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di Giorgio Bongiovanni
Ma su Di Matteo ha voluto secretare (perché?)

Nei giorni scorsi il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho è stato sentito davanti alla Commissione Parlamentare antimafia per rispondere su svariati argomenti inerenti la lotta alla mafia partendo dalla questione delle scarcerazioni dei boss e la gravissima presenza di telefoni cellulari a disposizione dei boss detenuti (ultimo caso emerso proprio nell'inchiesta Pedigree della Procura di Reggio Calabria, ndr). Tra le domande poste dai membri della Commissione anche quella sul caso della "defenestrazione" di Nino Di Matteo dal pool che indaga sulle stragi nella Procura nazionale antimafia. In particolare gli è stato chiesto conto di quelle affermazioni fatte nel suo intervento telefonico nella trasmissione "Non è l'Arena", condotta da Massimo Giletti, in cui spiegò di aver ricevuto le rimostranze di un Procuratore di una delle Dda soggette al coordinamento della Procura nazionale che cerca di scavare sulle stragi del 1992, del 1993 e del 1994, e anche per quel motivo vi fu l'allontanamento dal pool di Di Matteo. Non solo. Aggiunse che Di Matteo avrebbe rifiutato la sua richiesta di reintegro nel pool stragi della Procura nazionale antimafia.
Come abbiamo già ricordato in altre occasioni, se si esclude la "disponibilità a trovare una soluzione" a cui fanno riferimento alcuni "rumors" informali raccolti da alcune agenzie di stampa nel luglio 2019 a seguito dell'audizione al Csm, sul punto a noi non risulta alcuna proposta diretta, una lettera, una mail, un incontro fisico, con cui de Raho abbia avanzato all'oggi consigliere togato, Nino Di Matteo, in via ufficiale la possibilità di reintegro.
Se così fosse stato non fatichiamo ad immaginare che la risposta di Di Matteo non sarebbe stata negativa. Forse il Procuratore voleva dire che lo avrebbe trasmesso in sede di Csm, o che avrebbe voluto farlo, ma che ancora non si era adoperato in tal senso.
Adesso, ascoltando l'intervento in Commissione parlamentare antimafia sappiamo che de Raho ha voluto secretare la risposta sul punto. Un atto assolutamente nelle possibilità del Procuratore, ma, a nostro avviso, quelle spiegazioni avrebbero meritato di essere rese pubbliche, proprio per quanto fu riferito in diretta televisiva.
In questi anni abbiamo apprezzato l'impegno del Procuratore nazionale antimafia nel portare avanti certe indagini ed abbiamo colto con favore il segnale che ha voluto dare venerdì a Reggio Calabria con la sua presenza durante la richiesta delle pene contro Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, accanto al Procuratore di Reggio Giovanni Bombardieri e il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo che aveva appena concluso la requisitoria. Sarebbe stato importante aver chiarito, senza mezze affermazioni o bugie, la vicenda della defenestrazione di Di Matteo. Lo ripetiamo. Se davvero avesse voluto reintegrare Di Matteo il Procuratore nazionale antimafia lo avrebbe potuto fare in pochi secondi, con un semplice click, così come aveva fatto quando lo aveva defenestrato dal pool stragi con effetto immediato. Invece così non è stato. Perché, dunque, mentire? Speriamo che il Csm riprenda in mano quella pratica secretata e faccia finalmente chiarezza una volta per tutte.

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