Un’operazione tra Ecuador, Belgio e Paesi Bassi conferma l’allarme della procura olandese: sequestrate tonnellate di cocaina
L’Europa continua a essere uno dei principali centri mondiali per la produzione di droghe sintetiche. A dirlo è John Lucas, procuratore generale dei Paesi Bassi, intervenuto durante un’audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia. “Restiamo tra i primi al mondo come produttori di droghe sintetiche, con un fatturato annuo di circa 19 miliardi di euro”, ha precisato Lucas, spiegando che il fenomeno ha ormai dimensioni industriali.
Secondo il magistrato olandese, tuttavia, la geografia del narcotraffico sta cambiando rapidamente. I laboratori clandestini, storicamente concentrati nei Paesi Bassi e in Belgio, si stanno progressivamente spostando verso altri Paesi europei dove “i controlli sono meno accurati e le normative meno rigorose”. In altre parole, quando la pressione investigativa aumenta in un’area, le organizzazioni criminali spostano la produzione altrove, replicando lo stesso modello industriale.
Lucas ha ricordato che per anni i Paesi Bassi sono stati soprattutto uno snodo fondamentale per il traffico internazionale di cocaina. “A lungo siamo stati la porta d’ingresso continentale della cocaina proveniente dal Sud America e dall’Africa occidentale”, ha spiegato. Oggi però la preoccupazione principale riguarda soprattutto le droghe sintetiche, che stanno conoscendo una diffusione sempre più ampia.
Infatti, l’attenzione rimane alta soprattutto per quanto riguarda le cosiddette “designer drug”, sostanze progettate in laboratorio per aggirare le normative sulle droghe illegali. Si tratta di molecole leggermente modificate rispetto a quelle già proibite, così da evitare la classificazione immediata come stupefacenti. “Se ne producono moltissime, e sempre di nuove”, ha osservato Lucas. Le autorità concentrano gli sforzi sui precursori chimici e sui siti di produzione, ma il continuo sviluppo di nuove varianti rischia di far arrivare gli investigatori “sistematicamente in ritardo”.
Ovviamente il problema non riguarda soltanto la produzione. Quando si parla di droghe, inevitabilmente, si ha a che fare anche con enormi capitali di denaro da smaltire e, ovviamente, da ripulire. Non è un caso che gran parte del flusso di denaro generato dal narcotraffico rimanga pressoché invisibile. “Oltre il 98% dei proventi del narcotraffico rimane non tracciato”, ha avvertito il procuratore, sottolineando come le organizzazioni criminali riescano a occultare enormi quantità di denaro attraverso sistemi finanziari sempre più sofisticati. Tra gli strumenti più utilizzati figurano circuiti digitali, criptovalute e piattaforme di comunicazione criptate, che rendono molto più complesso il lavoro degli investigatori.
Parallelamente si sta sviluppando un modello criminale sempre più strutturato, definito “crime as a service”. Si tratta di una sorta di mercato illegale nel quale gruppi specializzati offrono servizi ad altre organizzazioni criminali: logistica, riciclaggio di denaro, comunicazioni criptate o trasporti. Un sistema che funziona come una vera filiera industriale e che coinvolge anche un numero crescente di giovani reclutati come manovalanza. È qui che il crimine viene offerto come un servizio pronto all’uso: infrastrutture digitali, strumenti di attacco informatico, reti di riciclaggio o sistemi di comunicazione criptata messi a disposizione di altri gruppi criminali.
Nel contesto europeo, ha spiegato Lucas, anche la cosiddetta “Mocromafia” olandese, nata negli anni Novanta all’interno di reti criminali di origine marocchina, sfrutta opportunità di collaborazione con altri gruppi internazionali. I rapporti con le mafie italiane non sarebbero necessariamente stabili, ma basati su partnership operative. “Non parlerei tanto di legami strutturati - ha precisato il procuratore - quanto piuttosto dell’utilizzo di partner a seconda delle necessità del momento”, soprattutto lungo le rotte che collegano i Paesi Bassi e l’Italia per il traffico di cocaina.
L’indagine Europol che conferma l’allarme olandese
Il quadro complessivo descritto dal procuratore generale dei Paesi Bassi, John Lucas, sembra trovare valide conferme anche nelle più recenti operazioni internazionali contro il narcotraffico. Una di queste è stata coordinata da Europol, che ha recentemente supportato un’indagine condotta da Ecuador, Belgio e Paesi Bassi contro una vasta rete criminale legata al cartello ecuadoriano Los Lobos. Anche in questo caso si vede chiaramente come gruppi criminali collaborino in modo flessibile, senza legami permanenti, scegliendo “partner a seconda delle necessità del momento”.
L’operazione, avviata all’inizio del 2025, ha portato all’arresto di sedici persone, tra cui un obiettivo investigativo di alto valore, e allo smantellamento di un vasto sistema di traffico e riciclaggio di denaro. Nel corso dell’indagine sono state effettuate decine di perquisizioni e sequestri, con oltre cento agenti coinvolti nelle operazioni insieme a magistrati e investigatori di diversi Paesi.
Le autorità hanno sequestrato complessivamente diverse tonnellate di cocaina lungo la rotta tra America Latina ed Europa. Tra i sequestri più rilevanti figurano 572 chilogrammi intercettati in Ecuador, circa 2,6 tonnellate nel porto olandese di Vlissingen e 1,1 tonnellate nel porto di Rotterdam, oltre a ulteriori quantitativi individuati in Belgio.
Secondo gli investigatori, la rete criminale operava principalmente dalle città ecuadoriane di Guayaquil e Machala ed era responsabile dell’invio di grandi quantità di cocaina verso il mercato europeo. Per nascondere la droga, l’organizzazione utilizzava aziende di esportazione di frutta come copertura. Gli stupefacenti venivano poi occultati all’interno di container refrigerati insieme a carichi legittimi destinati all’export.
Le indagini hanno inoltre rivelato la collaborazione tra la rete ecuadoriana e un’organizzazione criminale albanese. Alcuni membri del gruppo europeo si recavano direttamente in Ecuador per negoziare gli accordi e le spedizioni. Una volta arrivata nei porti europei, la cocaina veniva rapidamente suddivisa e distribuita attraverso una complessa rete logistica che coinvolgeva diversi Paesi.
Secondo Europol, l’esito positivo di questa operazione dimostra anche come il traffico internazionale di stupefacenti sia ormai gestito da reti criminali altamente flessibili e globalizzate. Strutture capaci di spostare rapidamente produzione, rotte e alleanze, trasformando il narcotraffico in uno dei mercati illegali più redditizi e difficili da contrastare su scala globale.
Immagine generata con supporto IA
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