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andreotti giulio c krancic sul divodi Giorgio Bongiovanni
Papa Francesco agisca immediatamente. Va fatto, a furor di popolo, Santo subito il senatore Giulio Andreotti, fedele cattolico praticante, autore di miracoli divini. Uno su tutti: aver sconfitto la mafia siciliana.
Sì è evidente che grazie a Giulio Andreotti oggi la mafia, organizzazione criminale ultra secolare, non c'è più. "Il Divo" Giulio, con la sua morte, ha portato al suicidio collettivo di tutti i capimafia e dei soldati delle mafie. Egli, Giulio Andreotti, forse è davvero un vero Padre della Patria che dalla Casa del Padre di Cristo ci osserva, beato come nostro Salvatore.
È questa la sensazione che abbiamo leggendo al notizia della presentazione, al Senato della Repubblica, degli scritti post mortem del sette volte Presidente del Consiglio. Un processo di "auto beatificazione" in cui sostiene di "non aver mai avuto a che fare con la mafia" (anche se nella sentenza del processo nei suo confronti si parla di prescrizione, ndr) e di non aver avuto a che fare con il caso Pecorelli.
In tanti erano presenti per manifestare memoria e devozione per il Senatore "Eternum". Tra gli altri vi era anche Gianni De Gennaro, noto collaboratore di Falcone e grande estimatore del "buon Giulio". La storia, però, è un'altra cosa ed è scritta negli atti e nelle carte.
Nella sentenza è scritto che Andreotti si incontrò per due volte con l'allora capo dei capi di Cosa nostra, Stefano Bontate, prima per una trattativa con l’organizzazione criminale che evitasse l’uccisione di Piersanti Mattarella (ucciso il 6 gennaio 1980), poi per "chiedere conto" al Bontate della scelta di sopprimere il Presidente della Regione Siciliana. Questa è la realtà dei fatti che i nostri nipoti potranno leggere nelle Università italiane in un mondo diverso. Un mondo dove gli assassini, i criminali, i cinici, e quelle figure che hanno stretto patti con Belzebù, come Giulio Andreotti, saranno posti in luoghi come l'Ade o i Gironi Infernali danteschi.

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