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Incontri in occasione del ‘Diritto alla Memoria’ “ANIVE HAGUÃ OIKO” (affinché non succeda mai più)

Il rigido risvolto della giacca, la postura retta, un lieve sorriso sotto dei baffi regali. I capelli lunghi, ben sistemati, lasciano intravedere il passo degli anni, così come i piccoli segni agli angoli degli occhi. Occhi dallo sguardo calmo che non esprimono niente e soprattutto non dicono nulla sulla tragedia, sull'orrore, sulla miseria, sulla crudeltà e sul terrore che si celano dietro l’immagine. 

Il Movimento Culturale Intersezionale Our Voice ha presentato ad Asuncion, capitale della Repubblica del Paraguay, l'opera teatrale “Detrás del cuadro” (Dietro l’immagine), nell’ambito del Ciclo di Incontri per il Diritto alla Memoria: “ANIVE HAGUÃ OIKO” (Affinché non succeda mai più, ndr.), organizzato dalla Piattaforma Sociale per i Diritti umani: Memoria, Verità e Giustizia. 

Questo ciclo è un invito “affinché la gente non dimentichi le ingiustizie commesse durante la dittatura, in particolare gli oltraggi e le dislocazioni forzate delle comunità indigene”, ci ha spiegato José Luis Rodríguez, violinista ed integrante di Our Voice. “L'intervento artistico rappresenta la situazione attuale delle vittime del terrorismo di Stato dello stronismo (Stroessner)”. 

Il violinista ricrea il clima solenne che accompagna l'esibizione di un reliquiario. Il generale, interpretato dall'attore Rafael Vera, domina il centro della scena, facendo un gesto severo ed elegante allo stesso tempo. Lentamente, dalla terra, dal fango, figure umane rivendicano il proprio posto nell’immagine. Portano con sé le voci di migliaia di persone uccise dalla dittatura e il cui sangue ha bagnato la bellissima terra paraguaiana. I fratelli Pereira (Nadia, Miller, Emanuel e Victoria) danno vita a quelle migliaia e migliaia di contadini e contadine, operai ed operaie, studenti, giovani, che offrirono i loro corpi, le loro vite per frenare la devastazione del territorio paraguaiano, della sua cultura, della sua ricchezza. 

Il generale si allontana, ma non sparisce dalla scena. Abbandona solo momentaneamente il proprio posto, lasciando quella realtà congelata come in una vecchia fotografia. Nel frattempo, il suo volto cambia, riprende nuovamente il proprio posto, avendo sempre le mani sporche del sangue di quell'oscuro passato, da cui però vuole ripulirsi. Con un semplice movimento cancella la storia, i fatti e i libri. “Correligionari, oggi dobbiamo lasciarci alle spalle il passato. Il passato non interessa, il Paraguay sta vivendo il sogno neoliberale”, dice il nuovo Presidente. “L'ordine, il progresso, la repressione contro tutti… la pace, la pace per tutti”, per un momento il passato ed il presente si confondono, o saranno la stessa cosa? “Ladies and gentlemen”, correligionari, correligionarie, evviva la libertà. Viva il Paraguay!”, grida il presidente, che sorride al ritmo della melodia del violinista. 

“Il nostro movimento milita attraverso la comunicazione, l'educazione e l'attivismo, in diverse lotte. Oggi siamo qui per mantenere viva la memoria delle persone che hanno lottato per un Paraguay migliore. Vogliamo ringraziare gli organizzatori, tutti i presenti. Per un Paraguay dove sia fatta giustizia, per i crimini del passato ed i crimini del presente. Perché ci sono stati 34 anni di dittatura, e sono già 33 di impunità”, ha detto Nadia Pereira, portavoce del gruppo, alla chiusura dell'intervento artistico. 

“Sono 68 anni che nel nostro Paese continuano a governare burattini di uno stesso sistema che cambiano volto, ma hanno in comune lo stesso ideale di saccheggio, ingiustizia, repressione e morte. Burattini come Mario Abdo Benítez, figlio dell’ex segretario personale di Stroessner. Ed impuniti come Horacio Cartes accusato di corruzione, contrabbando, tra le altre cose. Impuniti perché c'è una giustizia che è corrotta. Come anche la procura, con Sandra Quiñonez, nonostante tutte le accuse contro di lei, e contro chi lei difende”. Sono state le parole della giovane, toccando il tema della fragile e delicata situazione istituzionale e politica che sta attraversando il Paese, dopo le recenti denunce di corruzione contro l'ex presidente Horacio Cartes, da parte del governo degli Stati Uniti; e delle responsabilità a carico del procuratore generale Sandra Quiñonez. 

“Ricordiamo anche un compagno, giornalista, che fu vittima di un patto di omertà tra la politica e la narco criminalità paraguaiana”, ha detto la giovane in riferimento al giornalista Santiago Leguizamón, il primo giornalista assassinato all'inizio del processo transizionale verso la democrazia. Suo figlio Dante era presente tra il pubblico. 

La giovane ha citato anche in modo speciale il fotoreporter Pablo Medina “che, come tanti altri giornalisti assassinati in democrazia, presunta democrazia, scusate, con il loro esempio ci hanno insegnato a lottare contro la mafia. In loro onore ed in onore di tutte le persone che hanno dato la propria vita sentiamo la responsabilità di portare avanti questa lotta, di mantenere viva la memoria. Vogliamo un Paese con memoria, verità e giustizia, affinché questo non accada più. Continueremo a creare spazi, momenti e conoscenza con la nostra arte”.

Il Paraguay grazie ai giovani non sta perdendo la memoria del proprio passato. Questi, attraverso l’arte e la cultura riescono a dare vita ad una realtà storica, politica e sociale che qualcuno vorrebbe dimenticare ma che non può e non deve essere occultata. Oggi, la memoria, la verità e la giustizia si liberano dalla “democrazia stronista”.

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