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Almeno 20.000 persone hanno chiesto la fine dei crimini di guerra israeliani e dell’apartheid che perdura da oltre 75 anni. Moni Ovadia: "Non c’è pace senza giustizia"

Sabato 28 ottobre, in occasione del corteo nazionale per la Palestina, una folla sterminata ha riempito le vie che vanno da Porta San Paolo fino a Piazza San Giovanni.
Tutte le associazioni palestinesi presenti in Italia hanno lanciato un appello per dar vita ad una nuova giornata di mobilitazione solidale per fermare il violento assedio israeliano contro Gaza.
La marcia, organizzata da Giovani Palestinesi in Italia, Associazione degli Studenti Palestinesi, Comunità Palestinese di Roma e del Lazio, Unione Democratica Arabo Palestinese, Associazione dei Palestinesi in Italia, ha visto l’adesione di più di settanta tra associazioni, reti, forze politiche e sindacali.


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Tamburi di resistenza hanno echeggiato per le vie della capitale, accompagnati da bandiere palestinesi danzanti che rivendicavano l’esistenza di un popolo ancora oggi sacrificato sull’altare degli interessi coloniali e geostrategici di un occidente ottusamente cieco, rispetto crimini di guerra compiuti dall’alleato israeliano. Presente anche il Collettivo Casa Giovani del Sole che ha animato il corteo con la danza di Chiara e Mattia Lautieri. I due artisti, sotto l’inno calzante di timpani e rullanti, hanno richiamato le coscienze all’attivismo collettivo per difendere la nazione oppressa.
“Facciamo un minuto di silenzio per come è stata messa in silenzio Gaza”, ha urlato ad un certo punto uno dei portavoce della manifestazione, in risposta al bombardamento israeliano di venerdì 27 ottobre che ha fatto saltare quasi completamente i servizi telefonici e le connessioni internet, isolando gran parte dei 2,3 milioni di palestinesi dall’enclave del mondo esterno.


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Da quando 3 settimane fa, l’esercito Idf ha lanciato un’aggressione militare contro Gaza ha lasciato 7.326 morti, tra cui 3.038 bambini, 1.726 donne e 414 anziani, oltre a ferire 18.967 cittadini.
La violenza che sta subendo Gaza ci onera di riportare all’attenzione che essa non è uno stato a sé, non è in guerra da sola, è una regione della Palestina che in tutte le sue parti, specificatamente in Cisgiordania è vittima dello stesso genocidio, delle stesse violenze, ogni giorno dell’anno, da sempre. In Cisgiordania vivono tre milioni e mezzo di palestinesi, un quarto del totale della popolazione palestinese al mondo. Vivono in un sistema di apartheid, separate in comunità frammentate, sempre più accerchiate dalla morsa delle 144 colonie israeliane, in cui vivono insediati un milione di coloni armati. Sono isolati da oltre 176 checkpoint militari israeliani, dove l’uccisione a sangue freddo dei palestinesi è all’ordine del giorno”, afferma una rappresentante del gruppo Giovani Palestinesi, commentando le violenze che da decenni si susseguono nel territorio della West Bank.


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Secondo le Nazioni Unite il 2022 è stato il peggiore anno dal 2005 per numero di palestinesi uccisi in Cisgiordania da parte delle forze israeliane: 127 finora, tra cui molti minorenni: 38 sono i bambini e le bambine freddati delle truppe di occupazione solo nel 2023, secondo Save the Children.
Tutto avviene “nel silenzio totale dei media che accendono i riflettori solo su Gaza, dove trovano il pretesto per parlare di quello che definiscono terrorismo. Di Cisgiordania non si parla mai! Perché lì non c’è il nemico pubblico numero uno che la propaganda islamofoba e razzista può accusare di ogni male”, ha continuato la portavoce, denunciando come le azioni terroristiche dei militanti di Hamas vengano strumentalizzate per giustificare i crimini di guerra di Tel-Aviv, ancora ostinata nell’operare un blocco totale nei confronti di Gaza, dove oramai il 90% dell’acqua non è potabile e il 60% della popolazione vive in condizioni di insicurezza alimentare, secondo il World food Program.


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L’Italia è complice di questo massacro”, afferma un’altra portavoce alla folla radunatasi in piazza San Giovanni. “Ieri all’Assemblea generale delle Nazioni Uniti per chiedere una tregua umanitaria il nostro Paese si è astenuto! Astenersi rende tutti complici”, ha continuato.
Questa piazza è un messaggio forte al governo della Meloni e mostra che questa Italia non ci sta al genocidio del popolo palestinese”, ha affermato nel merito, un portavoce dell’Unione Democratica Arabo Palestinese.
Tra le voci dissidenti rispetto alla condotta del governo israeliano, c’era anche l’artista di origine ebraica Moni Ovadia.
Oggi stiamo assistendo ad una mattanza, ad un massacro di innocenti. So che una persona per bene sta sempre con gli oppressi con gli ultimi con i perseguitati. Io mi rivolgo a quellI che parlano di pace dicendo che non c’è pace senza giustizia… Questo governo fascista di Netanyahu si illude se pensa che potrà avere ragione della resistenza del popolo palestinese. Otterrà solo la catastrofe per sé stesso.”, ha affermato Ovadia, tra gli applausi dei partecipanti.

Foto © ACFB

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