato e la pari dignità dei magistrati che cooperano all'esercizio della giurisdizione".
Il testo prevede tra l'altro il ricorso all'interpello (una sorta di concorso interno) per l'assegnazione dei sostituti ai gruppi di lavoro in cui sono articolate le procure e per l'attribuzione delle funzioni di coordinamento ai procuratori aggiunti, che dovranno avvenire secondo regole certe e valorizzando il lavoro "sul campo". Viene circoscritto il potere di visto del procuratore sugli atti dei sostituti, utilizzato di fatto da alcuni capi delle procure come un modo di coassegnarsi i procedimenti, comprimendo l'autonomia del pm titolare. E si stabilisce che anche il procuratore (con i suoi aggiunti) deve farsi carico di una parte del lavoro giudiziario, compatibilmente con le dimensioni dell'ufficio.
La delibera contiene anche specifici capitoli che riguardano la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, la procura generale della Cassazione, gli uffici di secondo grado e le procure per i minorenni.
Sulla circolare non era mancato un acceso dibattito all'ultimo Plenum con diversi emendamenti che furono presentati dai consiglieri Antonino D'Amato e, soprattutto, Nino Di Matteo, il quale aveva evidenziato la necessità che "l'autonomia e l'indipendenza dei pm non vengano sottoposte ad attacchi interni" e di "non imbrigliare con lacci i procuratori, continuando a combattere contro la deriva di gerarchizzazione delle Procure che abbiamo accettato supinamente nel 2007, evitando derive burocratiche".
Anche il consigliere togato Sebastiano Ardita aveva rappresentato la necessità "di un segnale", da parte del Csm, affinché si incoraggi l'attività dei Procuratori "che ricercano le grandi collusioni tra mafia e istituzioni; le deviazioni della politica e dei soggetti istituzionali; i fenomeni di corruzione".

Le linee programmatiche sulla formazione
Nella giornata di oggi ha anche trovato spazio la presentazione delle linee programmatiche sulla formazione e l'aggiornamento professionale dei magistrati per l'anno 2021, a cui ha lavorato la VI Commissione. Sia Di Matteo che Ardita sono intervenuti con dei contributi per aggiungere nel testo dei riferimenti specifici sullo studio della criminalità organizzata. A segnalare l'assenza è stato proprio il magistrato palermitano: "Questa mancanza mi lascia perplesso. Non c'è alcun riferimento allo studio e all'approfondimento dell'evoluzione dei sistemi criminali organizzati di tipo mafioso e di tipo terroristico. Non c'è un solo argomento che riguardi direttamente e specificamente questo tipo di studio e questo dispiace anche alla luce del fatto che la Sesta commissione è comunque la Commissione competente anche in relazione ai problemi posti all'amministrazione della giustizia in materia di corruzione e contrasto alla criminalità organizzata e terroristica. E' la commissione che in qualche modo dovrebbe ricostituire la vecchia Commissione antimafia in seno al Csm".
Nel suo intervento Di Matteo ha evidenziato la necessità di inserire "laddove si fa riferimento all'emergenza Covid sul piano dei nuovi elementi, dei profili processuali, dell'implementazione del processo penale a distanza, dei profili penitenziari, del regime della prescrizione e delle misure cautelari" anche un riferimento alla "possibilità che questa emergenza venga sfruttata, o non sia già sfruttata, da organizzazioni di tipo mafioso".
Il consigliere togato ha sottolineato come "rispetto a una realtà che connota in maniera peculiare l'Italia, con reati tipici di sistemi criminali organizzati di tipo mafioso e terroristici, sia necessaria una preparazione importante e costante dei magistrati italiani, sia requirenti che giudicanti; sia penali che civili". "Rimango perplesso laddove nella circolare sulle Procure è stata prevista come condizione preferenziale per l'ingresso in Dda quella di aver partecipato a corsi che riguardano tecniche investigative in tema indagini su criminalità organizzata. E poi oggi questa materia, sulle linee guida, sembra in qualche modo essere trascurata o passare in secondo piano rispetto altre materie".
Dello stesso avviso anche Sebastiano Ardita: "La necessità di introdurre nel testo questi riferimenti credo sia importante non solo come tema specifico di attività giudiziaria di indagine e dei processi, ma anche come cornici all'interno delle quali leggere i fenomeni illegali che dominano la scena del nostro diritto penale". Al contempo, secondo Ardita, sarebbe necessario intervenire sulla formazione affinché si tenga conto “complessivamente del ruolo che il magistrato viene a svolgere nella sua dimensione di impatto rispetto alla realtà sociale giuridica ed economica, ma soprattutto della sua dimensione storica. Ai magistrati deve essere data una formazione completa che tenga conto anche dell'aspetto storico, di quello che ha significato. E vale sia per il civile, dove i fenomeni sono legati alla complessità di leggi che hanno tradotto esigenze sociali e culturali all'interno delle normative, ma ancora di più nel penale che è contrassegnato in una contrapposizione tra poteri legali e illegali nel nostro Paese. Ed è necessario comprendere ed orientarsi”. “Oggi - ha concluso Ardita - Ci sono giovani magistrati che non conoscono la storia della magistratura. E non la conoscono perché quella dimensione sul ruolo del giudice, e del pm nella società, molte volte viene considerata già acquisita o non viene sufficientemente sviluppata”.
Da parte della Commissione, sommariamente, vi è stata un'apertura all'implementazione delle linee guida per “incrementare i già esistenti corsi intitolati a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (si tengono due volte l'anno)”.

Foto © Imagoeconomica

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