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di Giorgio Bongiovanni

I consiglieri togati intervenuti ieri durante il plenum del Csm

La proposta di riorganizzazione della Procura di Caltanissetta al Consiglio superiore della magistratura, è stata fatta da tempo. Già nel 2018, come ha relazionato al Plenum il pentastellato Alberto Maria Benedetti, il consiglio giudiziario aveva approvato il progetto organizzativo. Prima di procedere, però, si dovrà tornare nuovamente in Commissione (mozione passata con 8 sì, 6 no e 5 astenuti) per un'interlocuzione precisa su precisi punti con il procuratore di Caltanissetta (attualmente il reggente è il procuratore aggiunto Gabriele Paci dopo che Amedeo Bertone è andato in pensione): la diminuzione del numero di magistrati addetti alla Dda (da 7 a 6) e la mancata previsione di una sezione specializzata, all’interno della Dda, per le inchieste sulle stragi del 1992 e quelle relative ad omicidi o tentati omicidi dei magistrati in servizio a Palermo.
La decisione è stata presa ieri su proposta del Consigliere togato Nino Di Matteo che, assieme a Sebastiano Ardita ha evidenziato proprio l'importanza della Procura nissena su questi fronti, tenuto conto che rappresenta l'organo giudiziario competente per i processi storici sulle stragi del 1992 e sui relativi mandanti esterni.
"Chiunque conosca un minimo la realtà del distretto giudiziario di Caltanissetta sa bene che da un punto di vista territoriale è limitato, ma è sempre stato molto importante per la tipologia di alcuni procedimenti che tratta sia in fase di indagine che in fase dibattimentale, ovvero quelli che derivano dalla competenza funzionale ex art.11 del codice penale - ha ricordato Di Matteo facendo riferimento a processi come quelli di Capaci e via d'Amelio o sul fallito attentato a Giovanni Falcone all’Addaura - Leggo che è stato diminuito, seppur di una unità, l’organico della Dda di Caltanissetta: da 7 a 6 magistrati, nonostante si legga che nel progetto organizzativo si faccia riferimento alla notevole complessità e gravità dei procedimenti di cui si occupa la Dda di Caltanissetta anche sul versante delle indagini collegati ai procedimenti di cui all’art. 11 tra le quali quelle sulle stragi del 1992".
"E’ notorio - ha proseguito Di Matteo nella sua esposizione - che ci sono alcuni procedimenti pendenti in fase dibattimentale. E’ altrettanto notorio, perché ci sono stati dei passaggi processuali che ci fanno sapere che ci sono procedimenti in fase d’indagine. Si dice che 'seppur in gran parte definite hanno fatto registrare tuttavia alcuni ulteriori spunti investigativi e la necessità di nuovi approfondimenti che debbono essere adeguatamente sviluppati'. Questo viene detto: 'nuovi e delicati approfondimenti', ma noi prendiamo atto che viene stabilito che la Dda lavorerà con un componente in meno rispetto alla situazione precedente. E si fa anche riferimento alla suddivisione dei pochi magistrati addetti alla Dda in tre gruppi di lavoro: uno si riferisce ai fatti e alle competenze relative alle associazioni mafiose nella provincia di Enna, uno al mandamento di Gela, e un altro ai mandamenti mafiosi di Vallelunga, Pratameno, Campofranco e Riesi. Quindi non c’è nemmeno, all’interno della Dda, un gruppo di lavoro che si occupi in maniera esclusiva a queste indagini delicatissime e che hanno avuto l’acquisizione di ulteriori spunti investigativi che riguardano le stragi".
Un aspetto, quello della realizzazione del gruppo di lavoro, fondamentale se si pensa che la Procura nazionale antimafia "ha costituito specificamente un gruppo di lavoro per svolgere attività di impulso e coordinare le attività distrettuali, in primis la procura di Caltanissetta, alla ricerca di possibili entità esterne a Cosa nostra nelle stragi".
Il consigliere togato ha quindi evidenziato che la previsione di 6 magistrati dedicati alla distrettuale di Caltanissetta e nessuno dedicato a una sezione che si occupi soltanto di importantissimi procedimenti sia di "numero minore rispetto a quanto avveniva poco prima del 2018, quando probabilmente questi spunti investigativi non erano nemmeno stati acquisiti in maniera così concreta".

L'esclusione dal gruppo stragi
Nel suo intervento Di Matteo, senza entrare nel merito della vicenda, ha anche sottolineato l'importanza del compito della Settima Commissione proprio su questi punti o anche episodi come quelli che lo hanno visto protagonista nel momento in cui è stato letteralmente (quanto ingiustamente) defenestrato dal pool stragi, su decisione del Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho. "Non è un fatto rispettoso di questa esigenza se la settima commissione, e non scendo nel merito, rispetto all’esclusione di un magistrato dal gruppo stragi della procura nazionale antimafia dopo un anno e mezzo non è in grado di arrivare ad una conclusione; o se non si vuole portare quella conclusione al Plenum - ha detto - Così come io credo che rispetto a questi progetti organizzativi noi abbiamo il dovere di stare con gli occhi aperti, di capire. Probabilmente il procuratore ha fatto bene a rimodulare così l’organizzazione del suo ufficio ma ce lo dovrebbe spiegare". "Noi - ha concluso - abbiamo il dovere di vigilare sulle condizioni in cui lavorano i colleghi che si occupano di procedimenti così delicati e dobbiamo vedere se effettivamente, a meno che non ci sia un’oggettiva, ma qua smentita, diminuzione dell’esigenza, se quelle esigenze vengono adeguatamente tutelate dall’organizzazione degli uffici. Siamo qui anche per questo e per questo chiedo un ritorno in commissione per un'interlocuzione precisa su questi punti con il procuratore di Caltanissetta".
A dare manforte alle parole di Di Matteo, in risposta anche a chi sosteneva che la Dda è composta da 6 sostituti, 2 procuratori aggiunti e lo stesso Procuratore capo, è intervenuto successivamente Sebastiano Ardita: "La materia dell’organizzazione degli uffici distrettuali con competenze per la criminalità organizzata necessita di un’attenta analisi di come vengono distribuite le risorse. Qui il problema non è con riferimento alla descrizione dell’entità numerica dell’ufficio requirente nella parte che si compone della Dda. Qui il problema è di una riduzione del numero, a prescindere dalla circostanza e dalla adeguatezza perché ho memoria di una composizione di magistrati della Dda di Caltanissetta ancora più superiore di quella attualmente indicata, e della segmentazione in gruppi di lavoro specifici della stessa unità distrettuale antimafia senza una adeguata menzione e specificazione di quali magistrati si occuperanno delle questioni che riguardano stragi o delitti eccellenti". "Questo - ha ribadito Ardita - è un dato che da un punto di vista materiale non può esserci fornito se non attraverso un'ulteriore interlocuzione. Non è pensabile che questo dato lo rileviamo dalle carte perché da lì ricaviamo una quadratura del cerchio sulla base però di elementi forniti unilateralmente dall’ufficio giudiziario il quale si preoccupa di dare conto dell’esigenza specifica di individuare i mandanti esterni delle stragi e viene coinvolto in un progetto ampio ovvero capofila della direzione nazionale Antimafia però nella redazione specifica dell’atto organizzativo non dà conto di come svolgerà questa attività, di quali risorse impiegherà, di quale sia lo schema organizzativo che ispirerà la sua azione. Quindi io credo che la richiesta del consigliere Di Matteo obbedisca a una esigenza di chiarezza su questi aspetti". Lo stesso relatore, Alberto Maria Benedetti, vista la "delicatezza e la necessità di ulteriori approfondimenti" ha ammesso che non fosse "irragionevole che su questo punto specifico possa avvenire un'ulteriore interlocuzione con il Procuratore".
Anche in vista di nuovi progetti organizzatiti discutere di questi punti ed evidenziare il ruolo chiave di una Procura di frontiera come quella di Caltanissetta diventa fondamentale.

Foto © Imagoeconomica

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