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"Trent'anni dalle stragi di mafia, ed ecco che si torna a parlarne. Sarebbe un crimine trasformare questa ricorrenza in un'occasione per spendere parole vuote, al solo scopo di timbrare un anniversario che invece pesa ancora, e non poco, sulla coscienza dell'Italia intera. Per celebrare questo trentennale non servono allora parole leggere, ma scelte e gesti pesanti". Lo ha scritto Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, nel suo editoriale pubblicato nel numero speciale del bimestrale 'Lavialibera', a trent'anni dalle stragi di Capaci e via D'Amelio. "Questi trent'anni - ha ricordato don Ciotti - hanno visto altri passaggi di peso, nel contrasto alle mafie: nuove inchieste e nuove leggi, nuovi filoni di studio e nuove proposte didattiche, nuovi progetti di antimafia civile e nuove alleanze. Tuttavia sarebbe ingenuo ignorare che ci sono state altrettante leggerezze, inadeguatezze, inadempienze. E nuove vittime: tante altre vittime innocenti. A trent'anni dalle stragi di Capaci e via D'Amelio dobbiamo dare peso, forma ed efficacia politica alla necessità di potenziare il contrasto al crimine nelle sue varie forme: dalla violenza alla corruzione, dai mercati di morte delle armi e della droga all'estorsione e all'usura, dalla tratta agli ecoreati, dal caporalato, all'abusivismo, ai reati finanziari". Dunque, ha aggiunto il presidente di Libera e del Gruppo Abele, "meno parole e più fatti, meno celebrazioni sterili del passato e più attenzione all'oggi, col suo carico di ingiustizie e sofferenze. Senza cedere alla normalizzazione di una presenza mafiosa sempre meglio mimetizzata. E senza paura di definire mafioso tutto ciò che dalle mafie prende esempio: il capitalismo predatorio e senza regole, una politica opportunista, serva del consenso più che al servizio del bene comune, e una cultura della competizione, della sopraffazione e dell'egoismo che contagia ormai qualsiasi settore della vita privata e pubblica".

Foto © Deb Photo

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