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Potere

di Giorgio Bongiovanni

"I mafiosi non siamo noi. Noi siamo Cosa Nostra. I veri mafiosi sono quelli con la giacca e la cravatta, i colletti bianchi. Quelli sono i veri mafiosi. Noi siamo generali, soldati, assassini. Abbiamo anche un cuore, e nel mio caso, io mi sono pentito veramente.Perché si ricordi, dottore Bongiovanni, che Cosa Nostra è come la gramigna, non muore mai.Ma i mafiosi non siamo noi, sono quelli che ci hanno alimentato e permesso di sopravvivere da 200 anni". Queste parole me le disse durante un’intervista del novembre 2001 Salvatore Cancemi, l’ex capo del mandamento di Porta Nuova, amico fraterno di Raffaele Ganci assieme al quale ogni settimana si sedeva di fianco a Riina con cui discuteva gli affari di Cosa Nostra.Con l’operazione Gotha gli inquirenti hanno assestato un colpo importantissimo all’organizzazione, gli assetti interni ai mandamenti più importanti di Palermo sono mutati e soprattutto si è evitata una pericolosa guerra di mafia, con omicidi e assassinii. In realtà, come abbiamo visto, passa il tempo, ma le cose non cambiano granché: i vecchi boss escono dal carcere e tornano a comandare.Il procuratore nazionale antimafia Grasso con grande entusiasmo ha dichiarato che "la mafia è in ginocchio".Seppur comprendiamo la sua soddisfazione non riusciamo a condividerne l’analisi, per quanto ottimisti sul fatto che un giorno Cosa Nostra potrà essere sconfitta. Semplicemente perché i veri mafiosi, per dirla con Cancemi, sono liberi e comandano, molti sono sconosciuti, altri no. E non ci riferiamo a Matteo Messina Denaro e a Salvatore Lo Piccolo, i probabili capi di Cosa Nostra oggi in sostituzione del vecchio Bernardo Provenzano. Ma ai mafiosi che coprono, alimentano e che a volte hanno utilizzato Cosa Nostra come braccio violento.Facciamo qualche esempio. Uno di questi mafiosi, seppur ancora presunto, perché il suo processo è in corso, è Salvatore Cuffaro, neo rieletto Presidente della Regione Sicilia, un altro, sempre presunto, è Marcello Dell’Utri, già condannato in primo grado a nove anni di reclusione dal presidente Leonardo Guarnotta per concorso esterno in associazione mafiosa, e poi c’è Michele Aiello, il più ricco contribuente di Sicilia, anch’egli sotto processo, e chissà quanti altri medici, imprenditori e forse persino qualche magistrato (sicuramente ce ne sono stati nel passato), oggi come 250 anni fa, come alla fine della Seconda Guerra Mondiale, come ai tempi della guerra fredda… Che dire poi di un Silvio Berlusconi che non ha mai voluto rispondere sulle centinaia di miliardi che sono misteriosamente giunti nei conti delle sue banche, così come non ha mai spiegato perché negli anni Settanta si incontrò con Stefano Bontade, l’allora capo di Cosa Nostra.E poi ancora quei certi politici, quella certa massoneria, quei certi servizi deviati che coprono e aiutano i mafiosi che coprono e aiutano Cosa Nostra.Tornano alla mente la P2, Sindona e il sette volte Presidente del Consiglio Giulio Andreotti che la Corte di Cassazione ha ritenuto colluso con la mafia almeno fino agli anni Ottanta.Davvero crediamo che non ci sia più un Andreotti che protegge Cosa Nostra?Sarà un caso che uomini d’onore della potentissima famiglia americana degli Inzerillo chiedano e ottengano, con la benedizione delle storiche famiglie newyorkesi, che i propri pupilli rientrino a Palermo? I vecchi boss, i Rotolo e i Cinà possono anche lamentarsi, ma di fatto non resta loro che accettarlo, perché anche Bernardo Provenzano è d’accordo. La Cosa Nostra di New York del resto non è sempre la stessa che assassinò il presidente Kennedy?La mafia non è in ginocchio, lo è forse una corrente molto forte dell’associazione criminale Cosa Nostra. La mafia è viva e vegeta, sarà in ginocchio quando conosceremo i mandanti esterni delle stragi, i nomi e i cognomi di chi ancora oggi protegge non solo Cosa Nostra, ma anche la ‘Ndrangheta, la Camorra, la Sacra Corona Unita. In una parola, quando sarà smascherato il vero volto di quel potere che basa la sua esistenza sulla dominazione e sulla violenza.
 

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