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Rafforzata la scorta al Ministro della Sicurezza Cecilia Pérez

Un cancro radicato in tutto il Paraguay: la mafia, in tutte le sue espressioni e forme, sta schiacciando la popolazione, diffondendosi e inflitrandosi in ogni ambito e ramo della società. In questo momento i narcos, con la complicità delle istituzioni di Governo e del sistema politico stanno mandando un messaggio chiaro al mondo intero: in Paraguay o vince la mafia o il rischio che corre il Paese è lo scoppio di un conflitto di gravi proporzioni. Un conflitto che porterebbe ad inevitabili tensioni parlamentari e all’aumento della violenza politica (che già c’è), oltre che a gravi violazioni del sistema democratico. L’obiettivo sarebbe uno soltanto: formalizzare un sistema di corruzione estremamente tossico, già presente nel Paese da prima della dittatura di Stroessner, anche a causa della presenza narcos. Come in altre nazioni del Sud America è diventato normale che la politica si sottometta alle logiche di un sistema criminale integrato, fortemente collegato ai sistemi di potere mafiosi sotterranei. Così, chi favorisce la diffusione dell’illegalità e il potenziamento del sistema mafioso, si presenta ipocritamente a tutta l’opinione pubblica come esempio di legalità.
In questo contesto, la vita politica e nazionale paraguaiana si sviluppa giorno per giorno alle spalle di una cittadinanza, la quale, il più delle volte è consapevole di essere già assoggettata a quelle correnti delittuose (è il caso di Cartes per esempio), ma non trova altra strada per sopravvivere. L’unico modo infatti, è convivere con la mafia. Inoltre, arrivati a questo punto, è impossibile nascondere all’opinione pubblica l’esistenza e il funzionamento di questo sistema. Ne è la prova l’elevato numero di uccisioni accadute negli ultimi cinque anni in Paraguay, di diversa natura ma sempre con il timbro criminale.
Il caso che più ha colpito il Paese, la regione e la comunità internazionale, è stato quello del procuratore Marcelo Pecci, il cui assassinio è stato proprio voluto da questo sistema criminale transnazionale. Quest’ultimo, sentendosi minacciato dal lavoro di indagine portato avanti dal magistrato, ha voluto la morte di Pecci. Come è sempre stato, se il crimine senza frontiere è ancora potente e resta impunito negli anni è perché questo si trova anche le istituzioni democratiche. In Paraguay ci sono personaggi che non solo sono funzionali al sistema, ma, inoltre, sono essi stessi parte del sistema. Sono personaggi che agiscono negli ambiti strategici della nostra società: ambiti giudiziari, governativi e parlamentari. E se nel Paese nessuno si salva dal rischio di finire cooptato (dalla mafia), nemmeno nell'ambiente dell'antimafia, tra coloro che lottano per la legalità, nessuno si salva dalla violenza e delle pallottole assassine della mafia. Queste ci sono per tutti, ma sempre, in definitiva -ed è quello che più ci fa male, come cittadini di un Sudamerica che sanguina ogni giorno, e come giornalisti- il crimine sembra sempre guadagnare posizioni di potere, mediante la violenza.
La mia collega Victoria Camboni ha riportato di seguito uno degli ultimi episodi di quella criminalità: un episodio che dovrebbe essere conosciuto da tutti i paraguaiani, i quali non riescono (perché, ricordiamo, non è per niente facile farlo) a neutralizzare gli attacchi del sistema mafioso che si adatta e si potenzia nonostante la crisi politico-sociale ed economica della società. Ma è importante comunque ricordare che dietro tutto questo machiavellico protagonismo mafioso - apparentemente eterno - si stanno iniziando a delineare orizzonti di speranza che continuano a denunciare la realtà delle cose. Questo anche grazie alle attività e all’attivismo coraggioso dei giovani, molti dei quali sono già nelle strade e nelle piazze, come ad esempio gli artisti di Our Voice che lottano con forza. Ed è un dovere di tutti noi appoggiarli e sostenerli, in primis nel nostro lavoro di giornalisti.
Non è la prima volta che il ministro alla Sicurezza del Paraguay, Cecilia Pérez, è minacciata di morte per il suo lavoro. Ma in questa occasione, la minaccia ha rischiato di concretizzarsi quando, nella notte di lunedì 1 agosto, la scorta di Pérez si è allertata sulla presenza di un veicolo sospettoso nelle vicinanze del suo domicilio. Esiste già una lista di persone a rischio attentato, tra le quali figura la stessa Pérez. L'informazione sarebbe arrivata dall’Intelligence del Paese, come hanno riferito i media locali del Paraguay.
Il caso è stato affidato al pubblico ministero per il Crimine Organizzato, Lorenzo Lezcano. Fino ad adesso le investigazioni hanno confermato che un'automobile affittata si sarebbe spostata lungo la strada della residenza del ministro, con la musica alta e con cinque occupanti. Il veicolo ha circolato per varie volte davanti la casa della ministra, diminuendo la velocità e le persone all’interno guardavano fisso verso l'abitazione. Questo fatto si è ripetuto fino che il personale della scorta del ministro ha effettuato una chiamata in presenza dei sospettati.
Cecilia Pérez, in comunicazione con la radio paraguaiana Monumental FM riguardo alle minacce ha detto:“Se c'è rumore è perché siamo sulla strada giusta”. “Se vogliono ammazzarmi lo faranno, ma non ci riusciranno gratis”, ha espresso.
Peréz era già stato oggetto di minacce quando era ministro della Giustizia che erano inviate dai penitenziari. Durante il suo mandato, criminali detenuti nella prigione di Tacumbú avevano ricevuto un duro colpo quando fu smantellato un laboratorio di droga attivo dentro la struttura. C’è stato anche un ammutinamento, e Pérez era intervenuta in quell'occasione.
Questa situazione si presenta dopo la morte della senatrice Zulma Gómez domenica scorsa, per la quale sono stati dichiarati 3 giorni di lutto. In programma c'è un dibattito che da una settimana viene più volte rimandato e che riguarda la terza richiesta di giudizio politico al procuratore generale del Paraguay Sandra Quiñonez, accusata di inadempimento di funzioni. A questo si aggiunge il fatto che l'ex presidente Horacio Cartes (vox populi) stia favorendo Sandra Quiñonez: alcuni giorni fa è stato dichiarato “significativamente corrotto” dagli Stati Uniti. È avvenuto dopo che le sue aziende sono state denunciate per settimane a causa del riciclaggio di denaro. E non dimentichiamo l'operativo più importante del Paraguay, 'A Ultranza PY', nel corso del quale sono stati realizzati oltre cento perquisizioni, il sequestro di milioni di dollari in denaro e beni e l'emissione di una trentina di ordini di cattura a carico di persone vincolate con il crimine organizzato.
Un anno molto particolare, in cui è stato ucciso anche a sangue freddo il sindaco di Pedro Juan Caballero, José Carlos Acevedo, ed un mese prima, il procuratore per il Crimine Organizzato, Marcelo Pecci - il quale si è occupato di 'A Ultranza' e di altri operativi contro grandi organizzazioni criminali, tra esse l'organizzazione mafiosa italiana 'Ndrangheta.
Un panorama non incoraggiante a livello istituzionale, a cui si aggiungono le parole del senatore paraguaiano per il Frente Guasú, Jorge Querey, durante un’intervista concessa alcuni giorni fa a Última Hora: “Il Paraguay si sta trasformando in un centro del riciclaggio di denaro in tutta la regione”.
Una situazione davvero preoccupante. Ormai è nota a tutti l'infiltrazione criminale di tutti i livelli istituzioni dello Stato paraguaiano. Un Paese in larga misura sotto il controllo narcos. Un Paraguay che ha forte bisogno dei movimenti sociali per fare pressione sulle autorità, affinché i funzionari delle istituzioni possano veramente applicare i principi di uno Stato di diritto e affrontare con maggiore serietà i gravi problemi che attanagliano il Paese. 

Foto di copertina: abc.com.uy

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