di Giorgio Bongiovanni
Il caso della schedatura dei professori "di sinistra" fatto da Azione studentesca
Nei giorni scorsi, in città come Cuneo, Alba, Palermo, Prato, Pordenone e Bergamo, Azione studentesca, gruppo di destra fiorito nelle scuole e legato a Gioventù nazionale, a sua volta costola di Fratelli d’Italia, ha distribuito davanti alle scuole un volantino dal titolo “La scuola è nostra”, nel quale venivano invitati gli studenti a mettersi al lavoro per stilare un report nazionale sulla situazione degli istituti.
Grazie ad un Qr si entrava in un questionario in cui, tra le altre cose, veniva chiesto in maniera esplicita di segnalare se nelle proprie aule ci siano “uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni” e di “descrivere i casi più eclatanti”.
E' inutile girarci attorno: la "schedatura" dei professori di sinistra da parte dei giovani è un atto fascista, degno dell'Opera Nazionale Balilla di un tempo.
Se negli anni Venti il partito fascista controllava l'organizzazione dei giovani indottrinandoli con la scusa dell'assistenza e l'educazione fisica e morale, oggi si va oltre addirittura usando le organizzazioni studentesche per compiere azioni criminali come la creazione di liste di proscrizione verso professori ed intellettuali che vengono considerati oppositori del nuovo regime.
Non stupisce che sul piano politico nazionale non vi sia alcun intervento. Il Presidente del Senato Ignazio La Russa conserva a casa un busto di Benito Mussolini.
La Presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, si concede senza vergogna scatti fotografici con in primo piano il busto del Duce o in pose "poco istituzionali" (per usare le sue stesse parole, assieme al conclamato terrorista Luigi Ciavardini, ex componente dei Nuclei Armati Rivoluzionari già condannato a 30 anni per la strage di Bologna, a 13 anni per l’omicidio del poliziotto Francesco Evangelista e a 10 anni per l’assassinio del giudice Mario Amato).
E' noto che tra le figure di riferimento dell'attuale Premier, Giorgia Meloni, vi sia un "protagonista del neofascismo" come Pino Rauti, fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo e padre di Isabella Rauti, sottosegretario al ministero della difesa.
E' anche noto che in una visione di revisionismo, in un passato non troppo lontano, in Parlamento è stato organizzato un convegno dedicato al generale Gianadelio Maletti, capo del reparto controspionaggio del Sid negli anni ‘70, condannato con sentenza definitiva a 18 mesi per favoreggiamento dei responsabili della strage di Piazza Fontana (altra strage neofascista).
Da tempo, dunque, è in corso una vera e propria attività di riscrittura della storia che riporta alla ribalta il fascismo e quella sua ideologia nefasta.
Apprendiamo che a Pordenone la Procura ha aperto un fascicolo sul manifesto affisso nella scuola e ciò è aggiunto grazie ad un esposto del segretario provinciale del Pd, Fausto Tomasello e il capogruppo in consiglio comunale, Nicola Conficoni.
La nostra speranza è che si vada fino in fondo perché un'iniziativa del genere non può essere derubricata ad una semplice goliardata o un atto di critica politica, ma è un atto intimidatorio che richiama logiche di controllo ideologico.
La nostra Costituzione è antifascista. Ed iniziative del genere non possono essere tollerate.
Rielaborazione grafica di copertina by Paolo Bassani, realizzata con il supporto dell’intelligenza artificiale, non basata su immagini storiche d’archivio
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