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di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari

Ranucci annuncia lo scoop sul programma informatico installato su pc di Procure e Tribunali 

La notizia è di quelle che sono destinate a lasciare il segno. Su 40mila computer dell'amministrazione giudiziaria, usati da dipendenti non togati, giudici e procuratori di ogni ordine e grado, è installato un programma informatico che può permettere di videosorvegliare i magistrati. Lo ha scoperto Report con un'inchiesta che è stata annunciata sui social dal conduttore Sigfrido Ranucci.
"Il software - scrive - si chiama ECM/SCCM (Endpoint Configuration Manager, System Center Configuration Manager), è un prodotto della Microsoft che serve per gestire in modo centralizzato dispositivi, adatto ad esempio alla gestione dei totem di stazioni e supermercati, non certo per le postazioni più sensibili dal punto di vista della sicurezza. Dal 2019 i tecnici del Dipartimento tecnologico del Ministero della Giustizia lo hanno installato su tutti i dispositivi presenti nelle Procure, Tribunali, uffici giudiziari d’Italia. ECM può offrire la possibilità di accedere da remoto anche senza lasciare tracce: il controllo da remoto è disattivato nelle impostazioni di default previste dal Ministero, ma qualsiasi tecnico con permesso di amministratore può attivarlo all’insaputa dei magistrati senza lasciare traccia di eventuali passaggi". 
"Il caso - denuncia ancora Ranucci nel post su Facebook - è stato sollevato da una importante Procura italiana nel 2024 e messo a tacere dai dirigenti del Ministero su richiesta - secondo quanto raccontato da un dirigente ministeriale -, della Presidenza del Consiglio, fornendo rassicurazioni che però, come dimostrerà Report con documenti e testimonianze esclusive, non corrispondono a verità". 
Report, che ha anche annunciato la pubblicazione di una clip di anticipazione, ha anche sentito un testimone che afferma: "I procuratori, i magistrati, i giudici tutti non sanno che mentre pensano di essere da soli nella loro stanza a fare le loro inchieste, le loro indagini, provvedimenti, c'è sempre puntato un occhio vigile sui loro computer. Cioè c'è sempre qualcuno che può videosorvegliare che cosa fanno in ogni momento della loro attività quotidiana, dal mattino in cui entrano in ufficio fino alla sera in cui spengono il computer". Parole gravissime. Se tutto ciò verrà confermato (sperando che anche sul piano investigativo si faccia presto chiarezza), sarebbe gravissimo. Ad essere violato sarebbe l'intero organo dello Stato in quella sua componente che ha il delicatissimo compito di applicare la legge e tutelare i diritti delle persone e dei gruppi sociali, garantendo la giustizia e l'equità. Ad essere messa a rischio non sarebbe solo l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, già costantemente colpita dalla politica (vedi anche l'ultimo progetto di legge con il referendum costituzionale), ma anche il segreto investigativo.  
Un aspetto delicatissimo che riguarda tutte le indagini, anche quelle più delicate sui mandanti esterni delle stragi, i sistemi criminali e quegli apparati di potere che non vogliono la verità. 
Perché il ministero della Giustizia ha permesso l'installazione di un tale dispositivo? Difficile credere all'ingenua inconsapevolezza del rischio. Il sospetto di essere di fronte ad una nuova Ovra o Gestapo, la polizia segreta dei regimi fascisti e nazisti, creata per controllare e sorvegliare le azioni di eventuali oppositori, e sopprimere il dissenso. 
Non è un segreto che questo governo, che già vede ai suoi vertici sostenitori ed "amici" di criminali nazifascisti, vede nella magistratura un nemico. 
Si spiegherebbe così la volontà di controllare e spiare la loro attività. Se così è sarebbe l'ennesimo atto scellerato. Ed ai cittadini non resterebbe altro che scendere in strada come i partigiani e fare la "guerra", ribellandosi a questa nuova dittatura mascherata da democrazia.  

Foto © Imagoeconomica 

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