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20171230 codice buscetta tg2di Giorgio Bongiovanni - Video
Repetita iuvant” dicevano i latini. Un detto più che mai vero se si riguarda lo splendido docufilm del collega del Tg2 Francesco Vitale, “Il codice Buscetta”, andato in onda per la prima volta nel 2014 ma che è possibile rivedere su RaiPlay.
Tommaso Buscetta è il collaboratore di giustizia le cui dichiarazioni furono un vero terremoto all’interno dell’universo di Cosa nostra. Un contributo importante che permise ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino di Istruire il maxi processo. Il dossier di approfondimento sul “boss dei due mondi”, visto diciassette anni dopo la sua morte, ripropone importanti interrogativi. Nell’inchiesta viene ricostruita la sua figura carismatica ma anche il ruolo cardine avuto in senso all’organizzazione mafiosa. Vitale ha raccolto testimonianze di giornalisti come Saverio Lodato (nostro editorialista ed autore del libro “La mafia ha vinto” in cui negli Stati Uniti intervista per l’ultima volta lo storico pentito) o anche quelle di altri pentiti come Gaspare Mutolo. Ma non è solo la storia dell’ex boss a suscitare interesse. Elementi importanti vengono svelati dal giornalista e poi senatore Sergio De Gregorio (quello dello scandalo sulla compravendita dei senatori da parte dell’ex premier Silvio Berlusconi) il quale rivela che quando intercettò nel 1995 “don Masino” in una nave di crociera sul Mediterraneo, poco tempo prima della storica deposizione al processo Andreotti, non si trattò di un incontro casuale ma fu frutto di una “soffiata” anonima. Storia e foto finirono sui giornali, allo scopo di screditare Buscetta e De Gregorio spiega anche che su quella nave, stranamente, c’erano anche dei mafiosi di Marano (paese del napoletano, che facevano parte della famiglia Simioli, che erano stati accusati proprio da Buscetta nell'ambito delle indagini sul clan Nuvoletta, la storica famiglia combinata da Riina in persona. Secondo De Gregorio questi soggetti avrebbero potuto compiere una strage proprio per uccidere l’ex capomafia.
Ma l’elemento più importante riguarda quel che viene riferito dall’ex avvocato di Buscetta, Luigi Li Gotti: “Parlando della politica parlava di politici uomini d’onore, politici di livello nazionale da lui conosciuti e che avevano fatto anche buone carriere nell’ambito dell’Antimafia”.
Chi sono questi soggetti? Li Gotti dichiara che quei nomi non vennero mai “verbalizzati” in nessun interrogatorio ma che il pentito li riferì a lui e ad “un altro paio di persone”. “Queste cose - aggiunge - le aveva anche scritte ma non in un verbale. Diceva anche che poteva aprire altri fronti”. Quando Vitale chiede a Li Gotti di fare i nomi, però, l’avvocato preferisce trincerarsi dietro al silenzio. Resta l’alone di mistero e la sensazione che Buscetta, per dirlo con le parole di Saverio Lodato, avrebbe davvero potuto essere “l’angelo sterminatore” non solo della mafia militare ma anche della “mafia-Stato” salita sugli scranni del Parlamento.

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