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“Non smetteremo mai di combattere finché questo sogno non diventerà realtà”

Il Cile dovrà continuare a costruire il processo per una nuova Costituzione e diventare così un punto di riferimento nei diritti umani. Ad affermarlo è Amnesty International dopo i risultati del plebiscito del 4 settembre che ha respinto la nuova proposta di Costituzione sostenuta dal governo. "Ci rammarichiamo che il risultato del plebiscito abbia portato alla bocciatura di una nuova Costituzione, che aveva l'opportunità di migliorare le condizioni di vita di tutte le persone in Cile e di avanzare verso livelli più elevati di giustizia. Tuttavia, celebriamo gli sforzi compiuti per costruire un Paese più equo e più libero e confidiamo che questo processo continuerà fino a quando non avremo un quadro costituzionale conforme alle esigenze di tutte le persone nel Paese. Non smetteremo mai di combattere finche' questo sogno non diventerà realtà”, ha detto Erika Guevara Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International.

Il progetto di riforma, che se approvato avrebbe sostituito la Costituzione in vigore dai tempi di Pinochet, è stato bocciato dal 61,86% dell'elettorato, poco meno di 7,9 milioni di cileni che si sono espressi a favore del "No". Il "Sì" (Apruebo) ha riscosso poco più di 4,8 milioni di voti, pari al 38,14% del totale. L'opzione "Respingo", si è imposta in ognuna delle 16 regioni del Paese - con un accento più significativo rispetto alle previsioni dei sondaggi -, con punte di quasi il 74% nelle regioni del Nuble e dell'Araucania e ottenendo il 55% delle preferenze anche in regioni dove era dato per favorito come quella Metropolitana di Santiago del Cile. "Il popolo del Cile ha parlato e lo ha fatto in modo forte e chiaro", ha detto il presidente Boric. Il capo dello Stato, pur appartenendo allo schieramento favorevole al "Sì" ha riconosciuto che "il popolo cileno non si è ritenuto soddisfatto della proposta di Costituzione che la Convenzione ha presentato".

Importante sarà ora verificare la tenuta dell'accordo stretto dalle principali forze politiche in vista del plebiscito, grazie al quale si dovrebbe tornare a riscrivere i punti più sensibili per un nuovo iter costituzionale. Tra le critiche più rilevanti emerse nel corso della campagna elettorale c'è quella secondo cui il testo sarebbe poco definito su aspetti cruciali come i diritti sociali, la sicurezza, il sistema politico e la giustizia. I fautori della Carta hanno però sempre ribattuto che si tratta di una vaghezza funzionale allo sviluppo normativo, pensata per permettere al legislatore di definire di volta in volta contenuti più precisi, anche in relazione al mutare delle esigenze e sensibilità politiche. Delicata anche la questione della "plurinazionalità”, introdotta per rispondere alle rivendicazioni delle varie comunità indigene, in linea con analoghi movimenti nel resto della regione. Un concetto che secondo alcuni ha insidiato troppo da vicino quello di unità dello Stato.

Il plebiscito è stato il momento finale di un percorso iniziato con il referendum del 25 ottobre del 2020, che dava il via - con oltre il 78 per cento di consensi - alla creazione di un'Assemblea costituente (Convenciòn). L'iniziativa era parte del piano di interventi messi in campo per rispondere alle proteste sociali scatenate nell'autunno del 2019. Agitazioni formalmente scoppiate per il rincaro del prezzo del biglietto del trasporto pubblico, ma che presto rivelavano l'esigenza di una più ampia riforma di un sistema economico giudicato incapace di redistribuire in modo equo i pur buoni incrementi del valore aggiunto a livello nazionale. Eletta a maggio del 2021, l'Assemblea costituente ha iniziato a luglio dello stesso anno a fissare le regole di funzionamento e dividere i compiti tra le varie commissioni tematiche. Da gennaio 2022, i 155 costituenti hanno iniziato a discutere i 499 articoli che compongono il testo finale.

La carta bocciata dagli elettori si componeva di otto sezioni: sistema politico (100 articoli), principi costituzionali (41), forma dello Stato (96), diritti fondamentali (58), ambiente (43), sistema di giustizia (119), sistema della conoscenza (41), popolazioni indigene (1). La bozza della nuova Costituzione si apre fissando il principio di "democrazia paritaria", lo stesso che ha ispirato la nascita dell'Assemblea costituente e del primo governo del presidente Boric. Il testo stabilisce l'obbligo della presenza di almeno il 50% di donne in "tutti gli organi collegiali dello Stato, gli organi autonomi costituzionali e gli organi superiori e direttivi dell'amministrazione, così come i direttori delle imprese pubbliche e parzialmente pubbliche". Tra le altre cose si assegnava alla Banca centrale il compito principale di controllare l'andamento dei prezzi per "contribuire al benessere della popolazione".

Foto: it.depositphotos.com

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