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La famiglia dell'emblematico leader si è detta insoddisfatta da questa sentenza

La sentenza contro Castillo, un militare onduregno, è “una piccola vittoria”, ha dichiarato Víctor Fernández, avvocato della famiglia Cáceres.
“Quella di oggi può essere definita una vittoria del Copinh (Organizzazioni Popolari e Indigene di Honduras) e del popolo lenca”, ha sottolineato Fernández, aggiungendo che la sentenza non significa che il sistema giudiziario del paese “sia realmente un buon sistema, ma solo che la richiesta di giustizia ha permesso loro riconoscere che i grandi personaggi sono autentici criminali”.
La condanna emessa questo lunedì contro Roberto David Castillo per il suo coinvolgimento nell'assassinio di Cáceres, a marzo del 2016, “non soddisfa” la sua famiglia, come hanno già dichiarato pubblicamente”. “La sentenza contro David Castillo non soddisfa l’esigenza di giustizia del popolo lenca. Lo Stato dell’Honduras è ancora in debito”, ha detto Bertha Zúñiga, figlia della leader.
Castillo, ex presidente dell’azienda elettrica honduregna Desarrollos Energéticos S.A (DESA), era stato processato a Luglio del 2021 per aver collaborato alla pianificazione dell'assassinio ed è stato condannato a 22 anni e 6 mesi di prigione.
Secondo la giustizia onduregna, Castillo “ha pianificato la morte di Cáceres come parte di un piano per eliminare qualsiasi ostacolo che potesse interferire con le attività della DESA sul fiume Gualcarque, territorio ancestrale del popolo indigena lenca”.

Mancano altri colpevoli
“Ci sarà piena giustizia quando saranno catturati, processati e condannati tutti i mandanti intellettuali del crimine”, ha sottolineato il Copinh in un comunicato diffuso da Bertita, la figlia di Cáceres, in testa alla ad una manifestazione di fronte alla Corte Suprema di Giustizia, a Tegucigalpa.
Ed ha detto anche che il Ministero Pubblico dell’Honduras non ha fatto “alcun passo avanti per individuare il vero mandante” dell’omicidio Cáceres.
“La giustizia onduregna è fallace e tace ancora una volta nel garantire giustizia alle vittime, non è stata neanche capace di emettere la condanna massima contro uno degli assassini”, ha denunciato il Copinh.
Il Copinh e la famiglia di Cáceres hanno proposto al riguardo di mettere in atto azioni concrete per avviare il processo verso una “giustizia integrale”, e garantire in realtà “i diritti alla verità, alla giustizia, al risarcimento e alla garanzia che non si ripeta”.

Foto di copertina: tunota.com

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