"Siamo in un periodo storico tra i peggiori della vita repubblicana. Questo è tempo di violenza, di prepotenza. Il tempo degli assassini, dei complici, degli assassini. A livello internazionale e di mafiosità della vita politica. E oggi la linea di frattura non è tra destra e sinistra, ma tra amici della Costituzione, nemici e falsi amici della Costituzione, che corrisponde alla linea di frattura tra il basso e l'alto. Perché i nemici della Costituzione sono i soliti vecchi padroni delle ferriere che prima erano latifondisti agrari, ora sono le grandi multinazionali dell'high tech, dell'industria, delle armi, delle banche. E i fascisti sono quelli che usano il manganello per i padroni".
E' questo il quadro che il senatore Roberto Scarpinato fa in questa anticipazione dell'intervista, rilasciata al nostro direttore Giorgio Bongiovanni, che verrà pubblicata in due parti tra domenica 15 e martedì 17 marzo.
L'ex Procuratore generale di Palermo affronta più argomenti: dal prossimo referendum costituzionale sulla riforma della magistratura, ai nuovi rapporti tra i sistemi criminali. E poi ancora le minacce, le delegittimazioni e le condanne a morte che vengono espresse contro quei magistrati che non si arrendono nella ricerca della verità sulle stragi. Quindi l'analisi sul nostro Paese, costretto spesso a non perseguire i propri interessi, ma quelli degli Stati Uniti d'America.
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"Questa non è più una tesi - dice Scarpinato - è una verità processuale perché nelle sentenze che riguardano la strage della Banca dell'agricoltura a Milano nel sessantanove, la sentenza sulla strage di Brescia, la sentenza sulla strage di Bologna è acclarato il ruolo che hanno svolto uomini dei servizi dell'intelligence americana nelle stragi, coprendo esecutori materiali neofascisti, occultando delle prove, pilotando le stragi in modo da alimentare una strategia della tensione il cui scopo era sostanzialmente quello di impedire in tutti i modi che forze della sinistra potessero entrare nell'area di governo. Che l'Italia sia stata condannata a essere una colonia degli Stati Uniti, un paese a sovranità limitata, è una verità storica. Questo condizionamento della parte più retriva dell'amministrazione americana prima era occulto, oggi è plateale".
Foto © Paolo Bassani
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