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Categoria: Mafia
Editore: Edizioni Grifo
Pagine: 223
Prezzo: € 16,00
ISBN: 9788872613924
Anno: 2009

Visite: 2464

Recensione

Le mafie che tendono a sostituirsi allo Stato, là dove lo Stato sembra assente, a volte possono arrivare a farsi “riconoscere” come interlocutrici, i fuochi d’artificio per festeggiare la scarcerazione di boss a Vernole, piuttosto che la solidarietà portata con una vera e propria manifestazione nel cuore della notte all’arresto di due criminali in altri luoghi del Salento, sono abbracci di una parte della società verso chi protegge, cura interessi, in qualche modo porta ricchezza. Un’economia malata, che mi ha fatto ripensare all’importante libro di Antonio Nicola Pezzuto, giornalista, saggista, laureato in economia. “Mafia Economy” è uno strumento importante per comprendere fino a che punto la società sana sia intaccata dalle criminalità organizzate che si sono adeguate al nuovo corso dell’economia globalizzandosi e mondializzandosi esse stesse.
 
“La decisione di approfondire lo studio della criminalità economica nasce dal desiderio di accrescere la conoscenza su un fenomeno che incide negativamente sull’”economia sana” a tal punto da intaccare le leggi del libero mercato…” (dall’introduzione)
Nel libro vengono analizzate soprattutto le mafie italiane, ma anche  le loro interazioni con quelle internazionali per controllare, nei fatti, i gangli delle economie del mondo intero. Dopo un’analisi del fenomeno globale della criminalità economica, il “racconto” passa dall’analisi dei rapporti fra questa e le atre criminalità:  organizzata, mercato dei prodotti, mercato del lavoro, mercato dei capitali per farne un quadro generale, Si parla poi delle quattro mafie nostrane (Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita), soffermandosi sul mezzogiorno e sulle interazioni fra colletti bianchi, istituzioni, affari e le mafie stesse.
Per meglio comprendere il discorso, un capitolo è un vero e proprio glossario sui crimini analizzati: Riciclaggio, Usura, Racket, Corruzione ed evasione fiscale. Tutti “rami d’impresa” che hanno a come denominatore comune l’illecito arricchimento e l’espansione del potere delle cosche sulla società nel suo complesso.
L’analisi sui colletti bianchi, gli insospettabili che svolgono ruoli essenziali nel riciclaggio, nell’usura, nei crimini ambientali conferma e alza il sipario  scenari inquietanti.
A fronte di “benefici” immediati per una piccola parte di società civile non mafiosa ci sono giri d’affari inquietanti per la loro grandezza.  In realtà i benefici non sono mai tali. Si pagano a carissimo prezzo. Un prestito negato dalle banche al commerciante viene elargito dalle cosche con facilità. Poi i costi aumentano al punto di costringere il commerciante stesso a regalare la sua azienda ai mafiosi che creano un giro “visrtuoso” per riciclare. Estorsioni, usura sono crimini contro tutti, in primis contro i sedicenti beneficiati.  
Per quanto riguarda l’ambiente in particolare, si mette in evidenza come comportamenti oggettivamente criminali vengano messi in atto non solo dalle cosche comunemente intese, ma anche da aziende apparentemente sane e pulite. È emblematico il caso della SADE, poi diventata ENEL, per la diga del Vajont, che, per proteggere interessi economici colossali, portò a termine i lavori nonostante, come evidenziato dalle indagini successive, ci fossero studi che denunciavano la franosità del monte TOC che causò l’immane tragedia nel 1963.
Quanto pesala Mafia SPAnell’economia italiana? Qualcosa come 90 miliardi di euro l’anno. Il 7% del PIL. Le mafie hanno in mano, oltre che commerci illegali, anche ampie fette dei settori: turismo, appalti pubblici, immobiliare e finanza.
Si tratta di organizzazioni che sono in grado, fra l’altro, di “condizionare i prezzi dei mercati dell’ortofrutta, della carne fino ad opprimerli”.
Un libro da leggere d’un fiato per avere un valido strumento di comprensione.

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