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di Giorgio Bongiovanni
In Palestina un nuovo genocidio

La persecuzione degli ebrei e l'aberrante e nefasta pulizia etnica attuata da Hitler e dalla Germania Nazista, e non solo, dal 1933 al 1945, torna, con prepotenza, alla ribalta. Oggi, però, a morire falcidiati dall’odio e dall’ignoranza non sono i 6 milioni di ebrei portati nei campi di concentramento nel nord Europa.
In Israele accade che, da oltre 70 anni, i nipoti delle vittime dell’Olocausto si stanno colpevolmente trasformando negli autori di un nuovo olocausto, questa volta perpetuato sulla pelle di un altro popolo, quello dei loro "fratelli" palestinesi.
Non è un film ma, per assurdo, così come accade nella pellicola “Rapina a Stoccolma”, dove l’ostaggio si innamora del suo rapitore, gli Israeliani si sono "innamorati" dei loro carnefici, i nazisti, attuando quel medesimo, folle, "genocidio quotidiano".
Spesso la campagna nazista e segregazionista adottata dai governi israeliani sinora succedutisi, appoggiati da gran parte della popolazione, è stata giustificata con la difesa dall’"estremismo islamico” di alcune fazioni armate palestinesi. Certo, nessuno mette in discussione che alcuni gruppi di matrice islamica abbiano compiuto attacchi terroristici, sia in Israele che in altre zone del mondo, ma ciò non legittima lo Stato con la Stella di David a commettere gli stessi crimini, se non di peggiori. Né tantomeno ad attuare misure illegali, fatte passare come misure di sicurezza, ergendosi poi a “unica democrazia del Medio Oriente”. Israele, infatti, nonostante sia la patria di grandi intellettuali come Ilan Pappé e Amos Oz, è governato da uomini fanatici che rispondono al braccio più nero del sionismo. Personaggi che per certi aspetti ricordano i Farisei che assassinarono Gesù Cristo, capaci di anteporre il potere e la politica al valore della fratellanza e dell'uguaglianza tra i popoli.
I primi di gennaio l'Unione Europea ha condannato la decisione di Israele di costruire circa 2mila nuove unità abitative per portare 1 milione di israeliani nei prossimi 10 anni in Cisgiordania, in grandissima parte nei territori rivendicati dalla Palestina.
Un provvedimento ritenuto illegale, oltre che "un grave ostacolo al raggiungimento della soluzione a due Stati e una pace giusta, duratura e globale, come ribadito da una risoluzione Onu". L'Europa ha chiesto "al governo israeliano di conformarsi pienamente al diritto internazionale" e di fermare "la violenza dei coloni".
Ma è evidente che Israele continua a perseverare nel suo delirio di onnipotenza.
E quel che è accaduto la scorsa domenica nella Striscia di Gaza, dove quasi 2 milioni di palestinesi vivono schiacciati dal tallone militare israeliano (qui l'articolo del nostro redattore Karim El Sadi), è solo l’ultimo episodio di una campagna fascista e profondamente razzista che deve portare i paesi europei a porre fine alle ambizioni di Israele di entrare nell’Unione Europea, interrompendo rapporti diplomatici, commerciali o di qualsiasi altro tipo. Senza se e senza ma. Almeno finché il fascismo, l'estremismo, la persecuzione e il militarismo continueranno ad avere spazio nel sedicente “Stato Ebraico”.
Pertanto, in attesa che tali crimini abbiano fine, l’unica cosa che ci sentiamo di dire da cittadini di un Paese laico e democratico è “ravvedetevi, ravvedetevi, ravvedetevi!”.

In foto: il presidente israeliano Benjamin Netanyahu © Imagoeconomica

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