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Pizzo e tangenti strangolano la Sicilia.
E non solo. L’implacabile legge del racket nel racconto del magistrato che la combatte
da vent’anni.
Noi siamo quel che facciamo. Le intenzioni, specialmente sebuone, e i rimorsi, specialmente se giusti, ognuno, dentro di sé, puògiocarseli come vuole, fino alla disintegrazione, alla follia. Ma unfatto è un fatto: non ha contraddizioni, non ha ambiguità, non contieneil diverso e il contrario.
Leonardo Sciascia
È la più antica attività della mafia, il ponte privilegiato conl’economia legale e la politica, un sistema basato su un’eccezionaleorganizzazione territoriale: è il racket. Non c’è Cosa Nostra senzapizzo, la mafia costruisce sulla paura il bisogno di sicurezza che siprepara a soddisfare.
Maurizio de Lucia, il magistrato che più di ogni altro ha indagato ilfenomeno, insieme con Enrico Bellavia, giornalista che vive e lavora aPalermo, ci svela le strutture gerarchiche, il linguaggio e le prassidi un sistema delinquenziale di impressionante complessità; ma raccontaanche i segnali di rivolta che arrivano dalla Sicilia, da Palermo, adimostrazione del fatto che la lotta al racket può cominciare solo dalì, dalla terra in cui la mafia affonda le proprie radici e continua aesercitare quasi incontrastata il proprio potere.