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di Giorgio Bongiovanni - Video
Ad inizio mese, in quelle sale cinematografiche che hanno avuto la possibilità di raggiungere un accordo con il distributore italiano e la piattaforma Netflix, è stato proiettato in lingua originale, sottotitolato in italiano, l'attesissimo film di Martin Scorsese, The Irishman. Per vedere il film in anteprima, anticipando la diffusione in rete che inizierà il 27 novembre, ho percorso 150 km, arrivando fino a Venezia ma ne è valsa decisamente la pena.
Una pellicola che nella sua rappresentazione cinematografica già si presenta come un capolavoro grazie alla partecipazione degli "Dei dell'Olimpo del cinema" come Robert De Niro ed Al Pacino, coadiuvati da due grandissimi Joe Pesci ed Harvey Keitel, autori di un'interpretazione magistrale e forse tra le più importanti della loro carriera.
Il film, della durata di tre ore e mezza, abbraccia un arco storico di cinquant’anni, dal secondo dopoguerra all’inizio degli anni Ottanta. In particolare si concentra sul racconto della misteriosa storia di Jimmy Hoffa (Pacino), sindacalista e fondatore della International Brotherhood of Teamsters, condannato per corruzione in seguito alla sua complicità con la mafia. Hoffa scomparve il 30 luglio del 1975 dal parcheggio del ristorante Machus Red Fox, presso Bloomfield. Fu dichiarato legalmente morto solo nel 1982, e il suo caso è tutt'oggi enigmatico.
Robert De Niro interpreta l'irlandese Frank Sheeran, il sicario della mala nonché funzionario di alto livello dell’International Brotherhood of Teamsters, mentre Joe Pesci, la cui interpretazione è davvero sorprendente, è Russel Bufalino, mafioso americano di origini siciliane che divenne il capo della famiglia criminale della Pennsylvania nord-orientale che governò dal 1959 al 1989.



La sceneggiatura del film si ispira al libro "I Heard You Paint Houses" (nello slang significa compiere un omicidio, “dipingere le pareti con il sangue”), di Charles Brandt, in cui Sheeran ha raccontato diversi dettagli della storia del tempo.
Ed era forse dai tempi della saga de "Il Padrino" che non si assisteva ad un kolossal tanto forte nell'affrontare temi tanto delicati.
Il film, senza troppi sensazionalismi o effetti speciali (se non quelli usati per ringiovanire gli stessi attori) offre un viaggio grandioso attraverso i segreti del crimine organizzato, tra i suoi meccanismi interni, le rivalità e i legami con la politica permettendo di comprendere quella che era la potenza di Cosa nostra americana negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Ed è per questi aspetti che i giovani dovrebbero vedere questo film.

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