di Giorgio Bongiovanni
In questi giorni è uscito il libro curato da Daniele Gabbrielli (vicepresidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili) e Giuseppe Galasso (Coordinamento nazionale delle Associazioni e familiari di vittime delle stragi e attentati) dal titolo eloquente: “Quanto manca alla verità su stragi e attentati” edito da Terra Somnia (casa editrice che vede tra i fondatori Paolo Miggiano e Brizio Montinaro).
Una pubblicazione utile e necessaria che, raccogliendo più saggi, porta il lettore a riflettere su ciò che è avvenuto nel corso della nostra storia, attraversando il lungo elenco delle stragi di Stato fino ad arrivare ai giorni nostri.
Si fa riferimento a processi, inchieste, depistaggi e snodi istituzionali, passando in rassegna tutto ciò che è fin qui emerso, ma anche evidenziando i punti oscuri che vedono la presenza di mandanti e concorrenti esterni dietro le stragi.
A firmare il libro, che vede anche la prefazione del sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, vi sono Luigi Dainelli (presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili), Paolo Lambertini (presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna), Salvatore Borsellino (presidente del Movimento delle Agende Rosse), Daniela Chironi (ricercatrice di Scienza Politica, Scuola Normale Superiore di Pisa e Firenze), i giornalisti Stefania Limiti, Antonella Beccaria, Attilio Bolzoni, Aaron Pettinari, Paolo Mondani, Stefano Brogioni, Stefano Baudino e Attilio Bolzoni, il saggista Roberto Valtolina e la scrittrice Anna Vinci.
L'idea del libro è quella di "costruire una memoria condivisa responsabile e non di parte, perché certe tragiche circostanze non debbano mai più ripetersi - hanno spiegato i curatori Gabrielli e Galasso in un'intervista al Corriere di Siena - C'è chi vorrebbe che tutto fosse archiviato, sentendosi probabilmente ancora legato ai responsabili di complicità o coperture, oppure per aver trattato con la criminalità, impunità e salvacondotti e in tal modo per potersi riaccreditare pro futuro con una nuova immagine che in realtà non sarebbe altro che una maschera che nasconde eredità e interessi del peggior passato. Rimane ancora aperta la verità giudiziaria, senza la quale c'è sempre il rischio del revisionismo e la possibilità del Riproporsi di questo Passato". "In tal senso - hanno aggiunto - più che andare a ricercare nuove norme sarebbe opportuno applicare seriamente e con efficacia quelle esistenti, considerato che si sono dimostrate adeguate nella lotta per sconfiggere il terrorismo e, quando abbiamo avuto gli uomini giusti, anche la Mafia. Il tema del pentitismo è un altro aspetto da non sottovalutare. Al di là delle responsabilità penali, ci sono sicuramente persone che sono state testimoni di fatti importanti. L'appello è perciò "chi sa, parli" liberando la propria coscienza, sgretolando il muro di omertà con il quale si è tentato a più riprese di isolare queste vicende e nascondere la complessiva trama eversiva. Decisivo è anche il ruolo delle associazioni di familiari e vittime delle stragi e attentati che stanno finalmente agendo in coordinamento per svelare una verità di stragi che ha molti punti in comune, se non episodi di una stessa trama eversiva, come dimostrerebbe la costante presenza di depistaggi a vario livello se non addirittura da parte degli stessi protagonisti".
Con un linguaggio semplice ci si rivolge a tutti i cittadini, soprattutto alle giovani generazioni, per far comprendere che certi fatti non sono solo appartenenti alla storia del passato, ma anche del presente.
Il libro viene distribuito gratuitamente, soprattutto scaricandolo in versione integrale dal sito dell’editore Terra Somnia.

Gli autori, Daniele Gabbrielli e Giuseppe Galasso
Il valore della memoria
La prefazione del sostituto procuratore nazionale antimafia per il libro “Quanto manca alla verità su stragi e attentati”
di Nino Di Matteo
Sono felice ed onorato di poter scrivere la prefazione a questo testo, molto importante, non solo per i contenuti e i contributi offerti da studiosi, saggisti e giornalisti sulle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese, ma anche per un altro motivo, forse ancora più importante: il testo è curato, oltre che dall’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili, anche dal Coordinamento nazionale delle Associazioni e dei familiari di vittime di stragi ed attentati.
La creazione di un coordinamento rappresenta finalmente un salto di qualità nella battaglia civile per la verità e la giustizia.
Il coordinamento abbraccia, per la prima volta in un contesto unitario, l'ansia di verità e giustizia di familiari di vittime di gravissimi delitti solo apparentemente lontani e slegati l’uno dall’altro, nella realtà invece strettamente connessi perché frutto di un sistema criminale integrato. Un complesso sistema nel quale mafia, massoneria, gruppi politici eversivi, hanno agito, ora separatamente ora in perfetta e contestuale simbiosi, allo scopo di affermare un potere (con diramazioni anche internazionali) parallelo e contrapposto a quello istituzionale disegnato dalla nostra Costituzione.
La brillante intuizione che sta alla base della creazione del Coordinamento nazionale è quella di collegare i fatti e le vicende gli uni agli altri, di non fermarsi ad un'analisi superficiale di ciascuno degli episodi delittuosi che hanno segnato tristemente la storia della nostra Repubblica, ma di aprirsi ad una illuminante visione di contesto.
Collegare i fatti l'uno agli altri, cercare di non cadere nella tentazione di spezzettare, atomizzare, contesti che invece devono essere valutati in termini complessivi. Questo è ciò che magistrati, investigatori, politici, giornalisti e storici dovrebbero fare per comprendere realmente ciò che è accaduto.
Un'esigenza alla quale certamente non si sta ispirando in questo momento l'attività della Commissione parlamentare antimafia che dovrebbe far luce sulle stragi del Biennio 1992-1994. Ed invece, incredibilmente, piuttosto che approfondire tutti gli aspetti che riguardano le sette stragi commesse in quel periodo in Italia, quella Commissione si concentra soltanto sulla strage di Via D'Amelio. Anzi soltanto su una delle piste, probabilmente tra le più vaghe e inconsistenti, collegata al rapporto mafia-appalti del Ros dei Carabinieri e al presunto interessamento del dottor Borsellino allo sviluppo di quella indagine.
Questo modo di procedere, che trascura tutto quello che avrebbe dovuto essere approfondito in un unico contesto, finisce per costituire un'ennesima occasione persa, se non addirittura, di fatto, l’ultimo e decisivo depistaggio.
Nino Di Matteo © Paolo Bassani
Il Presidente dell’associazione dei Georgofili, Luigi Dainelli, e gli esponenti del Coordinamento nazionale che mi hanno invitato a scrivere la prefazione di questo volume, mi hanno specificato, e di questo ne sono molto contento, che la pubblicazione sarà distribuita in occasione di incontri ai quali si spera parteciperanno molti giovani. È a loro che mi voglio rivolgere, senza nessuna pretesa di insegnare qualcosa, senza nessun atteggiamento paternalistico, invitandoli semplicemente ad apprezzare e coltivare il valore della memoria, a studiare quello che è accaduto, a conoscere ed a valutare, anche in senso critico, gli atti delle inchieste e dei processi sulle tante stragi che hanno insanguinato la nostra storia repubblicana.
Fare memoria, non significa limitarsi ad uno sterile esercizio retorico di emozione per il ricordo delle vittime. Memoria vera è conoscenza ed analisi. Solo in tal modo può crearsi e consolidarsi l’antidoto più efficace al rischio che, oggi e in futuro, possano prevalere logiche criminali occulte in grado di condizionare pesantemente la nostra democrazia.
La lotta per la conservazione della memoria è lotta di tutela della libertà, della dignità di ciascuno di noi.
È indispensabile per la salvaguardia dei valori costituzionali e democratici del nostro Paese.
Eppure, oggi sembrano prevalere le forze che invece, consapevolmente o inconsapevolmente, spingono l'opinione pubblica verso l'oblio. Come se certi fatti ormai lontani nel tempo dovessero essere rimossi, come se ci si dovesse rassegnare al mistero o a verità solo parziali.
Le inchieste e i processi sui fatti di cui parliamo hanno un comune denominatore: hanno accertato, e non sempre, importanti profili di responsabilità nella esecuzione dei delitti, ma non sono riusciti a completare il quadro sui mandanti e sui moventi più recon diti e oscuri.
È come se il percorso di accertamento fosse rimasto in mezzo ad un guado.
Abbiamo oggi un disperato bisogno di coltivare nel Paese, prima ancora che nelle sue Istituzioni, la pretesa che quel percorso di verità sia portato a compimento. A tutti i costi, perché una verità parziale è pur sempre una verità mancata!
Mi rivolgo ai più giovani per ricordare, infine, che il sogno di Giovanni Falcone, che diceva che il fenomeno mafioso, come ogni altro fenomeno umano, dopo aver avuto un suo inizio, avrebbe fatalmente avuto una sua fine, si potrà realizzare soltanto se concorreranno alcune condizioni; non tutto dipende infatti dall'apparato repressivo dello Stato e dal suo efficace funzionamento.
Altrettanto importanti sono altri fattori: quello politico, anzitutto. L'assunzione di responsabilità della politica in una visione di effettiva volontà di stare in prima fila nella lotta alla mafia. Non continuare a delegare il contrasto al fenomeno mafioso soltanto alla magistratura e alle forze dell'ordine, ma acquisire autonoma capacità di denunciare e reprimere ogni forma di contiguità mafiosa. Così hanno fatto in passato politici valorosi come Pio La Torre e Piersanti Mattarella, che quelle oscure collusioni seppero individuare e denunciare, a prescindere e prima ancora delle forze di polizia e della magistratura.
L'altra condizione necessaria per vincere la guerra contro la mafia passa da una vera e propria rivoluzione culturale che deve partire dai più giovani e che toglierà al sistema mafioso il terreno su cui si sviluppa e prospera.
Solo la forza e l’entusiasmo dei giovani può inaridire alla base i capisaldi della mentalità mafiosa: i sistemi clientelari, la sub cultura della raccomandazione, l’accettazione e la ricerca dell'appartenenza partitica, lobbistica o massonica come condizione necessaria per realizzare i propri sogni di vita, il germe letale della rassegnazione che porta a pensare che nulla può cambiare, il bieco opportunismo di chi pensa che certe battaglie non possono essere vinte e che quindi non vale la pena combatterle.
Dobbiamo dare una risposta compiuta all'ansia di verità e di giustizia dei familiari delle vittime di mafia e di terrorismo. Per fare questo ciascuno deve fare la sua parte. Senza paura e con la consapevolezza che la bellezza della verità è già nella sua ricerca.
ARTICOLI CORRELATI
Tescaroli: ''Il diritto alla verità è principio costituzionale, sulle stragi ancora vuoti''
''Entità esterne dietro la Strage dei Georgofili. Basta con silenzi e depistaggi''
Un unico filo nero dietro le stragi italiane: mafia P2 Cia e neofascisti
di Giorgio Bongiovanni
Salvatore Borsellino: ''Sulle stragi vogliamo Verità non l'oblio. Lottiamo per questo diritto''
