Nei giorni scorsi, sui social, è partita una vera e propria campagna contro la nostra testata giornalistica e il tutto a pochi giorni dall'evento che abbiamo organizzato per il 18 luglio a villa Trabia a Palermo, dal titolo "Strage Borsellino: tutta la verità!". In locandina, oltre all'elenco dei relatori, compare una rielaborazione grafica che mette insieme un'immagine della strage di via d'Amelio, l'immagine di Paolo Borsellino, un'agenda rossa, la figura dell'allora capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli con in mano la borsa di Paolo Borsellino che scavalca un corpo. E' una rielaborazione grafica per descrivere ciò che avvenne a pochi attimi dalla strage, in cui morì il giudice assieme agli agenti di scorta. Ci rendiamo conto può essere impattante e che ad alcuni può anche non piacere.
Ma la campagna contro di noi non è stata aperta per questioni di gusto. Infatti a dare il là è stato il fotografo Franco Lannino, autore del noto scatto di Arcangioli con in mano la borsa, il quale ci contesta di aver usato l'immagine in maniera illegale, senza autorizzazione e senza aver pagato royalties. Di seguito vi sono anche una serie di commenti che non stiamo qui a ripubblicare. Successivamente, anche se dallo scatto della stessa sono decorsi più di trent'anni, abbiamo ricevuto una diffida all'uso di tale fotografia.
Ma perché è tanto importante quello scatto?
Chi volesse conoscere la "versione" di Lannino, a cui va dato il merito dello scatto, può leggere l'articolo pubblicato sul Corriere.it. Noi possiamo certamente dire che fino al 2005 di quello scatto, a parte eventualmente l'autore, nessuno sapeva l'esistenza, nonostante della scomparsa dell'agenda rossa di Borsellino si faceva riferimento nei giorni successivi la strage.
Vale la pena ricordare che il 25 luglio 1992 Antonino Caponnetto rilasciò una dichiarazione ad Andrea Purgatori, per il Corriere della Sera (“La borsa c’è e manca solo l’agenda. E fino a ieri sera ancora non l’avevano ritrovata”).
Nel momento in cui l'agenda è scomparsa è ovvio che quell'immagine assume un importantissimo valore investigativo.
Dopo tredici anni di silenzio è stato il nostro vicedirettore Lorenzo Baldo a permettere di riaccendere un faro sulla sparizione dell'agenda rossa.
Come?
A seguito di una segnalazione "assolutamente attendibile", che ci indicava l'esistenza di una foto “di proprietà del fotografo palermitano Franco Lannino”, che immortalava un carabiniere che si dirigeva verso via dell’Autonomia Siciliana con in mano la borsa del magistrato assassinato pochi minuti prima.
Assieme al collega Baldo, anziché approfondire alla ricerca di uno scoop decidemmo di dare precedenza all'autorità giudiziaria affinché questa potesse dare inizio a nuove indagini che avrebbero potuto condurre finalmente alla verità.
Fu aperta un'inchiesta e così scattò il “blitz” che portò al sequestro della fotografia.
Arcangioli venne indagato per il furto dell'agenda rossa (prosciolto definitivamente il 17 febbraio 2009) e per falsa testimonianza ai pm (decreto di archiviazione emesso il 26 aprile 2012).
In quell'inchiesta furono anche reperite delle immagini video degli operatori televisivi dell'epoca e alcuni frame hanno persino la stessa angolazione dello scatto del fotoreporter.
E' da quel momento che la suddetta "foto madre" ha acquisito un vero valore in ambito Nazionale ed Internazionale.
Prima di allora era rimasta in archivio, come riferito dallo stesso Lannino, inizialmente con l'idea di consegnarla proprio ad Arcangioli.
Sul piano fattuale quella foto può essere paragonata al filmato di Abraham Zapruder, che documentò con la sua cinepresa il momento esatto dell’attentato di Kennedy o il filmino in Super 8 di Harald Polzer in cui si ritrae l'ex esponente di Avanguardia Nazionale Paolo Bellini nella stazione di Bologna il 2 agosto 1980.
Immagini che non solo diventano simbolo, ma sono state anche acquisite come atto processuale.
Ed è proprio in quel momento che sono diventate pubbliche e rilevanti. Per questo noi, come tanti altri, abbiamo usato l'immagine, nello specifico come elemento di ispirazione per una rielaborazione grafica che vuole raccontare anche le responsabilità istituzionali su un fatto, la strage di via d'Amelio, che è stato costellato da depistaggi ed omertosi silenzi.
E' la ricerca della verità sulle stragi che ci ha sempre mosso in questi 25 anni. Ed è ciò che continuerà sempre a muoverci.
E a nostro avviso è proprio da Arcangioli con in mano la borsa del giudice Borsellino che si deve ripartire se si vuole davvero la verità sulla sparizione dell'agenda rossa.
Siamo sicuri che Franco Lannino sia d'accordo con noi.
