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di Giorgio Bongiovanni

Lo scandalo dei fondi del Vaticano che coinvolge il cardinale Becciu

Da mesi le autorità della magistratura vaticana sono impegnate in una serie di accertamenti su alcune operazioni finanziarie illecite.
Un'inchiesta condotta dal "promotore di giustizia" vaticano Gian Piero Milano e dell’aggiunto Alessandro Diddi che ruota attorno ad alcune compravendite immobiliari milionarie all’estero, in particolare immobili di pregio a Londra, e alcune “strane” società inglesi che avrebbero partecipato al business.
In particolare ci si è concentrati sull'immobile di lusso acquistato dal Vaticano nella Capitale inglese, per un valore di oltre 200 milioni di euro, ma sarebbe emersa l'applicazione di un vero e proprio metodo con investimenti che sarebbero stati compiuti sfruttando i soldi delle elemosine, quelli dell’obolo di San Pietro e quelli della Cei.
Nel proseguo delle indagini sarebbe emersa anche un'altra vicenda legata ad una cooperativa sarda impegnata nell’aiuto ai migranti, la "Spes" di Ozieri, presieduta Tonino Becciu, fratello del prelato. Al cardinale, dunque, sarebbe stato contestato di aver preso 100 mila euro dai fondi riservati proprio per darli alla cooperativa presieduta dal fratello.
Ci sarebbe tutto questo dietro alle dimissioni ed alla rinuncia al cardinalato di Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, finito al centro dell'inchiesta quando era sostituto alla Segreteria di Stato della Santa Sede. Le indagini avevano portato al sequestro di computer e documenti presso gli uffici della Segreteria di Stato e dell'Aif, e alla sospensione di cinque funzionari, tra cui il direttore dell'Aif Tommaso Di Ruzza e monsignor Mauro Carlino, segretario dello stesso Becciu.
Adesso però sarebbero emersi nuovi elementi e così si è arrivati alla decisione di Papa Francesco di accettare (con comunicazione nella serata di giovedì) la "rinuncia dalla carica" del prelato.
In passato Becciu aveva sempre allontanato da sé ogni accusa, difendendo anche l'investimento fatto.
Nella premessa ha subito affermato di rinnovare "la mia fiducia al Santo Padre. Diventando cardinale ho promesso di dare la vita per la Chiesa e per il Papa. Oggi rinnovo la mia fiducia e sono pronto a dare la vita". Quindi ha commentato le dimissioni definendole "surreali": "Ieri alle 18.02 mi sentivo amico del Papa, fedele esecutore del Papa e poi il Papa, parlando, mi dice che non ha più fiducia in me perché è giunta la segnalazione dai magistrati che io avrei commesso atti di peculato".
Becciu si è difeso spiegando che i 100mila euro sarebbero inseriti in un fondo della Caritas per far fronte ad un'emergenza disoccupazione nella sua diocesi, e che questi "non sono stati usati". Ad ogni modo, ha rimarcato Becciu, "al momento non sono né indagato, né sono stato raggiunto da alcun provvedimento dei magistrati. Solo il Papa mi ha detto che avrei commesso peculato. Se gli inquirenti, secondo i quali il reato di peculato si sarebbe realizzato perché i soldi dalla Caritas sarebbero andati alla cooperativa presieduta da mio fratello (cosa non esatta come si è visto), mi vogliono sentire, sono a disposizione".
Al di là dei fatti che dovranno essere accertati dalla magistratura competente non possiamo far altro che evidenziare l'opera evangelica di grande cambiamento posto in essere in questi anni da Papa Francesco.
Un tentativo costante di rinnovamento della Chiesa nelle sue fondamenta.
Rispetto a tanti altri Pontefici, omertosi e silenziosi, spesso ostacolo di fronte alle varie oscenità che hanno gettato nell'oscurità il Vaticano intero (dai numerosi casi di pedofilia, ai scandali legati a mons. Marcinkus, all’omicidio Calvi, al Banco Ambrosiano e ai collegamenti con Cosa Nostra), Papa Bergoglio ha saputo trovare la forza di andare oltre non solo dimostrando piena fiducia nel lavoro dei giudici e della magistratura, ma anche intervenendo, come atto di prevenzione, alla rimozione di certi soggetti da determinati ruoli. Dimostrando al mondo che anche gli uomini di chiesa, con umiltà ed obbedienza, anche di fronte a gravi accuse devono essere a disposizione della legge.
Nella stessa cultura cristiana vi sono esempi di ciò. Basta guardare al medesimo Gesù Cristo che, di fronte alle accuse ricevute, non ha rinunciato ad essere giudicato dalle autorità. Un Gesù Cristo che per il suo operato in favore del popolo risulterà innocente, e non colpevole di fronte agli occhi della legge. Si arriverà alla sua condanna con la corruzione di altri giudici, ingiusti e fallaci. Duemila anni dopo, ovviamente guardando chi è credente o di fede cristiana, come me, e riconoscono in Gesù Cristo il Figlio di Dio, non vi è dubbio alcuno che è stato scagionato.
Ugualmente non abbiamo dubbi che, qualora venisse accertata la falsità di tali accuse, Papa Francesco reintegrerà lo stesso cardinale dandogli nuovi incarichi.
Difendersi nel merito dei fatti è un diritto, ma di fronte all'esempio massimo ricevuto, chi, come Becciu, in un primo momento dice di accettare le decisioni del Papa per poi insinuare che abbia ricevuto condizionamenti e pressioni dimostra di essere arrogante ed ipocrita. Del resto cosa aspettarsi di fronte a quei Vescovi, Cardinali e Monsignori bramosi di potere?
Papi del passato certe azioni le avrebbero giustificate. Grazie a Dio, oggi, non è più così.

Foto © Tiziana Fabi/AFP

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