La stucchevole retorica del Governo sulle stragi fasciste ordinate dalla Cia
Ipocriti fino all'ultimo: nemmeno in presenza di sentenze passate in giudicato questo governo e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni riescono ad ammettere che la strage di Bologna è stata eseguita da terroristi fascisti usciti dal Movimento sociale italiano, organizzata dai servizi segreti (e quindi dalla Cia, di cui Federico Umberto D'Amato era il principale esponente) e finanziata dalla loggia massonica P2 di Licio Gelli.
Meglio omettere, tacere, dire false promesse; o peggio, sproloquiare con inutili frasi di circostanza: "Il 2 agosto di 45 anni fa il popolo italiano ha vissuto una delle pagine più buie della sua storia. Il terrorismo ha colpito con tutta la sua ferocia la città di Bologna, con un attentato che ha disintegrato la stazione, uccidendo 85 persone e ferendone oltre duecento. Oggi ci stringiamo ai familiari delle vittime e a tutti i bolognesi, e ci uniamo al loro dolore e alla loro richiesta di giustizia" ha detto ieri Meloni aggiungendo che "il Governo continuerà a fare la sua parte in questo percorso per arrivare alla piena verità sulle stragi che hanno sconvolto la Nazione nel secondo Dopoguerra, a partire dall’impegno portato avanti insieme alle altre Amministrazioni competenti per il versamento degli atti declassificati all’Archivio centrale dello Stato, in un clima di collaborazione con le associazioni dei famigliari delle vittime".
Un discorsetto da rotocalco in cui si omette volontariamente l'aggettivo "neofascista"; e si capisce bene il perché: l'albero non può condannare le proprie radici.

Paolo Bolognesi © Paolo Bassani
È notorio infatti che Fratelli d'Italia tiene in pancia molti nostalgici del ventennio mussoliniano, amici dei mafiosi e degli stragisti. Basti ricordare che al Senato, come Presidente, c'è un “picchiatore fascista” come Ignazio La Russa che nel 2007, quando era senatore, presenziò ai funerali del terrorista Nico Azzi che il 7 aprile 1973 tentò una strage sul treno Torino-Roma e fornì le bombe a mano che cinque giorni dopo due missini usarono per uccidere il poliziotto Antonio Marino durante un corteo del Msi a Milano.
Dal Movimento Sociale, la cui fiamma è ben impiantata nel simbolo di Fratelli D'Italia, hanno fatto parte anche Mario Tedeschi, senatore, individuato dai magistrati come uno dei depistatori dell'eccidio alla stazione; Carlo Maria Maggi, esponente di Ordine Nuovo, condannato per la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974 e rientrato nel 1969 nel Msi seguendo il suo capo Pino Rauti, l'ideatore della strategia della tensione e "stella polare" di Giorgia Meloni; Franco Freda, riconosciuto capo del gruppo ordinovista veneto responsabile della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969; Giuseppe Dimitri, dirigente di Avanguardia Nazionale e Terza Posizione (TP). Responsabile di un deposito di armi a Roma condiviso con i Nar di Fioravanti e Mambro. Fu condannato per banda armata e divenne, negli anni 2000, consulente del Ministro per l'agricoltura Gianni Alemanno.
E che dire di Luigi Ciavardini, uno degli esecutori della strage di Bologna - e condannato anche per l’omicidio del giudice Mario Amato, che indagava sul terrorismo nero - immortalato in una foto con la presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo.
Per questo e per molti altri motivi il Governo guidato da Meloni non potrà mai - e non vorrà mai - ricercare veramente la verità sulle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese.
E lo sanno bene gli eredi del fascismo oggi al potere: per questo tramite la Colosimo stanno impedendo alla commissione antimafia di svolgere qualsiasi indagine sulle stragi del '92 - '93 e sul loro collegamento con la strage di Bologna.
Accenniamo solo alcuni punti: Paolo Bellini, che eseguì per conto dello Stato profondo la strage di Bologna del 1980, venne inviato in missione in Sicilia tra il 1991 e il 1992 come interlocutore dei mafiosi che preparano le stragi. A questi suggerì che per destabilizzare il Paese non era più sufficiente colpire in Sicilia, bisognava portare il terrore in tutta Italia, eseguendo attentati al Nord, a Firenze, a Milano, a Roma. Attentati che poi avvennero seguendo il taglio inconfondibile delle stragi fasciste (ma anche di Stato) degli anni '70 - '80.
Cosa potrebbe accadere se Bellini, collaborando, rivelasse per conto di chi andò in Sicilia negli anni '90?
Potremmo scoprire che sono gli stessi che sono dietro alla strage del 1980?

Chiara Colosimo © Imagoeconomica
La commissione antimafia cosa ne pensa di questo?
E che dire delle ultime novità emerse grazie all'avvocato Fabio Repici in merito alla strage di Via d'Amelio. Il legale infatti ha trovato un verbale firmato dal giudice Paolo Borsellino che attesta la partecipazione di quest'ultimo ad una riunione tra i vertici delle procure di Palermo e Caltanissetta in cui si parlò delle rivelazioni di Alberto Lo Cicero. Fu lui il primo a raccontare della presenza in Sicilia di Stefano Delle Chiaie - fondatore di Avanguardia Nazionale, la stessa formazione di cui faceva parte Bellini - nei giorni dell’attentato contro Giovanni Falcone. Una presenza che potrebbe dimostrare il ruolo avuto anche dalla destra eversiva nelle stragi.
E fu sempre lui il 1° giugno 1992 a riferire al magistrato Vittorio Teresi che il boss a cui faceva da autista, Mario Tullio Troia (detto “‘u Mussolini”), mafioso di stampo neofascista, gestiva la zona dove avvenne la strage di Capaci. Di fatto, Tullio Troia verrà poi riconosciuto come basista dell’attentato.
Ma fece anche un'altra dichiarazione: Lo Cicero riferì all’allora sostituto procuratore di Palermo anche che, nella villa del boss, aveva conosciuto Guido Lo Porto, cresciuto con Borsellino fin dai tempi della scuola, nonché politico del Movimento Sociale Italiano.
Lo Porto venne anche arrestato con il terrorista ordinovista Pierluigi Concutelli nel 1969. Poi, l’elezione in Parlamento con il Movimento Sociale (e, a seguire, con Avanguardia Nazionale) dal 1972 al 2001. Fu anche nominato sottosegretario alla Difesa nel primo governo Berlusconi nel ’94.
Di tutto questo la commissione antimafia e la presidente Meloni non hanno il benché minimo interesse di approfondimento in quanto le piste di indagine conducono direttamente a casa loro.
Non sorprende dunque che le 57 pagine scritte dall'ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato in cui si chiedono approfondimenti mirati sul periodo stragista siano cadute nel vuoto poiché puntano il dito sull'operato di Paolo Bellini mentre era in contatto con il boss Antonino Gioè (anch'egli uomo dai mille volti), su ciò che fece l'ex ufficiale del Ros Mario Mori (indagato a Firenze nell'ambito della strage di via dei Georgofili) e sui mandanti esterni delle stragi del 1992 - '94 che di fatto si chiusero con l'avvento di Forza Italia, un partito fondato da Silvio Berlusconi (piduista, pregiudicato e pagatore della mafia) e Marcello Dell'Utri, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

Mario Mori © Imagoeconomica
Nel frattempo, Colosimo e company hanno deciso di inventare una legge ad personam per estromettere dalla Commissione Antimafia Scarpinato e Federico Cafiero de Raho, giustificandola con un presunto "conflitto di interessi" e querelando il giornalista e scrittore Saverio Lodato.
Un’operazione definibile come un “silenziamento coatto” sulle “complicità eccellenti, sulle finalità dei depistaggi e sulle loro connessioni che gli stessi mondi di potere pianificarono e fecero eseguire la strage di Bologna, e ciononostante i tanti punti di collegamento emersi dalle indagini” come hanno scritto in un comunicato i componenti M5S della commissione Antimafia Scarpinato, de Raho, Stefania Ascari, Anna Bilotti, Michele Gubitosa e Luigi Nave.
Un silenziamento, scrivono, “indice del timore che scheletri del passato remoto e recente possano uscire dagli armadi portando alla luce verità scomode sugli intrecci tra destra eversiva, poteri piduisti e mafie e sui modi nei quali si sono occultamente riciclati sino ai nostri giorni. Nel frattempo, una circolare della Direzione Generale Archivi - silenziosamente avallata dal governo - oscura di fatto le sentenze sui massacri neofascisti, rendendone impossibile la consultazione per 70 anni. Tutto in nome della ‘privacy’. Una scusa indecente per proteggere i complici e cancellare la memoria. È un insulto ai familiari delle vittime, è un colpo al cuore della Repubblica".
"Il potere non potrà mai processare se stesso" disse il filosofo Giordano Bruno; e quando si arriva ad una sentenza occorre oscurare, zittire, imbavagliare.
Se "ci sono voluti così tanti anni perché si arrivasse a svelare il quadro completo di chi ha voluto ed eseguito la strage del 2 agosto 1980 è perché tutti, a parole, affermano di volere la verità, ma nei fatti sono moltissimi coloro che, pur avendone la possibilità, hanno fatto e fanno qualunque cosa per nasconderla, ritardarla e dissimularla" ha detto il presidente uscente dell'associazione delle vittime della strage del 2 agosto 1980, Paolo Bolognesi (il neo presidente oggi è Paolo Lambertini) dal palco in stazione a Bologna lanciando poi un messaggio alla presidenza del consiglio: "Presidente Meloni, condannare la strage di Bologna senza riconoscerne e condannarne la matrice fascista, è come condannare il frutto di una pianta velenosa, continuando ad annaffiarne le radici".

Roberto Scarpinato © Paolo Bassani
"Alla Presidente del Consiglio, che ci ha accusato di volerla esporre a ritorsioni, nel ricordare il passato da cui proviene, come quello da cui provengono gli esecutori delle stragi, vogliamo dire che una cosa è il rispetto per le Istituzioni, un'altra cosa è l'accettazione di riscritture interessate della storia, cosa che non siamo in alcun modo disposti a far passare", ha affermato.
"Di recente sono state rese note alcune chat tra due attuali esponenti della maggioranza parlamentare, l'onorevole Frassinetti e il ministro Lollobrigida, in cui riferendosi al processo relativo al 2 agosto, parlano di 'sentenza sbagliata' e il ministro Lollobrigida invita a tenere un basso profilo sulla strage alla stazione, cosicché una volta al Governo avrebbero potuto provvedere a diffondere la 'verità con la V maiuscola'. In effetti, bisogna riconoscere che certi personaggi hanno un solo modo per uscire bene da questa triste vicenda: non parlarne, fare finta di niente, sperare che ci si dimentichi”, ha aggiunto.
E come dargli torto?
A guardare i fatti è proprio questo l'intento di questa compagine politica fascista e ipocrita: riscrivere la storia, minimizzare, mentire spudoratamente e riportare i camerati fuori dalle patrie galere.
Se Meloni vuole veramente la verità dovrà fare solo due cose: ordinare alla sua fedelissima Colosimo di dirigere le indagini della commissione antimafia sui punti indicati da Scarpinato e, naturalmente, buttare nel cestino la proposta di legge per estrometterlo.
Sono due azioni molto semplici, ma difficilmente i suoi padroni d'oltre oceano glielo permetteranno.
Foto di copertina © Imagoeconomica
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