Potrebbe fare da intermediario tra il governo del Paese e i gruppi armati irregolari

L'ex paramilitare Salvatore Mancuso - detto el Mono (scimmia) o Triple O, o ancora Signore della droga - è stato rilasciato dalle autorità colombine lunedì in regime di libertà condizionale.
Nato a Montería, cittadina del Dipartimento di Antioquia; origini italiane e un nome di peso: la sua famiglia guida una delle più forti e influenti ‘ndrine della mafia calabrese, quella di Limbadi e Nicotera. Era lui l’uomo 'cerniera' in Colombia dove la 'Ndrangheta, prima delle altre holding del crimine, aveva stretto ottimi rapporti con i Cartelli locali ed ora gestisce il monopolio del traffico di cocaina in Europa.
Mancuso tornerà in libertà ma ci sono dei paletti: sarà solo per quattro anni e solo se "Mancuso non sia richiesto da un'altra autorità".
Non starà con le mani in mano: secondo le fonti Mancuso dovrà comparire nuovamente di fronte al Tribunale di Barranquilla il prossimo 6 marzo dove si deciderà definitivamente se la sua libertà includerà il suo ruolo di promotore della pace come intermediario del Governo con i gruppi armati irregolari delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), gli squadroni della morte fondati dai fratelli Fidel e Carlos Castaño.
In altre parole un membro di una delle più potenti famiglie di 'Ndrangheta farà da intermediario tra il governo di uno Stato sovrano e un esercito ribelle con 30mila miliziani; finanziati da imprenditori, protetti da politici, sopportati da presidenti, sostenuti dai vertici dell’esercito che li usano nei lavori sporchi (primo fra tutti il narcotraffico e gli omicidi dei rivali) e nella raccolta di informazioni.
L'uomo era arrivato in Colombia estradato dagli Stati Uniti dopo 15 in carcere (in Georgia) lo scorso 27 febbraio, in mezzo a un forte dispiegamento di sicurezza, e successivamente era stato trasferito in un carcere di massima sicurezza a Bogotà.
In precedenza, la Procura Generale colombiana aveva dichiarato di "non opporsi" alla liberazione di Mancuso, poiché ha già scontato la pena minima di otto anni stabilita dalla legislazione locale.
Nella stessa linea si sono espressi gli avvocati delle vittime, sebbene abbiano condizionato il loro sostegno al fatto che l'ex comandante paramilitare continui a collaborare con le autorità e si proceda al risarcimento economico dei parenti con i beni che gli sono stati confiscati dallo Stato.

Foto © Irwin County Detention Center

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