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di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari

Il Guardasigilli afferma che al Csm c'è "un sistema para-mafioso", ma usa solo una parte del pensiero del magistrato

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in un’intervista pubblicata sui quotidiani del gruppo Nord-Est Multimedia (Mattino di Padova, Messaggero Veneto e altri), parlando del referendum sulla magistratura, rivendicando la scelta del sorteggio, alza il livello dell’attacco alle toghe: “Il sorteggio rompe questo meccanismo para-mafioso, questo verminaio correntizio, come l’ha definito l’ex procuratore antimafia Roberti, poi eletto con il Pd al Parlamento europeo. Un mercato delle vacche. Lo scandalo Palamara ha mostrato tutto questo: ma hanno messo il coperchio su questo scandalo, quattro o cinque disgraziati costretti alle dimissioni e poi nulla è cambiato”.
Un'affermazione che ha scatenato le reazioni dell'Anm e dei leader delle opposizioni.
A sua difesa il Guardasigilli gioca sporco e tira in ballo il magistrato Nino Di Matteo.
“Non capisco tanta indignazione scomposta alle mie dichiarazioni sulle correnti del Csm - ha detto - Io mi sono limitato a citare le affermazioni di Nino Di Matteo, un noto pm preso a modello dal Pd e dalla sinistra, riportate dal Fatto Quotidiano e da altri giornali, quindi fonti non particolarmente vicine a noi, nel settembre 2019. Di Matteo parlò di mentalità e metodo mafioso. Altri esponenti del 'partito del No' si sono espressi, a suo tempo, in modo anche più brutale. Ne faremo un elenco e lo pubblicheremo”.
Il ministro, nel suo intervento, omette alcuni dettagli.
Ad esempio che sono sempre stati i rappresentanti della maggioranza al Csm a “salvare” i magistrati coinvolti nelle chat dell’ex pm radiato (in alcuni casi addirittura promuovendoli).
Inoltre non dice di aver chiamato una di loro, Rosa Sinisi, come dirigente al ministero. E omette pure di citare il caso di Cosimo Ferri, uno dei principali protagonisti dello scandalo, salvato da una probabile radiazione dal Parlamento, che (coi voti del centrodestra) ha negato al Consiglio l’uso delle intercettazioni. 
Non solo.
Tirando in ballo Di Matteo decontestualizza e non riferisce una parte importante delle considerazioni che furono fatte dal sostituto procuratore nazionale antimafia subito dopo lo scandalo Palamara. 





Di Matteo quando spiegò i motivi che lo avevano portato a candidarsi per il Csm aveva denunciato la "degenerazione del correntismo" evidenziando come "l'appartenenza a una cordata è l'unico mezzo per fare carriera e avere tutela quando si è attaccati e isolati, e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso".
Tuttavia aggiungeva che non era necessaria "una riforma punitiva del Consiglio superiore della magistratura, ma bisogna dargli l'autorevolezza di organo costituzionale senza distinzioni legata all'apparenza o al gradimento politico".
E già all'epoca Di Matteo si era detto contrario all'ipotesi di sorteggio per l'elezione dei togati. "Rispetto i colleghi che lo hanno proposto per superare il correntismo, ma è incostituzionale - aveva affermato- E inammissibile che magistrati che decidono su ergastoli e patrimoni non possano avere competenza e autorevolezza per eleggere i consiglieri del Csm".
In un'intervista trasmessa da Non è l'Arena nel 2020 aveva avuto modo di spiegare ulteriormente il proprio pensiero: "Privilegiare nelle scelte che riguardano la carriera di un magistrato il criterio dell'appartenenza ad una corrente o ad una cordata di magistrati è molto simile all'applicazione del metodo mafioso. La valutazione del lavoro di un magistrato o le nomine fatte per incarichi direttivi nei confronti di un magistrato condizionate da un criterio dell'appartenenza sono assolutamente inaccettabili, - aveva detto - lo dissi allora, lo ripeto ancora e adesso che sono stato eletto al Consiglio Superiore della Magistratura la mia battaglia attuale e futura sarà sempre quella di cercare di dare un taglio netto o di contribuire a dare un taglio netto a questa mentalità”. 


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Palazzo Bachelet, sede del CSM


Dunque Di Matteo parlava anche della necessità di una "svolta etica, un cambiamento vero che deve riguardare la mentalità dei consiglieri ma deve riguardare la mentalità di tutti magistrati”. “L’appartenenza - aggiungeva - non può condizionare le scelte, quando si tocca il fondo è il momento buono per ripartire e in questo momento come si suol dire il re è nudo, dobbiamo trovare la forza necessariamente a tutti costi di invertire per primi noi la rotta, prima che invece qualcuno possa approfittare di questa situazione di difficoltà della magistratura, di mancanza di credibilità della magistratura per riforme che hanno uno scopo che noi non possiamo mai accettare, quello di sottoporre di fatto la magistratura a un controllo da parte del potere politico".
Parole profetiche. Perché è proprio sfruttando degli scandali interni della magistratura che questo governo mira a cambiare la Costituzione per poi mettere la magistratura sotto il tacco della politica.
E' questo il vero obiettivo di questo Governo. E Di Matteo sul punto è intervenuto più volte mettendo in evidenza come la riforma non risolverà la patologia del correntismo interno al Csm, tanto che "si passerà dalla patologia del correntismo delle correnti dei magistrati alla patologia del correntismo politico”. 
Caro ministro Nordio, creare una riforma nella schiforma usando le dichiarazioni passate di un magistrato come Nino Di Matteo, decontestualizzandole ed assolutamente all'antitesi di questa sporca propaganda elettorale, non è né nobile né etico. 

Foto © Imagoeconomica 

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