Nessuna rivendicazione, solo plausi dalla resistenza palestinese

È di almeno un morto e 18 feriti, di cui due in modo grave, il bilancio dell'esplosione di due ordigni avvenuta questa mattina all'ingresso di Gerusalemme, nello Stato di Israele, e nell'insediamento ebraico illegale di Ramot. Lo riferisce il quotidiano israeliano "Jerusalem Post", precisando che, in base alle prime indagini condotte dalla polizia, si tratterebbe di un attacco coordinato. Secondo le forze di sicurezza israeliane, l'esplosione avvenuta vicino alla stazione centrale degli autobus di Gerusalemme sembra essere stata causata da una bomba collocata in una borsa vicino a uno dei mezzi. Un'altra bomba è invece esplosa pochi minuti dopo nei pressi dell'insediamento di Ramot, a nord di Gerusalemme. Il ministro della Difesa Benny Gantz ha organizzato un tavolo di crisi per valutare la situazione insieme al capo dell'intelligence interna (lo Shin Bet), Ronen Bar, il vice capo di Stato maggiore, generale Amir Baram, il capo dell'intelligence militare delle Forze di difesa israeliane (Idf), il generale Aharon Haliva e altri alti funzionari. Secondo quanto riferisce il quotidiano "Jerusalem Post", il premier uscente Yair Lapid condurrà una valutazione della situazione intorno alle 12:00 (ora locale). Dopo l’attentato l’organizzazione palestinese Jihad islamica ha definito quanto avvenuto "una risposta naturale all'occupazione”. “L’operazione nella città occupata di Gerusalemme è una risposta naturale all'occupazione, al suo terrorismo e alle sue pratiche criminali contro l'indifeso popolo palestinese e i suoi luoghi santi", si legge nella nota diffusa dall'organizzazione palestinese e riportata dal Times of Israel, che ha sottolineato come nessuno si sia assunto finora la responsabilità dell'attacco compiuto con due ordigni nei pressi di due fermate di autobus. Anche Hamas, dalla Striscia di Gaza, ha definito la vicenda come un "messaggio all'occupazione" sul fatto che "il nostro popolo resterà saldo sulla propria terra e si aggrapperà al sentiero della resistenza". "I prossimi giorni saranno intensi e più difficili per il nemico. È giunto il momento per la creazione di cellule sparse in tutta la Palestina e pronte per un confronto", ha aggiunto il portavoce di Hamas, Mohammad Hamada. Nel frattempo la polizia israeliana ha elevato lo stato di allerta in tutto Israele alla ricerca degli attentatori. "Finora non abbiamo compiuto arresti, ma stiamo compiendo numerosi controlli" ha detto alla radio pubblica un ufficiale della polizia di Gerusalemme secondo cui gli attentati odierni sono stati complessi e sofisticati. "Da molti anni non vedevamo ordigni del genere", ha precisato. Essi includevano oltre ad una quantità notevole di esplosivo anche chiodi, viti e biglie per accrescere l'impatto. Sono stati attivati a distanza, mediante telefoni cellulari, secondo i media. Alla luce di questi sviluppi la polizia non esclude che nello stesso modo altri ordigni possano essere stati realizzati e nascosti in città. Alla popolazione è stato richiesto di mantenere la massima vigilanza. Ciò che è certo è che la situazione in Palestina è sempre più tesa. Il nuovo governo israeliano di ultradestra religiosa ha aggravato le preoccupazioni e le tensioni. Dall’altra parte la profonda crisi politica dell'Autorità Nazionale Palestinese impedisce allo stato di Israele di interfacciarsi con un interlocutore rappresentativo del popolo palestinese che sempre più manifesta pacificamente il proprio disappunto verso l’Anp e contro lo stato di Apartheid.

Foto: it.depositphotos.com

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