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di Giorgio Bongiovanni e Karim El Sadi
Il consigliere togato del Csm Nino Di Matteo, dopo la deposizione del capo mafia di Brancacccio Giuseppe Graviano al processo che si celebra a Reggio Calabria "'Ndrangheta Stragista", ha rilasciato alcune dichiarazioni all’AdnKronos. “Non entro nel merito delle nuove dichiarazioni di Giuseppe Graviano. - ha esordito - E’ certo, però, che anche nella sentenza definitiva di condanna del senatore Marcello Dell'Utri sono stati ricostruiti rapporti stabili e duraturi tra Berlusconi e Cosa nostra. Sembra che in questo Paese - ha commentato Di Matteo - certe cose non possano nemmeno essere ricordate e che chi si ostina a farlo sia destinato, come è capitato a me ed ai miei colleghi, per queste indagini, ad essere additato come un visionario fanatico". Graviano è stato sentito stamane dal pm Giuseppe Lombardo al quale ha clamorosamente rivelato di avere incontrato nel 1993 l'ex premier Silvio Berlusconi a "Milano 3" confermando alcune delle intercettazioni captate dalle cimici nel carcere di Ascoli Piceno mentre parlava con il boss Umberto Adinolfi. Intercettazioni, queste, depositate al processo sulla trattativa Stato-Mafia dove Nino Di Matteo rappresentava l’accusa insieme ai pm Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Vittorio Teresi, i quali durante la requisitoria del processo avevano dichiarato nero su bianco che ''le parole del boss di Brancaccio (Giuseppe Graviano, ndr) evocano un rapporto di natura paritaria con Berlusconi.
Alla luce di ciò ci auguriamo che le dirompenti dichiarazioni del boss stragista Giuseppe Graviano vengano raccolte dalla corte d’Assise d’Appello di Palermo dove si celebra il processo trattativa Stato-Mafia, presidente Angelo Pellino.

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