di Giorgio Bongiovanni
Nordio abbandoni le schiforme e si curi le ferite in casa
Non c'è mai limite al peggio della politica. Dopo aver visto gli scatti indecenti di Chiara Colosimo, oggi presidente della Commissione parlamentare antimafia, immortalata con lo stragista Luigi Ciavardini, ex componente dei Nuclei Armati Rivoluzionari, ed in un'altra occasione con un busto del Duce in primo piano, oggi è il turno di un'altra foto che vede protagonisti il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro e Giusy Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia.
L'immagine che li vede entrambi seduti al tavolo all'interno del locale la Bisteccheria d’Italia, finito al centro delle cronache perché collegato alla srl Le 5 Forchette, in cui fino a poche settimane fa erano soci Delmastro e altri politici di primo livello di Fratelli d’Italia in Piemonte.
Cosa c'è di strano? Semplice. Amministratrice unica e socia di maggioranza della srl collegata al ristorante è Miriam Caroccia, figlia 19enne di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso. E come noto alle cronache Caroccia è un prestanome del clan Senese, uno dei più pericolosi di Roma.
Lo scatto è stato pubblicato da “Il Fatto Quotidiano”.
Dopo lo scoop del Fatto, che aveva rivelato la sua partecipazione alla società della famiglia di Caroccia, Delmastro aveva sostenuto di non sapere chi fosse il padre della sua socia, anche se nell'ottobre del 2023 (cioè prima della costituzione della srl) era stato fotografato all’interno del vecchio ristorante della famiglia romana Da Baffo.
La foto del 2025 non lascia spazio ad incomprensioni. E' stata scattata all'interno del ristorante gestito da Mauro Caroccia finché era a piede libero. Delmastro si trova lì assieme ai suoi fedelissimi. E vi è anche Bartolozzi, capo di Gabinetto del ministro Nordio, recentemente finita al centro delle polemiche per la frase contro la magistratura, definita “plotone d’esecuzione”, già indagata per false informazioni al pm nella vicenda del caso Almasri.
Come scrive Il Fatto quando è stata scattata la foto – il 3 giugno del 2025 – Caroccia era stato condannato nell’appello bis per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso ed era in attesa della sentenza di Cassazione, poi giunta nel febbraio di quest'anno.
Delmastro dopo la condanna è uscito dalla srl, dicendo di aver appreso solo in quel momento chi fosse il padre della socia. Poco importa se nella Capitale fosse abbondantemente noto chi fosse il vero gestore del locale. 
Giusy Bartolozzi e Andrea Delmastro all'interno del locale la Bisteccheria d’Italia
Ma non finisce qui. Perché Delmastro, che aveva lasciato intendere di aver preso le distanze da certi ambienti, è tornato nel ristorante Bisteccheria d'Italia nel gennaio 2026, così come ha pubblicato il Domani. Una foto che lo vede assieme a Raffaele Tuttolomondo, sindacalista della polizia penitenziaria. Tutto questo è avvenuto nel pieno della campagna per il referendum costituzionale sulla riforma della magistratura.
Dimissioni Delmastro
Quale scusa troverà questa volta il sottosegretario? Si era dimenticato del curriculum di Caroccia?
Se avesse un minimo di buonsenso dovrebbe dimettersi immediatamente.
Sullo scandalo Delmastro facciamo nostre le osservazioni del senatore del Movimento Cinque Stelle Roberto Scarpinato.
“La sua carica lo obbligava, per senso elementare di responsabilità istituzionale, a verificare in modo approfondito la biografia familiare di quella diciottenne. Se non lo ha fatto dimostra di non avere i requisiti per continuare a coprire quella carica. Se invece lo ha fatto, la vicenda è ancora più inquietante” ha detto oggi in un'intervista a La Stampa. “Per valutare la gravità del caso - ha aggiunto - occorre premettere che il clan Senese fa parte del Gotha della mafia nazionale ed è al centro del processo Hydra”. “Delmastro e politici di primo piano di FdI in Piemonte - ha proseguito Scarpinato - hanno costituito una società con la figlia diciottenne di uno dei più noti prestanome dei Senese da anni sotto processo e condannato con sentenza definitiva. Non entro in valutazioni penali che non mi competono, ma è indubbio che siamo molto al di là della leggerezza”. Come ricordato in precedenza Delmastro ha detto di avere lasciato le quote dopo avere scoperto il legame con il clan. "È evidente – ha affermato ancora - che nessuno costituisce una società con una diciottenne che detiene la maggioranza delle quote ed è amministratrice, senza prima informarsi di quale gruppo familiare quella ragazzina faccia parte, quali competenze abbia quel gruppo nel settore della ristorazione, quale sia la sua solidità economica". Il sottosegretario poteva non sapere che la sua socia in affari era la figlia di quello che è considerato uno dei prestanome di Michele Senese? “Non stiamo parlando di un comune cittadino - ha ancora detto l'ex procuratore generale di Palermo -, ma di un esperto avvocato penalista e di uno dei massimi vertici delle istituzioni che aveva tutti gli strumenti necessari per rendersi conto di chi erano i suoi soci in affari. La società è stata costituita e mantenuta in vita quando Delmastro rivestiva la delicatissima carica di sottosegretario alla Giustizia”.
E a rendere ancor più grave la vicenda è il fatto che il clan Senese, come sta emergendo dal processo Hydra, fa parte del Gotha della mafia nazionale. 
Andrea Delmastro insieme a Raffaele Tuttolomondo
“Un processo che - come ha ricordato Scarpinato - riguarda un sistema criminale integrato tra la mafia siciliana facente capo a Matteo Messina Denaro, la 'Ndrangheta e appunto il clan Senese, che da anni ha affermato il suo dominio in Lombardia, estendendosi in Piemonte, con proiezioni internazionali”.
Aspetto inquietante di questi giorni è che “è stato trovato morto nella sua cella un collaboratore di giustizia (Bernardo Pace, ndr) che si accingeva a rivelare il reticolo di complicità di colletti bianchi di questo sistema criminale e che, nonostante avesse manifestato il timore di essere ucciso, non era stato adeguatamente protetto all’interno del carcere, la cui gestione fa capo al Ministero della Giustizia”. Un suicidio in apparenza, ma restano dubbi. “Si sospetta sia un omicidio e un avvertimento a tenere la bocca chiusa a colletti bianchi del clan Senese recentemente arrestati e a conoscenza di tutti gli affari e gli investimenti dei Senese”.
A quanto è dato sapere Pace era stato trasferito il 21 febbraio dall’alta sicurezza di Opera a Torino. Il 24 febbraio aveva reso un secondo verbale in cui parlerebbe di un livello superiore di Hydra. Due giorni dopo i pm avevano scritto al carcere per raccomandarsi delle sue condizioni di salute.
Altro aspetto emerso è che il pentito aveva un cancro, gli restavano cinque anni di vita, ripeteva di voler stare con la moglie e i nipoti. Non mangiava per paura di essere avvelenato. Poi, la morte: trovato senza vita nel bagno della sua cella con un cavo attorno al collo, così duro che non riuscivano a reciderlo. Dove lo ha preso? Silenzio assoluto. La procura di Torino ha aperto un fascicolo. Ma perché un detenuto che ha appena deciso di collaborare dovrebbe togliersi la vita nel momento in cui inizia a parlare? Aspettava di uscire per motivi di salute, a breve il tribunale doveva esprimersi sulla richiesta.
Chissà cosa ne pensa Delmastro, che è sottosegretario alla giustizia con delega al Dap, su questa vicenda. 
Foto pubblicata su Tik Tok da bisteccheriadabaffo con Delmastro e un appartenente al clan Senese
Il silenzio di Nordio
Ma quello del sottosegretario non è l'unico silenzio che pesa in questi giorni.
Dopo gli scoop del Fatto e de Il Domani anche il ministro Nordio potrebbe avere la decenza di dire qualcosa. Ma forse ci aspettiamo troppo.
Difficile aspettarsi altro se si considera che ad oggi il Guardasigilli non ha mai provato vergogna nell'avere nella sua coalizione un partito fondato da un uomo della mafia a tutti gli effetti come Marcello Dell'Utri (condannato in via definitiva a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa) ed un altro che da imprenditore la mafia la pagava, come Silvio Berlusconi.
Quello stesso Berlusconi a cui alcuni dedicano la sua “schiforma della giustizia” che è stato anche un pregiudicato condannato in via definitiva a quattro anni per frode fiscale (pena scontata), salvato da numerose leggi ad personam e prescrizioni in altri processi e fino alla sua morte indagato dalla Procura di Firenze, assieme all'ex senatore Marcello Dell'Utri, come mandante esterno delle stragi del 1993.
Forse farebbe meglio a lasciar perdere la sua schiforma e ad occuparsi delle ferite in casa propria.
Foto di copertina © Imagoeconomica
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