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Paradossi

di Giorgio Bongiovanni 

Come linea editoriale abbiamo sempre sostenuto il ruolo fondamentale dei collaboratori di giustizia nella lotta alla mafia, poiché costituiscono certamente, forse solo dopo le intercettazioni telefoniche ed ambientali, la migliore fonte di prova per penetrare nei muri dell’impunità e dell’omertà tipici delle organizzazioni criminali. E ne rimaniamo convinti. Questo non significa però che i pentiti rappresentino la verità rivelata, così come è ovvio che si tratta di esseri umani soggetti ai loro errori, e in alcuni casi, seppur limitatissimi, possono essere anche manipolati da Cosa Nostra.
E’ compito dei magistrati poi quello di sondare l’attendibilità e la credibilità dei vari collaboratori. L’ultimo caso che sta tenendo banco in questi giorni riguarda Francesco Campanella, ex assessore al comune di Villabate, passato agli onori delle cronache per aver fornito al capo di Cosa Nostra: Bernardo Provenzano, superlatitante da più di quarant’anni, i documenti necessari per espatriare in Francia dove si è sottoposto a più analisi e operazioni chirurgiche.
Questi, oltre a fornire ai magistrati elementi che sembrerebbero importanti per il processo in corso contro il Presidente della Regione Salvatore Cuffaro, ha rilasciato anche alcune dichiarazioni sul conto dell’onorevole Giuseppe Lumia, esponente dei DS, ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, da sempre impegnato in prima persona nella lotta alla mafia.
In sostanza il neocollaboratore, finora ritenuto attendibile dalla DDA di Palermo che lo sta gestendo, riporta de relato quanto gli ha confidato il sindaco di Bagheria, Pino Fricano, il quale sostiene che Giuseppe Lumia lo minacciava di far sciogliere il consiglio comunale se avesse frequentato il Campanella stesso perché vicino alla famiglia Mandalà, reggente del mandamento di Villabate, e fedele a Provenzano. Inoltre il deputato gli avrebbe imposto la candidatura ad assessore alla legalità di Pippo Cipriani, ex sindaco di Corleone, noto per le sue forti posizioni antimafia e la segnalazione dell’architetto Marino a capo dell’ufficio urbanistica poiché venisse applicato alla lettera il piano regolatore di Bagheria impedendo possibili infiltrazioni mafiose.

Al deposito dei verbali è scattata una campagna stampa tesa, più che a fare cronaca, a fare confusione e ad assimilare la figura di Lumia a quella di Cuffaro, quasi a metterle sullo stesso piano. Peccato che mentre i verbali di Campanella vanno ad ingrossare le fila degli elementi probatori a carico del Presidente della Regione, indagato per favoreggiamento a Cosa Nostra, i magistrati hanno subito dichiarato, sulle testate nazionali, che non vi è nessun elemento per aprire alcuna indagine nei confronti dell’onorevole Lumia. Dimostrando la competenza e il discernimento con cui sono da sempre abituati a lavorare i pm Di Matteo, De Lucia e Prestipino.
A dire la verità, rileggendo quei verbali e sentendo poi la deposizione di Campanella a processo, emerge un Lumia tutt’altro che avvicinabile a Cuffaro. Come pochissimi fanno in Italia, il deputato esercita la sua autorità di dirigente seriamente e concretamente schierato contro il potere politico-affaristico-mafioso e si impone, esponendosi in prima persona, affinché le istituzioni locali agiscano nella più assoluta trasparenza e coerenza. Infatti intima al sindaco Fricano di non frequentare il Campanella per le sue losche relazioni in tempi assolutamente non sospetti, quando nessuno poteva immaginare quanto fosse organico a Cosa Nostra.
Anzi Giuseppe Lumia accusa pubblicamente, durante un comizio per la festa dell’Unità a Villabate, le origini mafiose della famiglia Mandalà guadagnandosi, nel gennaio dello scorso anno, un’altra pericolosissima minaccia per la sua incolumità che va a confermare la condanna a morte sentenziata da Provenzano in persona e rivelata da Giuffré che era stato incaricato di eseguirla prima di venire catturato.
Francamente non pensiamo che dietro queste maldestre accuse di Campanella, che alla fine si sono rivelate innocue per la reputazione del deputato, vi sia Cosa Nostra, quanto piuttosto il rancore personale di un ex uomo politico che si è vendicato della continua, persistente azione antimafia adottata da Lumia nei suoi confronti. Tuttavia non si può ignorare che un attacco del genere non possa che compiacere Cosa Nostra, perché rientra a pieno titolo nel suo disegno.     
Si sta delineando infatti nei confronti dell’onorevole Lumia l’inquietante scenario del delitto eccellente che passa attraverso la delegittimazione e l’isolamento prima di giungere all’epilogo.
Le notizie diffuse sulle dichiarazioni di Campanella infatti si vanno a sommare alle aggressioni che negli ultimi mesi, soprattutto in concomitanza con la candidatura di Rita Borsellino, fortemente voluta dai DS e dallo stesso Lumia, hanno riguardato il deputato.
A partire dal Foglio di Ferrara che in un’edizione del 9 novembre scorso addirittura sosteneva che Lumia fosse in “ottimi rapporti” con il Campanella per poi scusarsi, alla clamorosa cantonata contenuta nel libro-cd La mafia è bianca in cui i due seppur bravi giornalisti, collaboratori di Michele Santoro, commettono l’assurdo errore di credere alle astruse dichiarazioni di Cuffaro che millanta di avere portato Lumia nella clinica di Aiello, addirittura in sua compagnia!!!, chiosando con un sarcastico: “il tumore è trasversale”.
Per poi finire con la rivalsa di Campanella, collaboratore di giustizia. Meno male che i pm Prestipino, Di Matteo e De Lucia hanno come sempre saputo vagliare il peso delle sue dichiarazioni che si sono rivelate molto più circospette a dibattimento.
E’ il consueto paradosso dell’implosione dell’antimafia che si ripiega su se stessa.
E’ la metodologia classica: infangare, isolare, eliminare.
Alla quale noi rispondiamo ribadendo con la massima solidarietà e il pieno e convinto sostegno a Giuseppe Lumia e al suo operato nel quale nutriamo totale fiducia.
Se poi proprio si deve entrare nell’altrettanto abituale gioco della cosiddetta “convergenza di interessi” sorge spontaneo chiedersi chi, oltre a Cosa Nostra, potrebbe trarre vantaggio dall’evoluzione di una situazione del genere.
Certo per l’Udc siciliano il 2005 è stato un anno un po’ difficile da cui è uscita con le ossa rotte a suon di avvisi di garanzia. Le palate di fango contro Lumia hanno tentato invano di screditarlo cercando forse di danneggiare così anche il lavoro di Rita Borsellino, candidata favorita alle prossime elezioni regionali.
Due piccioni con una fava sul piatto di Forza Italia di cui, guarda caso, Nino Mandalà era il fondatore del circolo locale a Villabate e il cui massimo referente siciliano Gianfranco Micciché ha già dato disponibilità a candidarsi a Presidente della Regione, nell’evenienza in cui Cuffaro non potesse più farlo per le sue vicende giudiziarie.
Ovviamente con il beneplacito del padrino di Micciché: Dell’Utri che, fino a sentenza di smentita in appello, è stato considerato dai giudici “un tramite di Cosa Nostra”.  

 

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