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Diverse volte abbiamo scritto nel nostro giornale, che l'organizzazione criminale 'Ndrangheta è radicata in America Latina da circa due decenni. Basta pensare in qualche misura quando –nell’anno duemila- uno dei personaggi emblematici di detto gruppo criminale, Rocco Morabito, fuggì dall’Italia in Brasile, per poi stabilirsi in Uruguay (sotto la veste di un facoltoso imprenditore di nome Francesco Capeletto). Ne seguì una serie di arresti e successive fughe che hanno avuto fine con la sua recente estradizione in Italia, dal Brasile. Abbiamo anche scritto che la 'Ndrangheta non sarebbe estranea, né eventualmente lontana dall’assassinio del procuratore Marcelo Pecci, avvenuto in Colombia, considerando che questa organizzazione, a quel punto, avrebbe ormai inquinato tutta la regione e c’è la sua impronta in non pochi fatti di sangue, ed ovviamente nel traffico di droga al di là dell'Atlantico. 

Nelle ultime ore un quotidiano argentino - La Nación – ha divulgato la notizia che sarà istituita una commissione antimafia per tagliare i tentacoli della 'Ndrangheta nella Triplice Frontiera: Paraguay, Argentina e Brasile. Questo perché l'organizzazione si è stabilita nella regione, stringendo un'alleanza con il Primo Comando della Capitale (PCC), un gruppo criminale di radice brasiliana, dedita – primordialmente- a operazioni di traffico di carichi di cocaina verso l’Europa. 

Questa la situazione illustrata dall’argentino medio che un po’ ci stupisce, perché la presenza della 'Ndrangheta era già una specie di “cronaca di un fatto annunciato” da tempo e non una novità da sottolineare adesso. La presenza di questa organizzazione italiana, invece, sembrerebbe essersi ulteriormente acutizzata con l’omicidio del procuratore paraguaiano Marcelo Pecci. L'ambiente ideologico della 'Ndrangheta, a giudicare dagli avvenimenti, effettivamente si inquadra dentro un'impalcatura criminale di caratteristiche complesse, di cui fanno parte vari gruppi, preferibilmente del Brasile e Paraguay, e anche Colombia, visto Pecci è stato assassinato in questo paese con il coinvolgimento di un sicariato transnazionale. 

Mentre per alcuni il crimine di Pecci dimostra l’effettività e l’inizio dell'operatività della 'Ndrangheta nella zona della Triplice Frontiera, per altri (e anche per noi) il fatto non è una novità né tantomeno recente. È indiscutibile che l'organizzazione mafiosa di Reggio Calabria, attualmente, è emblematica nell'ambito del traffico di cocaina verso l'Europa, proveniente dalla Colombia e Bolivia, ma quello che è discutibile è pretendere di infondere l'idea che la sua presenza è tale esclusivamente quando stringe accordi con il PCC o con il crimine di Pecci. In questo contesto, i suoi capi, i suoi leader –Morabito tra loro-  stavano agendo in modo di affermare la propria posizione tra le organizzazioni criminali locali e dentro le economie e le istituzioni, dei paesi interessati, per certo preferibilmente della Triplice Frontiera, già da due decenni, approssimativamente. 

Un recente rapporto della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) italiana, ha reso noto che c'è un'alleanza concreta tra la 'Ndrangheta ed il Primo Comando della Capitale (PCC), del Brasile, i cui tentacoli si sono estesi nel proprio territorio e oltre con incredibile voracità, al punto che -come segnala il diario La Nación- i suoi membri hanno preso il controllo della logistica che utilizza la Hidrovía (via navigabile), perché in quelle operazioni si mobilitano voluminosi carichi di cocaina prodotta in regioni boliviane come il Chapare e Santa Cruz de la Sierra. 

Questa transnazionalità criminale ha portato le autorità a istituire dei meccanismi di cooperazione internazionale, e secondo quanto riferito da La Nación, in Argentina è stato istituito recentemente il Dipartimento Unità Antimafia della Polizia Federale Argentina (PFA), a seguito di un incontro tra ufficiali dell'Arma dei Carabinieri italiano, occasione in cui le autorità della Federale hanno avuto conoscenza che in quel paese si era realizzata una riunione di “La Santa”. Durante una riunione del Consiglio di Sicurezza Interna, un funzionario italiano dichiarò: “Mai prima nella storia i capi delle distinte organizzazioni mafiose che operano in Italia si erano riuniti fuori dal territorio italiano”, dicendo che la riunione si era svolta in Argentina. Un'informazione pronunciata davanti ai ministri della sicurezza e ai capi di polizia argentini. E aggiunse: “Le diverse famiglie della mafia italiana hanno vincoli con almeno 400 organizzazioni criminali del mondo”.

Un dato non trascurabile, riportato da La Nación, è che nel mese di dicembre dell'anno scorso, l'oggi deceduto procuratore Pecci, partecipò ad una riunione di lavoro, in Argentina, con un addetto della polizia  dell'ambasciata italiana di quel paese, al fine di ottenere informazione precisa sulle attività della 'Ndrangheta; e in base alle informazioni acquisite il pubblico ministero dispose una serie di procedimenti che portarono alla cattura di elementi del PCC i cui vertici sarebbero seriamente coinvolti nel trasformare l'organizzazione brasiliana in uno dei principali fornitori di cocaina appunto della 'Ndrangheta, dopo aver operato tempo addietro in Sudamerica con organizzazioni guerrigliere come le Autodifese Unite della Colombia (AUC), e le Forze armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC). 

Bisogna puntualizzare al lettore, inoltre, che la 'Ndrangheta fattura annualmente circa 45 mila milioni di euro, nel redditizio commercio del narcotraffico, del quale è ad oggi un potente operatore nello stivale italiano, con una per niente trascurabile rilevanza internazionale. 

In più di un’occasione, dalla nostra Redazione di Antimafia Dos Mil, abbiamo affrontato questa tematica riportando tutte le vicende attorno a Rocco Morabito, specialmente gli aspetti della sua spettacolare cattura e la sua non meno spettacolare evasione dal Carcere Centrale, nel centro di Montevideo nel 2019, due anni dopo il suo arresto in un hotel della capitale dell'Uruguay. 

Le immagini di Morabito a Montevideo, ammanettato nella stanza di un hotel, dopo una latitanza di 15/20 anni, allertarono le autorità italiane che, giorni prima della sua evasione, arrestarono in Argentina membri dell'organizzazione a Buenos Aires e nella zona della località di Cañuelas. Sempre in quei giorni, dopo l’evasione di Morabito, si è appreso di un’operazione di polizia realizzata in Italia che portò a scoprire che la 'Ndrangheta aveva destinato 50.000 euro alla sua fuga, e che noi di Antimafia Dos Mil abbiamo riportato in suo momento.

Rocco Morabito, da residente in Uruguay, nel dipartimento di Maldonado, a Punta del Este, era padrone e signore di una rete di contatti e vincoli funzionali direttamente agli interessi primordiali dell'organizzazione alla quale appartiene. Gradualmente sono state ricostruite ogni sorta di attività al margine della legge, proprie di uno dei gruppi criminali che integrano il pool mafioso dell'Italia, insieme a Cosa Nostra, La Camorra Napoletana e la Sacra Corona Unita, della regione Puglia. 

La 'Ndrangheta è un simbolo operativo mondiale quando dobbiamo parlare oggi di narcotraffico a livello di gestione di voluminosi carichi destinati all'Europa dal Sudamerica. Ci troviamo in verità di fronte ad un'organizzazione che potrebbe perfettamente architettare non solo traffico di droga voluminoso in euro, ma anche omicidi illustri, come ad esempio quello di Marcelo Pecci. 

Dopo l’arresto degli assassini materiali di Pecci; dopo che tutte le autorità colombiane si sono compiaciuti in elogi per le indagini condotte, rimane ancora di identificare i mandanti (che rimangono sempre tra le ombre) e non mancano le speculazioni nei media della comunicazione su nomi e cognomi di personaggi criminali e gruppi. Non possiamo affermare la veracità di alcune recenti informazioni, che abbiamo già diffuso, sul fatto che il Clan Insfran ed il delinquente uruguaiano Marset abbiano ordinato l'assassinio di Pecci, ma non possiamo neppure scartarlo, perché il ventaglio di persone coinvolte a livello di responsabilità come mandanti dell'attentato è ampio e complesso.

Infatti c'è un aspetto che dobbiamo considerare come determinante: che tutti questi gruppi hanno stretti legami; che la loro interazione spesse volte è tanto sottile e, allo stesso tempo, di forte ed autentica vicinanza che fa trasparire inevitabilmente, per senso comune, che dietro ci sia sempre un'organizzazione che sicuramente deve essere leader, emblematica e regista, al cento percento, di tutte le attività del sottomondo delle droghe in America Latina, con la regia dall'Italia. 

La testa del serpente - che abbiamo capito è la 'Ndrangheta - non si traduce in termini di organizzazioni locali, ma piuttosto in termini di chi è al di sopra di loro, già sia per supremazia operazionale, già sia per supremazia economica o per supremazia congiunturale, dentro un contesto di criminalità transnazionale, o per meglio dire di un sistema criminale integrato, vivo e vegeto. Supremazia criminale, sistema criminale integrato che, almeno in questo momento, in America Latina, avrebbe un nome e cognome molto definito: 'Ndrangheta, esclusivo reggente di non poche tragedie. 

Noi siamo inclini a definire che una di queste tragedie è quella di Marcelo Pecci; una tragedia di paternità 'Ndrangheta? Con la complicità di una o più organizzazioni di turno?, ma, comunque sia, della 'Ndrangheta. Lo abbiamo espresso dal momento stesso che abbiamo appreso la notizia del crimine di Pecci. Per lo stesso motivo, oggi – che si indica il Clan Insfran e l'uruguaiano Marset come l'organizzazione e la figura sospettati del crimine del procuratore, non ci può sorprendere ma, anche se così fosse, il timbro della 'Ndrangheta non crediamo sia assente. 

Gli autori materiali, dopo un attentato mafioso, come è successo  in Italia, con gli assassini dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nel 1992, per fare alcuni esempi, vengono sempre alla luce, come per arte di magia, con celerità incredibile, non così i mandanti, come nel caso del nostro redattore Pablo Medina, assassinato in Paraguay nel 2014 dalla narcopolitica. Furono fermati i sicari ed un mandante, ma non il vero mandante in realtà, perché questi, sempre, quasi con religiosità inconfondibile, si cullano nell’ombra ombre, protetti negli strati dell'inevitabile voragine della vita istituzionale inquinata dalla mafia, dentro un governo, dentro uno Stato.

Così succede in Italia, dove oggi si continua a lavorare e a polemizzare (dopo le tragedie di Falcone-Borsellino), della esistenza della Trattativa Stat-Mafia (come se la Trattativa fosse un fantasma; un fantasma  accettato recentemente - vergognosamente – e assunto istituzionalmente  da una sentenza, incluso con l'aggravante di essere giustificato dalla Giustizia, perché gli uomini dello Stato italiano coinvolti - sposati, con la mafia – sono stati sfacciatamente assolti, senza che importi minimamente all’“immacolato Stato i costi umani dal ‘92 ad oggi, perché il pubblico ministero che si è occupato delle indagini, Nino Di Matteo, ad esempio, è stato condannato a morte da Cosa Nostra). Come succede oggi in Paraguay, con l’omicidio del Procuratore Pecci, dove gli autori materiali sono dietro le sbarre - detenuti in Colombia meno di dieci giorni dopo il fatto - ma non ci sono stati arresti ancora dei mandanti, soltanto sospetti.   

Che piaccia o no, dalla nostra redazione diciamo che la 'Ndrangheta non si è consolidata - né apparsa in America Latina - esclusivamente con il caso Pecci, ma era radicata nel continente da lungo tempo; non si è consolidata - né apparsa in America Latina, per il suo connubio con il Primo Comando della Capitale brasiliano, come riferito da un mezzo argentino; bensì c’è dietro un rigoroso contesto di legami e vincoli, costruiti pazientemente negli ultimi 20 anni nei quali non è mancata la mano e il lavoro di Rocco Morabito, insieme ai suoi colleghi brasiliani - ed i suoi soldati locali ed italiani.

Foto © Imagoeconomica

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