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L’élite finanziaria che tiene in ostaggio il pianeta, tra guerre, caos e criminalità: un calcolo spietato per accrescere i profitti

"Il denaro è la forma in cui la volontà di potenza si manifesta nel mondo della civilizzazione in declino. [...] La dittatura del denaro è il segno della fine", scriveva Oswald Spengler nel tramonto dell'Occidente.
Parole incomprensibili nel 1923, anno di pubblicazione del secondo volume dell’opera, ma che oggi mostrano tutta la loro spaventosa concretizzazione in questa realtà distopica.
Come un cancro in fase terminale oggi il denaro ha posto l’uomo in lotta con sé stesso e con l’intero Pianeta da depredare che ormai non è più sufficiente.
I numeri parlano chiaro. Il World Inequality Report 2026, pubblicato nei giorni scorsi, rivela che lo 0,001% della popolazione mondiale - meno di 60.000 persone - controlla una ricchezza tre volte superiore a quella detenuta dalla metà più povera dell'umanità. Si tratta di una concentrazione di risorse che non ha paragoni nella storia recente.​

I padroni del mondo

Tra loro ci sono i Titans of Capital, nome di uno studio pubblicato da Phillips, sociologo della Sonoma State University che ha identificato con precisione chirurgica le 10 maggiori società di asset management del mondo.
Il potere reale – spiega invece ne “I Padroni del mondo” Alessandro Volpi, storico dell’economia all’Università di Pisa - non è infatti più nelle mani dei governi, ma in quelle di grandi gestori finanziari, fondi d'investimento e colossi bancari, che controllano capitali superiori ai Pil di molti Stati. Influenzano mercati, persone, investimenti in petrolio, armi, industria farmaceutica, tecnologia, infrastrutture e ospedali.

Programmano guerre per poi - come diceva Riina - fare la pace, che è solo apparente.

Parliamo di fondi d’investimento come BlackRock (tra 10 e 11,5 trilioni di dollari in gestione), Vanguard Group (USA - tra 9 e 10 trilioni di dollari), State Street Global Advisors (tra 4 e 4,7 trilioni di dollari) e banche come J.P. Morgan Chase (tra 3,5 e 4 trilioni di dollari) e Morgan Stanley (Usa - 3,6 trilioni di dollari). Sono questi grandi gruppi di potere a determinare l’andamento delle cose:  le crisi economiche, le guerre, il traffico di droga. Una grande macchina del potere concentrata negli Stati Uniti, il cuore decadente dell’impero occidentale.


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Dietro questi grandi colossi, operano 117 persone in grado di manovrare complessivamente circa 50 trilioni di dollari. Ebbene riportiamo tra questi alcuni nomi di spicco:

Abigail Johnson (Fidelity, 31 miliardi $) è l’erede dell’impero fondato dal nonno, laureata in storia dell’arte e con MBA in finanza ad Harvard, oggi proprietaria del 28% di Fidelity e seconda donna più influente della finanza mondiale.

Jamie Dimon (JP Morgan, 1,6 miliardi $), di origine greca, è uno dei CEO più potenti, sopravvissuto alla crisi del 2008, regolarmente nella lista Time delle 100 persone più influenti e membro del board della Fed di New York e del Council on Foreign Relations.

Larry Fink (BlackRock, 1,2 miliardi $) è cofondatore e CEO del più grande gestore di asset al mondo, indicato come 28° uomo più potente da Forbes, con ruoli di spicco nel Financial Services Roundtable, nel Council on Foreign Relations, alla NYU e al MOMA, nonché protagonista fisso a Davos.

Robert Kapito (BlackRock, 464 milioni $), cofondatore, è presidente di BlackRock, ex First Boston, possiede circa 209.000 azioni per 235 milioni $ e nel 2023 ha incassato 19,5 milioni $ tra salario e bonus.

Valérie Baudson (Amundi, 208 milioni $) è una delle due sole donne alla guida dei top 10, CEO di Amundi, formata a HEC e Science Po, con importanti partecipazioni in Crédit Agricole e presenza al Bilderberg.

Timothy Armour (Capital Group, 197 milioni $) ha guidato fino al 2023 una delle maggiori case di gestione attiva (oltre 2,8 trilioni $), dopo una carriera di oltre quarant’anni iniziata come analista azionario, laureato al Middlebury College.

Colm Kelleher (UBS, 191 milioni $), irlandese, presidente di UBS dal 2022, ha negoziato l’acquisizione di Credit Suisse, dopo trent’anni in Morgan Stanley, dove da CFO gestì la crisi 2008 e un’iniezione di 9 miliardi $ da Mitsubishi UFJ, con laurea in storia moderna a Oxford.

Mellody Hobson (JP Morgan, 100–150 milioni $), cresciuta in povertà a Chicago, è oggi presidente e co-CEO di Ariel Investments (16,8 miliardi $ in gestione), è stata presidente di Starbucks (prima donna nera a guidare una società S&P 500) e siede nei board di JP Morgan Chase, Estée Lauder e DreamWorks, sposata dal 2013 con George Lucas.

James Gorman (Morgan Stanley, 78–296 milioni $), australiano-americano, è stato CEO dal 2010 al 2023, ha triplicato il titolo, portato i ricavi da 16,4 a 53,7 miliardi $, guidato l’acquisizione di E-Trade (13 miliardi $) e Eaton Vance (7 miliardi $) e creato nel 2009, con la fusione con Smith Barney, la più grande piattaforma di wealth management.

Ronald O’Hanley (State Street, 26 milioni $), CEO dal 2019, laureato a Syracuse e Harvard, siede alla Fed di Boston e nella Camera di Commercio, finanzia la Syracuse University e la radio WBUR, con un passato in McKinsey.


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Da sinistra: Jami Miscik (Morgan Stanley), James P. Gorman (Morgan Stanley), Oliver Bäte (Allianz) 


Sono di fatto i padroni del mondo. Tra questi 117, oltre a Larry Fink siedono al CFR, Jami Miscik (Morgan Stanley), in qualità di vicepresidente, James P. Gorman (Morgan Stanley), membro del consiglio di amministrazione, Oliver Bäte (Allianz), consigliere globale e tanti altri. Ricordiamo che il Council on Foreign Relations è l’influente think tank preposto a plasmare il pensiero strategico che ha portato al Piano Marshall, alla NATO e ad approcci chiave della Guerra fredda fino agli sviluppi geopolitici odierni.
Sono individui in grado di controllare tutto l’universo visibile del capitalismo moderno, dai beni di consumo ai media, alle compagnie energetiche.

Sono anche in grado di creare denaro dal nulla scommettendo sul valore futuro di qualcos’altro.
A questo proposito, il mercato dei derivati over-the-counter (OTC) ha raggiunto proporzioni straordinarie. Le 17 maggiori banche mondiali controllano derivati per un valore nominale superiore a un quadrilione di dollari, una cifra spaventosa, superiore a dieci volte il PIL mondiale.

In particolare, secondo l'Office of the Comptroller of the Currency, cinque holding bancarie statunitensi - JPMorgan Chase, Bank of America, Goldman Sachs Group, Morgan Stanley e Citigroup - detengono cifre pari all'83% di tutti i derivati delle altre banche statunitensi.
Ma tornando alla concentrazione di ricchezza nominale, solo i tre colossi quali BlackRock, la Vanguard e la State Street muovono 23 trilioni di dollari, cioè ventitremila miliardi di dollari.
Tra i partner e gli interlocutori di riferimento compaiono i principali colossi dell’economia digitale e dell’intelligenza artificiale, come NVIDIA, Microsoft, Apple, Amazon, Meta, Alphabet, Tesla e i grandi gruppi bancari tra cui JPMorgan Chase, che da sola vale decine di miliardi di dollari in partecipazioni azionarie.

Nel comparto militare l’influenza dei cosiddetti “Big Three” è particolarmente evidente: in Lockheed Martin, ad esempio, State Street detiene circa il 14,8% del capitale, Vanguard circa il 9,2% e BlackRock poco più del 7%, rendendoli tra i primi azionisti istituzionali dell’azienda. Partecipazioni significative ricorrono anche in altri grandi contractor come Raytheon Technologies, Northrop Grumman e General Dynamics, contribuendo a finanziare un settore che nel 2024 ha visto i ricavi complessivi dei cinque principali gruppi della difesa statunitense crescere di oltre l’11%, da circa 175 a quasi 195 miliardi di dollari, con un portafoglio ordini salito di oltre 30 miliardi fino a superare i 620 miliardi. Nella farmaceutica, gli stessi gruppi compaiono tra i principali detentori di azioni di Pfizer, Johnson & Johnson, Eli Lilly, UnitedHealth e Moderna, con partecipazioni di alcune unità percentuali che valgono decine di miliardi di dollari.

Anche i media e la finanza tradizionale rientrano nel raggio d’azione di questi grandi gestori: reti televisive e conglomerati come Fox, CBS, Comcast, CNN e Disney presentano quote rilevanti nelle mani di BlackRock e Vanguard, così come gruppi bancari globali quali Citigroup e molti altri istituti sistemici. Una presenza analoga si osserva nei colossi energetici: in ExxonMobil, Chevron, ConocoPhillips, BP e Shell, dove figurano stabilmente fra i maggiori azionisti, con quote che in alcuni casi superano il 10% del capitale e influenzano le strategie globali nel campo del petrolio e del gas. E ancora, l’IBM, la Morgan Stanley, la Bank of America o multinazionali di beni di consumo come la Coca-Cola Company, la McDonald’s, la Nike, le industrie automobilistiche come la Volkswagen. Sono tutti pacchetti azionari presenti dentro la Black Rock, la Vanguard e la State Street.

Queste grandi famiglie possono provocare vere e proprie crisi finanziarie a tavolino: se spostano bruscamente i loro investimenti, i mercati crollano, le aziende perdono valore e sono costrette a licenziare, tagliare i salari o chiudere. Agendo sui mercati di petrolio, gas, grano e altre materie prime, possono far aumentare i prezzi di beni essenziali e comprimere il potere d’acquisto delle famiglie. Allo stesso tempo, la loro influenza sui governi può spingere verso politiche di austerità e riduzione del welfare, alimentando malcontento e conflitti sociali. Infine, la concentrazione di ricchezza consente loro di controllare l’accesso a risorse e opportunità, ampliando il divario tra una minoranza molto ricca e la maggioranza della popolazione.


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Gli intoccabili

Sono una cricca di fatto trasparente alle leggi internazionali, in grado di emergere impunita nel gestire i flussi di denaro intrisi di sangue. Solo un breve esempio che ci fa tornare indietro nel tempo di oltre un decennio fa. Siamo nel lontano 2012 e Ennio Remondino scriveva per Globalist un arguto articolo di denuncia sullo scandalo Eurolibor e il riciclaggio di denaro.

Nel mirino c’erano cinque fra le più grandi banche d’Europa. La Barclays, seconda maggiore banca inglese, Deutsche Bank, SocGen, Crédit Agricole, e Hsbc. Quest’ultima era anche sotto indagine per riciclaggio di denaro sporco del narcotraffico.
Si è aperto per un attimo uno squarcio su quel mondo sotterraneo di una finanza che domina al di sopra di tutto. Ce ne siamo subito dimenticati. Ebbene, in una decisione storica emanata il 23 luglio 2025, la Corte Suprema britannica ha annullato le condanne a Tom Hayes (ex trader di UBS e Citigroup), considerato la "mente" del sistema e Carlo Palombo (ex trader Barclays). Le motivazioni? La Corte Suprema ha invece chiarito che, finché i tassi rientravano in un range accettabile, considerare il profitto della banca non costituiva reato penale.
 

Il sinistro flusso di denaro che passa dai Narcos, alle banche fino ai servizi segreti

Per il narcotraffico? HSBC ha evitato il processo penale pagando una multa record di 1,9 miliardi di dollari agli USA, ma gli scandali continuarono. Diverse attività legate al narcotraffico continuarono. L’indagine ICIJ mostrò che tra il 2013 e il 2017 HSBC Hong Kong processò 1,5 miliardi per 16 società di comodo, di cui oltre 900 milioni associati a reti criminali, incluse organizzazioni sospettate di traffico di droga.

Una prassi, quella della sanzione “una tantum”, che sarà prassi per altri scandali futuri. Basti pensare alla TD Bank che l’anno scorso è stata incriminata per aver fallito nel monitorare il riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di Fentanyl e dai cartelli della droga. Uno scandalo per il quale la banca ha patteggiato l’anno scorso una multa storica di 3 miliardi di dollari (ottobre 2024) e ha accettato restrizioni sulla sua crescita negli USA.

È una realtà indicibile, per quanto ormai chiarificata. I proventi del traffico di droga, che secondo Le Monde Diplomatique, generano più di 590 miliardi di euro esentasse rappresentano uno strumento irrinunciabile per l’attuazione delle operazioni segrete della Cia. Basti pensare allo scandalo dei contras in Nicaragua, appoggiati da Washington contro il governo sandinista negli anni 80’. Ebbene, secondo l'inchiesta "Dark Alliance" del giornalista Gary Webb, pubblicata nel 1996, i contras si autofinanziavano mediante il traffico di droga con l'appoggio della CIA. Il cartello di Medellín ricevette facilitazioni per l'ingresso della droga negli Stati Uniti in cambio di supporto finanziario ai guerriglieri antisandinisti. Narcotrafficanti come Danilo Blandón e Norwin Meneses vendettero tonnellate di cocaina a Los Angeles, contribuendo all'epidemia di crack nelle comunità afroamericane, mentre i profitti affluivano ai Contras.
Di fatto le mafie, i narcos sono un braccio armato di questa élite, le cui rendite vengono espropriate ad uso e consumo di operazioni sotto copertura, rientrando anche nei grandi investimenti del Black Rock, di Vanguard, delle grandi compagnie bancarie.
 

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Il nichilismo nelle relazioni internazionale: la guerra è una questione di soldi

Lotta al comunismo? Niente affatto. Quando i sandinisti rovesciarono Somoza nel 1979, il nuovo governo nazionalizzò immediatamente il 40% dell'economia, incluse tutte le proprietà di Somoza, l'intero settore bancario, le compagnie di assicurazione, le imprese minerarie, i trasporti e le società di esportazione. Documenti declassificati rivelano che Washington temeva che le politiche economiche sandiniste potessero incoraggiare movimenti simili in altri paesi dell'America Centrale, dove aziende come la United Fruit Company (poi United Brands, oggi Chiquita) avevano investimenti massicci.
Non ci sono più ideali, non c’è più l’odio, la rivalità religiosa a regolare i rapporti tra gli stati, c’è solo la volontà predatoria e cancerogena di accaparrare risorse come fattore moltiplicatore del denaro detenuto dall’élite.
Ora questo morbo si è rivelato nella sua fase terminale. L’impero è sempre più in crisi, stroncato da un debito di 38 trilioni di dollari, un deficit da capogiro, un’economia che si regge sulla fedeltà al dollaro come valuta di riserva globale per l’acquisto di buoni del tesoro Usa. Nel frattempo, prosegue l’ascesa delle nuove potenze emergenti di Russia e Cina. Ma ora si mostra anche più violento e sfacciato.

Continua.

Elaborazione grafica di copertina by Paolo Bassani. Realizzata con supporto IA

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