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Secondo il nuovo rapporto redatto dal Sistema di monitoraggio delle coltivazioni illecite (Sistema Integrado de Monitoreo de Cultivos Ilícitos - SIMCI) delle Nazioni Unite in concerto con l'Ufficio per la droga e il crimine (UNODC), nello Stato Colombiano, nell'arco del 2020 sono state prodotte circa 1.228 tonnellate di cocaina.
Non solo. Grazie all'ingegneria agroalimentare, i Cartelli sono riusciti a produrre più cocaina sfruttando meno terreno. Infatti nel suo rapporto dell'anno scorso, l'UNODC aveva notato una tendenza verso processi di produzione sempre più sofisticati comprendenti "tecniche per ottenere più coca da meno foglie" riducendo la terra utilizzata per la produzione di coca in Colombia a 143.000 ettari nel 2020, un calo del 7% rispetto al 2019.
Inoltre, sempre secondo il rapporto dell'UNODC, la produzione potenziale di cocaina è passata da 6,7 ​​chilogrammi per ettaro nel 2019 a 7,9 chilogrammi nel 2020.
Un dato confermato anche dalle Forze Armate Colombiane, le quali affermano che quasi l'85 percento della coca in Colombia viene coltivata in soli cinque dipartimenti, di cui quattro si trovano in regioni di confine. Terre senza legge. Oltretutto negli ultimi due anni, i militari colombiani hanno smantellato quelli che i funzionari antidroga chiamano "mega-laboratori": strutture, spesso occultate, in grado di produrre diverse tonnellate di cocaina.
Tra i complessi scoperti lo scorso anno ne figuravano due con recinti dedicati alle varie fasi della lavorazione della cocaina, lo stoccaggio delle foglie di coca, la loro trasformazione in pasta e poi la produzione del cloridrato, l'ingrediente principale del narcotico. Una delle strutture era in grado di produrre fino a cinque tonnellate di cocaina al mese.
Due di questi laboratori sono stati trovati nelle regioni di Nariño, al confine meridionale con l'Ecuador, e Catatumbo, al confine orientale con il Venezuela, ed entrambi avevano legami con l'Esercito di Liberazione Nazionale (Ejército de Liberación Nacional - ELN), l'ultima forza di guerriglia rimasta in Colombia. Il gruppo armato ha rilevato gran parte della produzione di cocaina che un tempo era nelle mani delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia - FARC), che si sono smobilitate nel 2016 dopo aver raggiunto un accordo di pace con il governo.
Nel frattempo il presidente colombiano Iván Duque sta cercando di riavviare la pratica dell'irrorazione, un metodo per distruggere le coltivazioni di cocaina attraverso l'uso di particolari erbicidi. Tuttavia, come indicano i rapporti, i 'cocaleros' sono molto abili nell'evitare l'irrorazione, nascondendo le colture di coca sotto le piante di banana e altra vegetazione. Inoltre, i trafficanti potrebbero anche rispondere alla ripresa dell'irrorazione spostando le culture in altri luoghi ancora più remoti del Paese.

Foto © Mart Production/Pexels

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