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Categoria: Inchieste
Editore: MC Editrice
Pagine: 112
Prezzo: € 14,45
ISBN: 88-900085-5-5
Anno: 2001

Visite: 1824

Recensione

Quasi due miliardi di uomini oggi non hanno accesso all’acqua potabile: nel Nord ricco del mondo, invece, questo bene comune sta diventando una merce, a dispetto di principi e dichiarazioni di diritto, senza informazioni, senza proteste.
Cancellata dalla cultura, l’acqua è stata iscritta nel libro del commercio mondiale. Dispensa profitti alle imprese che la captano, la conducono, la depurano e a chi investe in borsa sulle società interessate. Anche l’Italia, passo dopo passo, sta offrendo al business privato la gestione dei servizi idrici e l’utilizzo delle stesse fonti e sorgenti.
Come si è arrivati a sottrarre il bene acqua alla disponibilità collettiva, a escluderlo dal patrimonio pubblico, sovvertendo principi e consuetudini millenari? Il diritto, spiega Marco Manunta, è indispensabile alla operazione: solo mutando la destinazione giuridica dei beni pubblici, le risorse collettive possono diventare appropriabili e commerciabili. E il lavoro dell’autore è una paziente e puntuale analisi e denuncia di questa “mutazione”. Leggi e trattati internazionali, dal WTO al GATS alla Carta dei diritti dell’Unione Europea, fino alle norme nazionali in materia, spogliati dalla retorica e dal tecnicismo giuridico, si disvelano nella loro effettiva portata e nelle conseguenze pratiche sulla vita di tutti noi.
Il diritto all’acqua, al di là delle solenni affermazioni di principio destinate a rimanere sulla carta, non può che rinascere nella coscienza delle persone, nella volontà di prendersi cura democraticamente della risorsa: solo se diventerà generale il rifiuto a monetizzare i beni comuni, si potranno cacciare i mercanti dal tempio.

ANTIMAFIADuemila
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