"Nonostante siano passati quasi trent'anni dai brutali assassinii di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, posso affermare con certezza che l'attività della magistratura requirente nel cercare la verità non si è mai arrestata e mai lo farà. La loro morte eroica non è stata la fine di un'era, bensì l'inizio di un percorso che prosegue ancora oggi". A dichiararlo è Lia Sava, procuratore generale della Corte d'Appello, durante la commemorazione dei due magistrati nell'Aula bunker dell'Ucciardone. Sava ricorda inoltre come il suo percorso si sia intrecciato con quello di Falcone e Borsellino. "Faccio parte di quella generazione di magistrati che nel '92 muoveva i primi passi: dopo le stragi infatti decisi di venire a Palermo perché l'orribile morte di quei martiri non lasciava spazio ad alcun immobilismo -, sottolinea, - Grazie al lavoro svolto dalla magistratura il bagno di sangue si è arrestato e un numero considerevole di mafiosi ha deciso di collaborare con la giustizia. È importante che i magistrati facciano sempre il proprio dovere attraverso lo studio scrupoloso delle carte processuali, il rispetto dell'altro e la lucidità di evitare ogni posizione preconcetta".

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